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Questo è mio fratello, la depressione al centro del documentario di Leopardi

Diretto da Marco è dedicato al fratello e alla sua lotta contro il male invisibile. Uno dei film di pre-apertura della Festa del Cinema

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di Chiara Laganà | 2018-10-18 18/10/2018 ore 10:00

Massimo e Marco Leopardi, protagonista e regista del documentario Questo è mio fratello, film in pre-apertura della Festa del Cinema

Questo è mio fratello è uno dei film di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma, il documentario di Marco Leopardi è molto particolare: al centro della storia il fratello Massimo e la sua lotta contro la depressione. 

Da 25 anni, Massimo Leopardi combatte con la depressione, per raccontare la malattia il regista e documentarista Marco ha scelto una serie di filmini realizzati dal loro padre e dallo stesso Massimo. Come ha avuto l’idea di rappresentare la malattia di suo fratello?

“L’idea nsasce da sola, Massimo aveva una passione di raccontare se stesso da sempre, da quando aveva 15 anni, questa passione si è protratta negli anni e così ha accumulato documenti della sua vita, delle sue gioie e dei momenti difficili legati alla depressione e quindi avendo a disposizione questo patrimonio, ci sembrava doveroso dargli una forma, raccontare una storia attraverso questi repertorio”.

A spingere i fratelli Leopardi a realizzare questo documentario anche la possibilità di aiutare altre persone che soffrono di depressione:

“Se serve a qualcuno per stare meglio, allora vale la pena di raccontarsi. Guardando quello che ha realizzato Marco e i montatori, mi sono detto che stavamo realizzando un film che avrebbe aiutato molte persone e ho deciso di mettermi a nudo”.

A parlare è Massimo Leopardi, 54 anni, da 25 affetto da depressione. Una malattia che non riesce ancora a debellare e che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sarà la malattia più diffusa al mondo nel 2020 e la prima causa di morte fra i giovani. 

Per Massimo Leopardi è stato interessante e terapeutico rivedersi:

“È stato bello rivedersi con gli occhi di Marco, ho imparato qualcosa in più su di me e su di lui e per me è stato terapeutico. È un film reale, nulla è inventato, è stato difficile mettere in piazza tutte queste cose”. 

Questo è mio fratello ha un grande lavoro di montaggio dietro, anche se emoziona in ogni singolo frame:

“Devo ringraziare Luca Mandrile e Maurizio Pecorella, sono stati fondamentali, avere questa mole di materiale e dare loro una forma è stata un’impresa titanica all’inizio. È stato lunghissimo il lavoro di montaggio. I materiali avevano origine diversi, i filmini di famiglia e quelli girati da Massimo, questo mix di materiale era difficile da gestire, dopo quasi un anno ne siamo venuti fuori”.

I due fratelli Leopardi si sono molto emozionati rivedendosi in questo documentario:

“Sono diversi punti – racconta Marco – la fine del film, il sogno in cui Massimo si riconcilia con nostro padre per me è emotivamente molto forte”.

“Rivedendo alcune immagini che avevo dimenticato, ho capito quanti anni della mia vita ho perso, quante persone non sono più accanto a me a causa della depressione, nessuno riesce a capirti e tu non riesci a farti aiutare. Questo film ha questo scopo: dare degli input alla gente che soffre, o a chi rischia di cadere in depressione per risalire, ritirarsi su e riprendersi la sua vita”.

L’emozionante racconto con le voci di Marco e Massimo Leopardi è stato presentato ieri in pre-apertura alla Festa del Cinema di Roma. Prodotto da Stimal Entertainment e Rai Cinema.

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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