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Millennium – Quello che non uccide, Lisbeth Salander torna al cinema

Il quarto romanzo di Stieg Larsson arriva in sala con Claire Foy come protagonista. Il cast l’ha presentato alla Festa del Cinema di Roma

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di Chiara Laganà | 2018-11-1 1/11/2018 ore 17:00

Millennium - Quello che non uccide, Lisbeth Salander torna al cinema

Lisbeth Salander torna al cinema, Millennium – Quello che non uccide è l’ultimo adattamento della pentalogia di Stieg Larsson ed è stato una delle anteprime mondiali alla Festa del Cinema di Roma.

A presentarlo c’era il cast e il regista: Claire Foy è Lisbeth Salander, Sverrir Gudnasson è Mikael Blomqvist, Sylvia Hoeks è Camila, Synnøve Macody Lund è Gabriella Grane, a dirigerli l’uruguaiano Fele Álvarez. 

Millennium – Quello che non uccide è il sequel della trilogia ed è ispirato al quarto volume di Stieg Larsson, i libri sono già stati portati sullo schermo in film svedesi e Fede Álvarez “prende” il testimone di David Fincher che aveva diretto Millennium – Uomini che odiano le donne:

“Quando fai qualcosa che è già stata adattata non fai confronti, ma cerchi di adattarlo nel modo che pensi sia il migliore e se hai un tuo stile e un punto di vista sarà diverso dagli altri. Abbiamo iniziato con il quarto libro che è molto diverso dagli altri, i personaggi evolvono: è più folle. Mentre il primo sembrava un giallo di Agatha Christie ambientato in Scandinavia, questo è uno spy thriller con elementi noir e sembra un film folle alla 007. Il comune denominatore è Lisbeth Salander ed ero curioso di vedere come evolveva, è la stessa storia, ma i rischi sono maggiori. Questo è la bellezza del cinema, questo è il potere del cinema”.

Claire Foy, al cinema con First Man, interpreta l’icona Lisbeth Salander:

“La cosa importante quando s’interpreta un ruolo è non renderli simile a te, ma diventare loro. Lisbeth è straordinaria perché non è il personaggio che ti aspetti: non è simpatica, non fa niente per essere attraente, è molto dura. Quando l’ha creata Stieg Larsson l’ha pensata come un personaggio complesso, legato alla morte. Penso che devi fidarti del pubblico quando amano un personaggio anti-convenzionale, non avevo mai provato a capire Lisbeth. Puoi approcciarla seguendo i suoi termini, penso di non averla ancora capita, c’è così tanta profondità in lei”. 

Sverrir Gudnasson, Björn Borg in Borg McEnroe, interpreta Mikael Blomqvist:

“Ogni volta che interpreti un personaggio lo devi approcciare in modo diverso: per Borg ho giocato a tennis per due ore al giorno, era un lavoro molto fisico. In questo caso ho riletto il libro per capire meglio Mikael: un giornalista old school, non gli interessa il clickbaiting, è come Lisbeth cerca giustizia, ma sono diversi. Mi sono approcciato a lui come se fosse normale, forse l’unico del libro”.

Camilla Salander è stata aggiunta in questo film e ha il volto di Sylvia Hoeks:

“Sono stata felice di aver avuto l’opportunità di creare un nuovo personaggio nell’universo di Lisbeth Salander. Sono una grande fan dei film e dei libri, è un personaggio importante nel panorama di empowerment al femminile, l’ho amato leggendo i libri e mi sono identificata in lei. Mi ha interessato creare la sorella, si capisce che Camila è la più vulnerabile. Quando s’incontrano Lisbeth ha difficoltà a vederla, ma poi le due non possono più ignorare il loro dolore”.

Synnøve Macody Lund è Gabriella Grane, la direttrice dei servizi segreti svedesi SÄPO:

“È una donna diplomatica, professionale e molto severa… come gli svedesi. Non si oppone alle idee e alla sete di giustizia di Lisbeth, le preoccupa il caos che sta creando. Da scandinava, ho visto i film svedesi. Ho amato in Millennium – Quello che non ti uccide perché è più internazionale, non è più uno scandinoir. In quanto scandinava non riesco a capire il marchio nordico, vengo da un’isola con 260 giorni di pioggia all’anno e sono felice che questo film sia cresciuto a tal punto”.

Claire Foy è nota per aver interpretato la regina Elisabetta in The Crown, cosa ha in comune con Lisbeth Salander?

“Non direi che la Regina sia un personaggio assertivo, il ruolo che ricopre non richiede di esserlo, direi che Lisbeth ed Elisabetta sono diverse, ma hanno qualcosa in comune: non sono in grado di capire le proprie emozione e di esprimerle. Lisbeth ha capito che avere sentimenti è pericoloso, hanno conseguenze negative e ti rendono vulnerabile, mentre la Regina vive in una posizione in cui le emozioni non sono utili, ma questo non vuole dire che non ne abbia. L’unica altra cosa in comune è che la Regina guidi una motocicletta…”.

Il regista Fede Álvarez ha diretto film horror e ha usato il suo stile per Millennium – Quello che non ti uccide:

“Questo film è legato a quello che ho fatto in precedenza, in particolare l’ultimo film. Quando lavoro a un film ne faccio due, uno per voi e l’altro per l’inconscio. C’è qualcosa ti cui ti rendi conto, ma altre decisioni creano sensazioni diverse. È come diceva Hitchcock, girare le scene d’amore come quelle di morte e viceversa, cerchi di contraddire quello che circonda la scena, si vede negli altri film. Puoi rendere la suspense in tanti modi e ogni singolo aspetto del film aiuta, mi piace usare l’artigianato come Hitchcock e De Palma hanno fatto”.

Lisbeth è ancora più “ca**uta” in questo film, si può considerare un supereroe:

“C’è qualcosa di lei, ma lei non è un supereroe, non mi piacciono li trovo oppressivi. So che devono ispirarti, ma mi opprimono perché non sarò mai così. Ogni volta che vedo un uomo di una pubblicità di profumi mi opprime, Hollywood è una macchina potente e quelle immagini di super potere non mi piacciono. Lei è oltraggiosa, si vendica delle persone che le hanno fatto male, quello che faccio nei miei film è distruggere i personaggi che finiscono per non sentirsi all’altezza, m’interessa che un personaggio introdotto come un supereroe, ma condivide una serie di difetti”.

“Lisbeth per me non è un supereroe, se si taglia sanguina – aggiunge Foy – quello che ho sempre ammirato in lei è che ha una voglia di sopravvivere per quello che ha vissuto. Riesce a pensare in modo più rapido, prende decisioni difficili, penso che in ognuna delle scene di lotta, non fa nulla da supereroe, fa tutto per continuare a lottare: ha un’enorme volontà di farcela nonostante tutto”.

Claire Foy interpreta un personaggio non reale, ma l’approccio non cambia:

“Approcci i personaggi in modo simile, vuoi esplorare una parte di loro. Chi è così famoso o un personaggio esistente, sai che sin dall’inizio non sarai mai all’altezza, specialmente nel caso di un personaggio letterario: sarà sempre superato dall’immaginazione di chi legge. Quello che puoi fare è portare te stesso in quella parte, devi avere fiducia in te e nel regista e capire dalle critiche, ci siamo spinti per avere un punto di vista differente”.

La sua Lisbeth si fida solo di Mikael, come ha sottolineato Sverrir Gudnasson:

“Viene licenziato dal giornale e si riaccende quando Lisbeth torna nella sua vita, penso che lei lo nutra e quando gli chiede un aiuto le dirà di sì, sono le uniche persone di cui si fidano”.

Camila fa rivivere a Lisbeth gli incubi del suo passato, la vede così Sylvia Hoeks:

“Camila serve per mostrare qualcosa di più di Lisbeth, è così tosta, non si ferma di fronte a niente e poi ti chiede se scappa da qualcosa e poi si capisce che è il suo passato e Camilla è lì per farla fermare, le dice che ancora la ama e ha il suo stesso dolore. Vedere Lisbeth in quel momento è quello che abbiamo sempre sognato di vedere, la sua vulnerabilità è qualcosa che sogniamo di vedere”.

Millennium – Quello che non ti uccide vi aspetta al cinema distribuito da Sony Pictures.

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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