torna su
14/11/2019
14/11/2019

ADV

ULTIM'ORA
CARICAMENTO IN CORSO

Radio Colonna

Radio Colonna Via Margutta, 48, 00187 Roma redazione@radiocolonna.it Claudio Sonzogno

Notti Magiche, Paolo Virzì dedica un film ai sogni e ai grandi maestri

In sala l’ultimo titolo del regista toscano presentato alla Festa del Cinema di Roma: un ritratto disincantato di tre giovani alla scoperta del grande cinema

Avatar
di Chiara Laganà | 2018-11-8 8/11/2018 ore 15:00

Notti magiche, Paolo Virzì porta sullo schermo i sogni di tre giovani cineasti

Notti Magiche di Paolo Virzì vi aspetta al cinema e vi riporta negli anni 90 e ai sogni di tre ragazzi, giovani sceneggiatori alle prese con i grandi maestri e la grande passione il cinema, da oggi l’ultimo film del regista livornese è al cinema. 

Presentato alla Festa del Cinema di Roma, Notti Magiche è ambientato il 3 luglio del 1990, la notte della semifinale Italia-Argentina, mentre sono tutti con gli occhi sullo schermo una macchina cade nel Tevere da ponte Garibaldi, dentro c’è il corpo del produttore Leonardo Saponaro. Chi è l’omicida? Sul corpo del produttore c’è una foto dove Saponaro è insieme a tre giovani sceneggiatori e la sua compagna. Com’è nata l’idea di questa storia?

“Quella stagione ha suscitato in me delle emozioni indelebili che non si trasformavano in qualcos’altro, diventa nostalgia. È autobiografico, sì, ma è una cosa che si fa un po’ sempre. Si usano pezzetti della vita e c’è anche il disegno narrativo, un grande affresco ricco di personaggi, in una cornice del giallo per raccontare qualcos’altro. Volevo raccontare la sensazione d’impotenza dei giovani che si avvicinano ai grandi maestri della grande stagione del cinema”. 

I tre giovani sono i finalisti del premio Solinas del 1990, il messinese Antonio, il livornese Luciana e la romana Eugenia:

“Un ragazzo di 20 anni li guardava con un misto di batticuore e sgomento, ma io e miei coetanei avevamo anche l’impressione di liberarci di una paternità ingombrante. Nel film ci sono cose reali, e soprattutto uno spirito controverso, c’è una sorta di gratitudine, ma anche burla, è come se sentissimo il bisogno di liberarsi per sempre dalle pretensioni. È caricaturale, mi piacciono perché sono la sintesi ironica di qualcosa. Una volta per la commedia italiana si usava il termine bozzettistica. Oggi, invece, c’è uno sguardo impressionistico del racconto e della realtà”.

Al centro del film una serie di nomi grandissimi della storia recente del nostro cinema:

“L’umorismo ce l’hanno insegnato loro, quando venivano trattati male dalla critica, i registi volevano dare l’impressione che dissimulassero un sentimento di sofferenza nei confronti della critica, che sminuiva un certo genere di cinema. Quando uscì La Grande Guerra (presentato alla Festa del Cinema, ndr) suscitò dissenso, io facevo parte di quella generazione che ha guardato quella stagione con ammirazione, erano i nostri miti”.

I tre protagonisti sono “sangue fresco”, Virzì ha spiegato che ha deciso di fare questo film alla camera ardente di Ettore Scola:

“Quando abbiamo salutato Ettore Scola, ho sentito il bisogno di raccontare questa storia: volevo ringraziare questi grandi registi, ma mantenere anche la presa in giro. Dirgli vi voglio bene, ma mi avete insegnato a essere irriverenti, racconteremo di quanto fossero irriverenti e terribili i grandi del mondo del cinema”.

Molti dei grandi nomi del cinema mantengono i loro nomi, altri sono stati cambiati:

“Semplicemente i personaggi e i grandi nomi che abbiamo solo intravisto hanno mantenuto i loro nomi ed è stato cambiato in chi è stato avvicinato. Siamo rimasti nella commedia, ho raccontato la storia di tre aspiranti scenografi. Quando sono arrivato a Roma negli anni 80, mi ricordo quando Furio Scarpelli ci insegnò al Centro Sperimentale di Cinematografica, ma noi aspiranti cineasti parlavamo tedesco perché ci piacevano i film di Fassbinder. Solo dopo ho iniziato ad apprezzare la straordinaria importanza della commedia. Oggi siamo in un’epoca in cui si coltiva la commedia, ho fatto il classico e ho questo spirito che ci porta a fare delle delucidazioni poco lucide, mi piace come venivano i grandi maestri e non mi dispiace essere anche sbeffeggiato”.

Giancarlo Giannini interpreta un produttore cinematografico che si prende gioco dei tre giovani sceneggiatori:

“Non so perché tutti pensano a Cecchi Gori in relazione a questo ruolo, gli ho fatto degli scherzi anche molto strani, ma mi sono ispirato a un altro produttore di cui non farò il nome anche perché siamo amici. È stato un momento che ho vissuto ed è ricostruito in modo preciso. Ogni immagine ha qualcosa di autobiografico in modo malinconico, ironico, violento nel gioco nella vita perché è toscano!”.

Paolo Virzì lo interrompe e lo ringrazia perché ancora lo tratta come un ragazzo:

“È bellissimo!!! Mi tocca confrontarmi con loro (i tre giovani protagonisti del film Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere) che mi trattano con referenza”.

Giancarlo Giannini ha raccontato dei suoi incontri con Federico Fellini e altri grandi del cinema:

“Erano delle persone semplicissime, Fellini alle 4 del mattino mi fa vedere in un pezzo di parmigiano di Parma in una stagnola per fare una pasta al ragù sul set. Si presentava con un sorriso forse malinconico, Paolo l’ha raccontato molto bene e sei un bambino e sul set giocavamo. È un gioco ed è così che va vissuto, mi ricordo sul set Scola mi lanciava le sigarette nei momenti più duri del film. Non ho fatto il classico, ho studiato Elettronica, ma anche lì c’è uno sviluppo fantasioso, basta inventarsi qualcosa che non c’è. Ho messo insieme una serie di produttori che ho conosciuto, mi sono divertito a interpretare un produttore che ammaliava i giovani, ma resta una storia sincera”.

Notti Magiche – come il ritornello di Un’estate italiana l’inno di Italia 90 cantato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini – è ambientato durante la semifinale del mondiale italiano (che l’Italia perse ai rigori contro l’Argentina):

“È un trucco narrativo, si è trattato di ricordare un evento che riguarda tutta l’Italia e c’è una piccola considerazione, è un film sul cinema e penso che parli anche dell’arte del raccontare, è interessante che qualcosa avvenga mentre qualcuno guarda qualcos’altro: un’automobile di lusso che cade nel Tevere dal Ponte Garibaldi nessuno se ne accorge perché sono tutti a guardare il rigore sbagliato di Serena. Lo stesso capita ad Antonino che si distrae quando potrebbe capire chi è veramente Saponaro e lo stesso capita a Eugenia che pensa alla sua gravidanza immaginaria, mentre fuori dalla finestra avveniva una cosa che se l’avesse vista avrebbe capito”.

I grandi maestri invitavano i tre sceneggiatori a guardare “fuori dalla finestra”, Virzì ha dedicato questo film alla potenza del racconto:

“Cosa vuol dire raccontare, mettere a fuoco gli eventi rilevanti, organizzarli dentro un racconto, prendere pezzetti della vita mescolarli con le ‘fregnacce’ inventate provando ad allestire una narrazione. Ispirandosi a modelli importantissimi, non è un caso che Luciano si chiama così è un omaggio a Lucien Lacombe, tutto questo alimenta quello che facciamo noi”.

Al centro del film anche Roma vista negli occhi disicantati dei tre protagonisti:

“Quando sono arrivato a Roma ho visto che era una creatrice di cose pericolose, Roma era sporca, ma per me era un sogno. Osservo questa città da 33 anni, l’ho vista miglioare con i soldi del Giubileo con tutti che ridipingevano le facciate degli edifici color gelato alla crema. Quel paese era da criticare e lo si faceva con umorismo. C’era la libertà di canzonare la gente, la natura umana, la stanchezza”.

Notti magiche è un omaggio indiretto a Fellini, di cui il 31 ottobre sono trascorsi 25 anni dalla sua morte:

“Non è un caso che ho voluto ambientare il film nel 1990, perché è l’ultimo film di Fellini, è curioso che si giri l’ultima inquadratura. È un grande viaggio nel cinema italiano nella sua gloria, nella sua ricchezza, grettezza, fame, miseria. Ci sono anche dei Dracula che ti succhiano il sangue, Il Gatto e la Volpe, ci sono dei ritratti spaventosi, ci sono personaggi come la soubrette di Indietro tutta soggiogate dal loro capo”.

Notti magiche è ambientato negli anni 90, cosa rimpiange di quell’epoca:

“C’è il conflitto generazionale ancora forse c’è, ma forse è diverso. Era un modo diverso di avvicinarsi al mondo del cinema c’era la corte di un maestro, oggi si fanno i film con gli smartphone. Esiste ancora nel nostro Paese, raccontiamo anche il conflitto uomo-donna, raccontiamo un cinema molto maschilista, c’era l’avvocato che parla in modo molto maschilista per essere accettata in quest’ambiente. Ho scritto questo film in compagnia di Francesca Archibugi, la prima donna a entrare in set con la donna: ha segnato la fine di un’epoca che speriamo non torni di più”.

Notti magiche, la magia del cinema e i sogni di tre ragazzi nella Roma degli anni 90 vi aspettano al cinema.

Stampa

A proposito dell'autore

Avatar
748 articoli

Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
© 2Media Srls - 2media@pec.it

Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014