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La prima pietra, la dissacrante commedia di Natale al cinema

Dirige Rolando Ravello con Corrado Guzzanti, Valerio Aprea, Kasia Smutniak, Serra Yilmaz e Lucia Mascino. In sala il 6 dicembre

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di Chiara Laganà | 2018-12-3 3/12/2018 ore 17:16

Corrado Guzzanti è uno dei protagonisti de La prima pietra, commedia dissacrante di Natale in sala il 6 dicembre

La prima pietra è la dissacrante commedia di Natale di cui (tutti) avevamo bisogno. Diretta dal regista Rolando Ravello e ha un ottimo cast  composto da Corrado Guzzanti, Valerio Aprea, Kasia Smutniak, Serra Yilmaz, Lucia Mascino e Iaia Forte. La prima pietra vi aspetta al cinema dal 6 dicembre.

A lanciare la “pietra” del titolo è uno bambino di origine musulmana che finisce per distruggere la vetrata di una scuola – ferendo il bidello e la moglie – mentre il preside è intento a organizzare la recita natalizia. La pietra è una prova di Dio per dimostrarci l’ennesima lezione. Prima di salutare e di parlare del film, regista e attori hanno ricordato Ennio Fantastichini, l’attore scomparso lo scorso sabato.

Una commedia brillante, divertente e drammaticamente reale che per l’attore e regista è un seguito del suo primo film Tutti contro tutti:

“È il film di natale 2.0, non le manda a dire nessuno, è stato difficile rimanere neutri, dai a tutti torto e ragione, spero di esserci riuscito. Il cast è perfetto, il testo di Massini ottimo e ci siamo divertiti a lavorare con l’altro sceneggiatore, è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto”.

A curare la sceneggiatura Ravello insieme a Stefano Di Santi, ma La prima pietra è tratto da un’opera teatrale di Stefano Massini, uno dei migliori sceneggiatori teatrali italiani. 

Il preside della scuola elementare, Ottaviani, e la maestra Roversi sono le due figure idealistiche di questo film dissacrante. Corrado Guzzanti racconta Ottaviani:

“È un preside che apparentemente è l’anima di una scuola multiculturale, dove c’è l’apparenza che tutti ci vogliamo bene, i bambini sono pretesto e vittime. C’è stata una black story non vista che raccontava chi era Ottaviani: un frustrato tremendo che usa la recita di Natale come unico momento in cui splende come grande regista”. 

Il personaggio di Lucia Mascino, la maestra zen Roversi, è caratterizzata per un bisogno di pace:

“Quel bisogno di mettere pace è sintomo di nevrosi, è pacifista e nevrotica allo stesso tempo, è divertente per gli attori, come dice lei: Cerco di non perdere il sorriso, non perdiamo il sorriso”.

Il preside Ottaviani organizza una recita di Natale politically correct che mette d’accordo tutti con monaci buddisti, dando un ampio spazio a Sant’Agostino, una riscrittura della Natività per non indispettire nessuno:

“È come se ci fosse un livello superficiale: pensa sia sufficiente togliere simboli, ma in realtà manca un lavoro vero di integrazione che va oltre i simboli religiosi e saranno i bambini a farlo”. 

“Il preside cattolico – spiega Rovello – fa di tutto perché sente di doverlo fare, tutti si muovono nel terreno della paura eccetto i bambini. Ho visto una recente inchiesta sui bambini e l’integrazione ed emerge che dai 9 ai 18 anni non si fanno problemi, solo gli adulti ad averla, va tolta la paura e non si deve usare più il termine convivenza perché quello di ‘condivisione’ fa meno male”. 

La madre e la nonna di Samir sono interpretate dalle due attrici “straniere” Kasia Smutniak (uno dei protagonisti di Loro) e Serra Yilmaz, le due parlano arabo nel film, un’impresa difficile per entrambe. Yilmaz ha voluto rispondere prima alla domanda di un giornalista che aveva visto nel film una critica alla politica di elevata apertura degli italiani nei confronti dei musulmani. 

“Nella domanda stessa c’era un riferimento cristiano, non dirò mai noi per qualcosa, già questo divide. Mi sono divertita molto a fare questa parte, nessuno della parte dell’educazione si preoccupa delle motivazioni del piccolo, solo la madre lo fa, non bisogna rimanere superficiali sugli incidenti”.

Il personaggio di Kasia Smutniak è nata e cresciuta in Italia, ma è vittima di pregiudizi:

“Sono due persone che vivono in Italia, nate qui, la percezione degli altri è sbagliata, non è una straniera, è completamente integrata, questo rende il personaggio interessante. Le due si scontrano con stereotipi, pregiudizi, ma hanno le preoccupazioni più normali al mondo: per il nipote o il figlio, non è la problematica principale, passa in secondo piano proprio perché portano il velo”. 

Le due donne sono preoccupate perché Samir avrà il ruolo del bue nella recita, la pietra che lancia potrebbe essere un gesto di stizza, il sasso colpisce il bidello Marcello, interpretato da Valerio Aprea (l’armadillo ne La profezia dell’armadillo):

“Il film dipinge le due musulmane come rigide, io lo vedo come l’esatto contrario di quello che potrebbe sembrare, trattano noi come retrogradi, ci trattano come dementi, noi siamo meno loro. Per molti le musulmane sono retrograde, ma sembrano svedesi, noi siamo i gretti italioti che dicono ISEF al posto di Isis, una battuta di Corrado a cui devo moltissimo”.

Per Iaia Forte la scuola rappresenta un “microcosmo” che è lo specchio della società odierna:

“La scuola è un microcosmo dove accadono cose, mi piace che sia una commedia nera, non moralista e non considera la differenza come una cosa pericolosa. Qui l’Islam, gli ebrei sono un manifesto sul come considerare la diversità come un valore sia un esempio di civiltà migliore”.

Anche Corrado Guzzanti ha aggiunto qualcosa alla sceneggiatura, “perfetta” per l’attore romano:

“Non ci ho messo tantissimo, abbiamo avuto un buon ricordo. Ravello era un attore, è un film sugli attori, ci sono sempre sei persone in una stanza a guardarsi in cagnesco, c’era un’atmosfera alla Dogma, Ravello ci diceva di moderare la tensione nelle parole. All’inizio abbiamo fatto questo sforzo e poi svacchiamo alla fine… è servito! Dove ho avuto dei momenti in cui ho potuto, ho aggiunto qualcosa per convincere il bambino che il bue era meglio di Sant’Agostino ci ho messo del mio”.

La scena iniziale, quando Dio lancia “la pietra” per mettere alla prova gli umani è un “omaggio” – a detta del regista – a Kubrick e al suo 2001: Odissea nello spazio:

“Il film non dà messaggi, ho paura dei film che lo fanno, nessuno ha la presunzione di farlo, il film finisce così perché reagiamo così, questo è il risultato se ci si muove seguendo la paura, di cosa abbiamo paura… dell’altro perché è diverso, i cattolici sono diversi fra loro, i bambini vogliono condividere, noi ci crogioliamo nella paura, mi sarei anche stancato di averla. Il timore di integrarmi dove vivo, basta aver paura, basta comunicarla!”.

“Nei bambini – continua Guzzanti – non c’è un’avversione al diverso, è una normale curiosità. Lo sforzo culturale non è togliere i Re Magi dal presepe, sono manovre tristissime di un personaggio inadeguato nell’affrontare le cose. Se questa storia non fosse ambientata nel microcosmo della scuola, se questo preside fosse un uomo politico non sarebbe la persona che può risolvere un problema così grande e complicato”.

Guzzanti è pazzesco nel film anche interpretando un bue e afferma che il suo preside è del PD (ma ancora non lo sa):

“Il bue, quello che dico nel film lo penso veramente, è un personaggio sottovalutato. Quando l’ho letto pensavo convinceranno a fare il bue seduto ed è già abbastanza umiliante per un attore, alla fine la scena dura 20 minuti, il bue merita uno spin-off”.

Ad affiancare il preside, una segretaria che chiede costantemente aumenti per il regista la sua “resistenza” nella scena finale non è legata a nessun simbolismo:

“È fico che ognuno dia la lettura al film, se arrivo a 90 anni capirò tutti. Sul mio primo film, Ettore Scola mi disse è un politico, nel senso che è uno scambio, una condivisione. Per me il menefreghismo fa paura, il fatto che l’unica che si salvi sia la menefreghista. è tremendo. Nelle intenzioni dello sceneggiatore non penso che ci fosse un appoggio al capitalismo, l’intento era lo stesso per cui l’ho fatto: è il seguito naturale di Tutti contro tutti. Questo film è più grande perché c’è la guerra di religioni, una cosa che non ho mai capito e per cui ci facciamo la guerra da sempre”.

Divertente, brillante, egregiamente scritta, diretta e interpretata magnificamente, La prima pietra è la commedia di Natale di cui tutti avevamo bisogno: vi aspetta al cinema distribuita da Warner Bros che l’ha anche prodotto insieme a Fandango.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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