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Non ci resta che il crimine, il nuovo film di Massimiliano Bruno al cinema

Fra commedia e un poliziettesco ambientato durante il Mundial del 1982 con Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi ed Edoardo Leo

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di Chiara Laganà | 2019-01-7 7/01/2019 ore 17:00

I protagonisti del film di Massimiliano Bruno Non ci resta che il crimine

Non ci resta che il crimine arriverà al cinema il 10 gennaio, il quinto film di Massimiliano Bruno è una commedia ambientata nella Roma del 1982 divisa fra passione per il calcio e paura per la Banda della Magliana. A interpretare il film un cast affiatato di attori italiani: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi, mentre Edoardo Leo e Ilenia Pastorelli sono Renatino De Pedis e Sabrina Minardi. 

Tre amici, Sebastiano, Moreno e Giuseppe, organizzano un tour sui luoghi simbolo della Banda della Magliana, ritrovano un vecchio amico delle medie che vessavano quando erano più piccoli e decidono di fargli vedere il loro giro turistisco. Quando i quattro si trovano in uno dei bar tappa del tour, attraverso un tunnel si ritrovano nella Roma del 1982 di fronte ad alcuni membri della Banda che aveva terrorizzato la Capitale in quegli anni. 

Per il regista e sceneggiatore Massimiliano Bruno già dal suo titolo Non ci resta che il crimine è un omaggio alla commedia all’italiana, rivisitata e mescolata ad altri generi:

“Già il titolo è un omaggio a un caposaldo della comicità italiana (Non ci resta che piangere, ndr) e c’è un richiamo al viaggio del tempo, con Nicola Guaglianone abbiamo pensato a una commistione di generi: Ritorno al futuro incontra Romanzo Criminale. Il film ha le componenti fantasiose di Ritorno al Futuro e del poliziettesco, di questo genere ha anche il montaggio con una serie di split screen e una fotografia cupa”.

Alessandro Gassmann, già diretto da Bruno in Beata ignoranza, incarna “lo scemo” fra i tre amici che si ritrovano nella Roma del 1982:

“Ne ho fatti tanti, non così allocchi, ho una fisicità verso quel tipo di personaggio, non volevo lasciarmi sfuggire quest’occasione, in Italia si è ricominciato a fare commedie diverse fra di loro con attori che stimo e che sono anche amici, un regista con cui siamo al quarto film e faccio i complimenti ad attori a Edoardo Leo che fa un cattivo vero e ci ha reso ancora più deficienti”.

Gli altri due “deficienti” sono interpretati da Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi, tre uomini che incrociano sul loro cammino la banda della Magliana capeggiata da Enrico De Pedis:

“Nel nostro film il cattivo rimane cattivo, il pubblico sta dalla parte dei buoni, ci siamo fatti questa domanda prima e Nicola Guaglianone mi ha detto: non è che Don Matteo ha creato tutti sacerdoti in questo paese, la società civile fa molto peggio. Il cinema può fare bene in un caso su mille come il film su Cucchi, creando imbarazzo alle istituzioni che in questo caso reagiscono, non c’è nulla di criticabile in questo”.

Un film corale con un gruppo di attori che sono fra i migliori del cinema italiano, fra i quali spicca nel ruolo del “cattivo” Edoardo De Leo che interpreta Renatino De Pedis:

“Su di lui c’è un immaginario di riferimento, ho accantonato tutto quello che è stato scritto e girato, ho esasperato quello che c’era già nella sceneggiatura, la ferocia e la cattiveria moltiplicate per mille, pensavo che potesse risultare divertente anche perché non ci sono riferimenti precisi nella biografia dei personaggi. È la prima volta che faccio un personaggio così, in un film di commedia fare scene più drammatiche, avevo vicino colleghi e anche amici. Solitamente non ci si dice sei stato bravo, sentire sul set i complimenti di Alessandro, Marco e Gianmarco è stato stimolante e incoraggiante”.

Marco Giallini, invece, aveva recitato sia in Romanzo Criminale che in Non ci resta che il crimine:

“Sono due approcci diversi, prima era un periodo particolare della mia vita, il Terribile di Romanzo Criminale lo ricordo in modo diverso: mi hanno portato dall’ospedale al set. Questo approccio è completamente diverso, abbiamo tenuto questo stile in tutti i miei film, un po’ diverso. Non è stata la stessa cosa, lì sembrava più vero… anche ai Mondiali”.

Ilenia Pastorelli è il personaggio femminile del film, Sabrina Minardi che s’innamora dei modi gentili di Sebastiano:

“Non ero nata al mondiale del 1982, ma sono cresciuta alla Magliana. Sabrina è una donna come sopraffatta da quest’uomo qui, Renatino che la vuole possedere fisicamente, lei è l’amante, lui le rilascia un ruolo marginale, lei riesce a farne una forza, manipola gli uomini attraverso il sesso e il fisico forse è per questo che sto sempre nuda in sto film”.

Una delle scene del film, la più difficile da girare vede i protagonisti alle prese con una rapina vestiti come i membri dei Kiss e dei Rockets:

“Abbiamo girato per cinque giorni vestiti e truccati come i Kiss – ricorda Gassmann – ci volevano tre ore e mezza di trucco a testa, ci hanno deportato a piazza Mastai con la gente che ci riconosceva”.

A far visita al set in quegli stessi giorni il Moschettiere Valerio Mastandrea che ha scherzato così con il regista, nel film viene sottolineata anche la connivenza fra criminalità e istituzioni, come spiega il regista:

“Ci siamo basati sui fatti e i film dell’epoca che sottolineavano la connivenza di istituzioni e Banda della Magliana, non è un film di critica sociale e politica. Quel giorno a piazza Mastai ci venne a trovare Valerio Mastandrea e mi ha detto: Ah frate’, io da moschettiere, questo da Kiss, dove abbiamo sbagliato?”.

Anche il co-sceneggiatore Nicola Guaglianone ha confermato che i crimini della banda della Magliana sono serviti da mero spunto per il film:

“Ci siamo distaccati, c’era una scena, poi tagliata, in cui uno dei protagonisti scriveva un memoriale sulla banda e lo mandava alla polizia, il poliziotto lo gettava e un giovane Giancarlo De Cataldo lo raccoglieva e ci scriveva Romanzo Criminale. I plot, come sempre, sono un pretesto per storie con spessore, al centro del film ci sono quattro amici che partono per trovare un tesoro e trovano l’amicizia”. 

Per l’altro autore delle sceneggiatura, Andrea Basso, già dal titolo si comprende la visione ironica dei fatti di cronaca al centro del film:

“Volevamo raccontare il sistema perverso che ruota intorno alla criminalità. Il titolo Non ci resta che il crimine è un’ironia verso una situazione, verso un certo tipo di ragazzini per i quali la banda della Magliana diventava un oggetto di fascino, un meccanismo di potere che stritola tutto anche i legami d’amicizia”.

Non ci resta che il crimine è anche e soprattutto un film su gli anni 80, il Mundialito, i gelati che non esistono più, spot e canzoni mitiche:

“Gli anni che per ognuno di noi sono mitici sono quelli in cui abbiamo dai 12 ai 20 anni, ci siamo confrontati su molte cose e diverse, per la scena in cui i tre si ritrovano nel 1982 all’inizio volevo Nell’aria di Marcella Bella, ho avuto più una voglia di rock, ho virato dalla disco music al rock perché mi piaceva far riferimento a una musica che era giovane, adesso va la trap…”

Sono proprio gli anni 80 a dare una ventata di freschezza al film di Massimiliano Bruno, gli anni del disincanto e della poesia di mise e colori sgargianti, anni nei quali si riusciva ridere anche di (terribili) criminali. 

Non ci resta che il crimine vi aspetta al cinema il 10 gennaio, prodotto e distribuito da Rai Cinema/01 Distribution e IIF.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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