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Il Mio Capolavoro, il bellissimo film sull’amicizia e l’arte al cinema

Presentato dal regista Gastón Duprat e con due straordinari Guillermo Francella e Luis Brandoni

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di Chiara Laganà | 2019-01-25 25/01/2019 ore 15:00

I due protagonisti del film argentino Il Mio Capolavoro al cinema distribuito da Movies Inspired

Arriva in sala Il Mio Capolavoro, l’ultimo film del regista argentino Gastón Duprat, fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia distribuito da Movies Inspired. A presentare il film al Lido, il regista e i due eccezionali protagonisti: Guillermo Francella e Luis “Beto” Brandoni.

Il Mio Capolavoro è la storia di un’amicizia lunga 30 anni fra un artista (Renzo Nervi, interpretato da Brandoni) e il suo gallerista e rappresentante (Francella), si parla anche del mondo dell’arte preso alla berlina e dissacrato nella sua anima.

Dopo Il Cittadino Illustre, Mariano Cohn e Gastón Duprat si sono divisi i ruoli e Cohn qui produce solo; la collaborazione dei due artisti è nata più di 20 anni fa in TV, dove avevano creato programmi mitici: Televisión Abierta, Cupido, El Gordo Liberosky e Cuentos de Terror molti dei quali sono stati adattati all’estero. 

“Nel 1998 abbiamo fatto un programma TV hertziana argentina – spiega Duprat – che era un antesignano di YouTube, sette anni prima della sua nascita, che si chiamava Televisión Abierta. Questo fu il nostro inizio, un format libero e assurdo adattato in altri Paesi del mondo. Poi ne abbiamo fatti altri selvaggi e innovativi, dico sempre che c’è qualcosa degli autori oltre la trama, sicuramente qualcosa di quello c’è anche nei nostri film”. 

Dagli esordi di Televisión Abierta all’ultimo film presentato a Venezia, il cuore dell’opera di Cohn e Guprat è rimasta invariata in questi 20 anni:

“C’è sempre la nostra visione del mondo: la nostra posizione; una sorta di sarcasmo, non prendere sul serio nulla incluso quello che si fa. Questo continua a esistere nella nostra opera”. 

Ed è proprio questo che si respira nello splendido Il Mio Capolavoro, un’ironia e un sarcasmo nell’affrontare i grandi temi della vita: l’amicizia, l’arte, la vita e la morte. Nulla viene preso sul serio perché così si può comprendere la vita. 

Protagonisti di questo bellissimo film due mostri sacri del cinema argentino che recitano per la prima volta insieme in un film. Il Mio Capolavoro è profondamente argentino, si apre con un lungo monologo sulla bellezza e la complessità di Buenos Aires, i due attori spiegano quali (altri) elementi dell’argentinità si trovano nel film.

“Se si mette in discussione dal punto di vista etico – risponde Brandoni – questo non gli permette di ratificare la sua questione argentina. I personaggi si guidano con codici determinati. Così come esiste l’affetto, l’amicizia. Hanno superato determinate situazioni che non conosciamo del loro passato finché si arriva a un punto di rottura: il gallerista fa di tutto per permettere all’artista di sopravvivere perché gli vuole bene e lo stima e lui, che si è sempre negato di fare lavori su commissioni perché gli sembrano delle umiliazioni, dopo vari no accetta, ma farà fare una bruttissima figura al suo amico”.

Questo segnerà l’amicizia fra i due protagonisti del film come sottolinea l’attore:

“È stato necessario un episodio fortemente traumatico per ravvivare questa relazione: a partire dal vecchio affetto che ancora provano l’uno per l’altro. In questo senso la loro amicizia somiglia alla situazione dell’Argentina: quando siamo sul punto di toccare il fondo risorgono valori e condizioni dalle quali non ci saremmo mai dovuti separare”. 

“Non credo che sia profondamente argentina –  gli fa eco Francella – abbiamo visto la risposta straordinaria di pubblico in Italia e in Uruguay, si tratta di qualcosa di universale: non si espone; parla di amicizia, di tantissime cose, il passaggio del tempo, la rilevanza delle persone e l’arte contemporanea. Parla di cose profonde: cosa succede con la rilevanza delle persone che in un periodo della loro vita hanno avuto successo e l’hanno perso e non riescono a tornare sulla cresta dell’onda perché sono un po’ obsolete. Alla fine l’arte è come il giornalismo, sei stato una stella e dopo 20 anni arrivano i più giovani. Lavorate in modo diverso, tu ancora scrivi con la tua macchina da scrivere e ti umiliano. Sei bravo come prima, ma non vuoi adattarti e non capisci che è successo ed è per questo che a Venezia il film è piaciuto tanto. Se la Biennale ci ha scelti qualcosa vorrà dire!”.

È già da tempo che la Biennale s’interessa al cinema argentino, nell’ultima edizione Acusada era in concorso e a Venezia 73 Il Cittadino illustre stregò pubblico e critica:

“Ti posso parlare del nostro film – risponde Duprat – mi fa piacere essere a Venezia è un festival che amo perché è diverso dagli altri. È ugualmente importante per noi che il pubblico argentino sia andato a vedere in massa il film, questo era il nostro primo obiettivo: che il film venisse visto dagli spettatori comuni nei cinema del mondo. Questo, sommato al fatto che siamo a Venezia, è l’ideale, ma ci interessa la percezione dello spettatore comune: lo dico perché spesso i film presentati ai festival non riempiono le sale”. 

Alcuni temi – i chiaroscuro dell’amicizia – erano già presenti ne Il Cittadino Illustre, qual è il modello di commedia che segue Duprat? 

“Lo dico con umiltà – spiega Duprat – non abbiamo visto altri film per fare il nostro, abbiamo realizzato il film che volevamo e potevamo fare con i nostri mezzi. Non dirigo film di fantascienza, ho dei limiti e dirigo commedie drammatiche. Non so se un regista può cambiare generi come se fossero abiti, può essere un limite, o, se fatto bene, un beneficio, ma conosco pochissimi registi che cambiano genere e lo fanno bene”. 

Anche il tema dell’arte era stato già affrontato nel film precedente e in El Artista, un mondo che Andrés Duprat, autore del soggetto e fratello di Gastón, conosce bene visto che dirige il Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires.

“Quello dell’arte è un microcosmo – risponde Gastón – dov’è rappresentata la totalità del mondo, qui sono esagerate le differenze e le tensioni, come per l’arte plastica che è dissociata dal gusto popolare e porta a fraintendimenti e questioni assurde. L’arte però è solo la ‘geografia’ del film: ne Il Mio Capolavoro il tema principale è l’amicizia, i protagonisti avrebbero potuto fare altri lavori anche se quello dell’arte è un mondo che conosciamo molto bene e su cui possiamo ironizzare”.

Luis Brandoni e Gullermo Francella sono amici anche fuori dal set, cosa ammirano dell’altro?

“Ci conosciamo da anni – spiega Brandoni – abbiamo condiviso pranzi e assemblee del Sindacato attori. Guillermo ha avuto una carriera ricca di successi, molto efficace. Ha avuto successo nei ruoli comici e poi il teatro, stavamo quasi per lavorare insieme, ma non ero riuscito a prendere parte al film… e poi l’ha fatto con un altro attore”. 

Il film era il remake argentino de La Cena dei Cretini, Brandoni non poté accettare perché era deputato per il partito radicale argentino, l’UCR, carica che ha ricoperto dal 1993 al 2001:

“All’epoca ero deputato – aggiunge – non potevo accettare perché non dovevo lasciare l’aula. Abbiamo lavorato insieme in due serie TV (El Hombre de mi vida e Durmiendo con mi jefe, ndr) e ci siamo avvicinati e riconosciuti come pari, come persone che conoscono e amano il proprio mestiere, in questo non potrei essergli più vicino. Se in TV mi avessero offerto un contratto di dieci anni, l’avrei firmato subito perché il riconoscimento, l’affetto e il rispetto fanno in modo che siamo felici ogni volta che ci ritroviamo”.

Al collega e amico, Brandoni ammira tre qualità e il fatto che sia il papà di due bravissimi attori: 

“La sua applicazione al lavoro, la grande intuizione nella lettura di libri sul cinema e il naso nella scelta dei titoli ed è il papà di due attori (Nicolás e Johanna, ndr) che avranno una lunghissima carriera”. 

“Ci siamo incontrati in eventi e in foto e cene di gruppo – aggiunge Francella – per me da quando studiavo teatro l’attore da imitare era lui e l’ho sempre pensato prima ancora di conoscerlo. Quando abbiamo lavorato per la prima volta insieme e mi sono chiesto come sarebbe stato il nostro primo incontro e ha compiuto con le mie aspettative: è una persona che ammiro, è gentile, mi ha dato molti consigli”. 

Sul set la coppia di attori è scoppiettante, la loro forma di recitare è una gioia per gli occhi dello spettatore, anche per un attore navigato come Francella dividere la scena con Brandoni è stato un onore:

“Sul set continuo ad ammirarlo, ha tempi perfetti per la commedia come pochi in Argentina. Anche con i suoi silenzi dice tutto, amo il suo modo particolare di recitare e l’abbiamo trasportato nel film. Per questo si è parlato della nostra alchimia sul set, sembra che lo conosca da una vita ed è così: i tempi e la chimica fra noi sono verosimili e fa crescere la nostra interpretazione. A tutti piace la commedia, ho fatto anche film più esagerati, di grande successo ma meno profondi. Se reciti in film come questo o El hombre de tu vida di Campanella ti dà un’austerità e un’economia di gesti, sguardi e battute che – per dirla calcisticamente – ti lanciano la palla perfetta per metterla dentro. Ci vogliamo bene e sono orgoglioso che mia figlia sia stata diretta da lui, mentre Nicolás da Campanella”. 

Il Mio Capolavoro è divertente, dissacrante, commuovente, perfetto nella scrittura e nella recitazione, l’umorismo del film è universale:

“Non mi piace renderlo intellettuale – conclude Duprat – il mio sarcasmo è la mia visione del mondo che va oltre il lavoro e finisce nei miei film. Non mi chiedo se è nazionale o internazionale, viene dal non prendere sé e gli altri troppo sul serio. Questo si vede nel film, ma non è costruito, è qualcosa di naturale, non mi chiedo se funzionerà, la mia esperienza è rappresentata dalla frase: dipingi il tuo villaggio, se il film è ben scritto risulta essere universale anche se uno non vuole”.

Il Mio Capolavoro vi aspetta al cinema distribuito da Movies Inspired. 

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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