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Tramonto, il nuovo film del premio Oscar László Nemes al cinema

In sala dal 4 al 6 febbraio dopo il passaggio a Venezia 75, il regista ce lo racconta

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di Chiara Laganà | 2019-02-4 4/02/2019 ore 16:00

Tramonto, il secondo film di Nemes vi aspetta al cinema, dal 4 al 6 febbraio distribuito da Movies Inspired

Tramonto, l’ultimo film del regista premio Oscar László Nemes, arriva finalmente in sala dopo il passaggio a Venezia 75 dov’era in concorso. Il regista ungherese e due dei suoi protagonisti, Juli Jakab e Vlad Ivanov, l’hanno presentato al Lido.

Siamo a Budapest nel 1913, la città è la seconda più importante dell’Impero austro-ungarico, qui Irisz Leiter arriva e sogna di lavorare nel negozio di cappelli più importante della città, un negozio che porta il cognome della sua famiglia, ma che oggi è passato in mani tedesche. Mentre è a Budapest Irisz farà di tutto per ritrovare l’unico contatto con il suo passato: Kalmán.

Per tutto il film, Irisz, interpretata da Juli Jakab, non sbatte mai gli occhi, come se non dovesse distogliere dalla città in movimento e potrebbe apparire come non reale:

“Non la vedo così, Irisz è molto reale e la sua visione del mondo è molto speciale: lei non è il solito personaggio femminile principale, il suo sguardo verso il mondo è molto particolare. Non può accedere a tutte le informazioni e cosa sta succedendo in città. Forse lei è pietrificata dagli eventi che accadono intorno a lei, è quasi impossibile muoversi per lei, ma a spingerla c’è l’energia di trovare risposta alle sue domande e ritrovare il fratello. C’è un contrasto fra il fatto che sia pietrificata e che resti immobile e il fatto che vuole scoprire la verità”. 

Irisz è pietrificata, proprio come Saul ne Il figlio di Saul, il film per il quale Nemes vinse l’Oscar:

“Volevo creare un mondo personale, ero interessato a immerge la visione dello spettatore in un universo che conosce. Non m’interessa realizzare un film storico in modo convenzionale perché sono interessato a portare lo spettatore contro i codici della filmografia tradizionale. Non penso che il cinema ti faccia scoprire il mondo pienamente, ci sono delle parti inaccessibili. Al contrario io volevo che il cinema avvicinasse il più possibile  l’esperienza soggettiva dello spettatore. In Tramonto, abbiamo realizzato delle scene difficili, per questo motivo, prima usando il dolly e poi abbiamo capito che avremmo dovute girarle con la camera a spalle”.

Il suo primo film, Il figlio di Saul ispirato ai Sonderkommando, lasciò la critica e il pubblico senza parole, stile simile usato in Tramonto:

“È legato al mio stile personale, alla mia preoccupazione e ai limiti dell’esperienza soggettiva, è un viaggio, non è un sentiero rigido quello che seguiamo quando facciamo un film: dà forma alla scena e allo stile, ci sono approcci simili, ma non hai la sensazione che l’abbiano fatto altri”

Al centro di Tramonto c’è la Budapest del 1913, un tumulto di lingue, volti e idee che porterà all’attentato terroristico che diede il via alla prima Guerra mondiale. Nemes si è basato sulla storia della sua Ungheria per realizzarlo:

“Si tratta di finzione, ma allo stesso tempo è interessante vedere che all’inizio del secolo c’erano così tanti gruppi ideologici, politici che avevano creato una società separata. Se si legge questa storia, le persone erano guidate dallo sconosciuto in una sorta di società segreta, c’era un interesse per lo sconosciuto e il mistero. Alcune di queste teorie vennero poi riprese dai nazisti, è interessante vedere come quest’esplosione di diversità nella mente delle persone e allo stesso tempo ci fosse questa spinta verso l’oscuro. Per me ci sono delle forze oscure nelle strade di Budapest che non riesci a controllare, ma percepisci che qualcosa sta per succedere in modo concreto, seguendo la dimensione della favola, c’è una sorta di rivoluzione, è concreto, ma anche fiabesco. Il film è a metà strada fra queste due anime”.

In Tramonto – secondo alcuni rumor – è stato cambiato finale, ma il regista non lo conferma:

“Ha avuto diverse versioni, ma il finale era sempre questo. Quando lavoriamo ci dimentichiamo di quello che abbiamo scritto, ma non cambio inizio o fine per nessuna pressione esterna, solo se è la storia a richiederlo”. 

Nemes non ha cambiato la storia per dare un contentino all’attuale governo ungherese, ma comunque Tramonto racconta un momento cruciale dell’Ungheria per raccontare la nostra Europa con ripercussioni nel presente:

“Sono fortemente interessato all’inizio del 20° secolo, già quando avevo fatto Il figlio di Saul volevo tornare indietro ai crocevia perché l’Europa avrebbe potuto prendere una strada diversa. Mi chiedevo come fossimo arrivati da un mondo sofisticato fino al suicidio dell’Europa, c’era un mistero, in questo film indaghiamo il mistero dell’animo umano e come è collegata alla civiltà perché penso che il 20° secolo in Europa sarebbe stato totalmente diverso”. 

A presentare il film a Venezia anche due dei protagonisti del film, Juli Jakab ha parlato com’è lavorare con lo stile particolarissimo di László Nemes:

“Ovviamente è molto difficile seguire la coreografia di questi campi lunghi, ma allo stesso tempo devi concentrarti perché richiede una concentrazione fuori dall’immaginario e mi ha aiutato essere presente per così tempo”. 

“Amo molto il suo stile – aggiunge Vlad Ivanov – l’uso della macchina mi ha aiutato molto. La troupe ci ha aiutato a rimanere concentrati, qualche volta László stesso si preoccupava di come stessi. Ho girato in ungherese, ho avuto un coach non volevo solo dire frasi, ma volevo recitare in questa lingua”.

“Voglio aggiungere – spiega il regista – per un attore sostenere la performance per una scena che dura così tanto è difficile, non puoi solo affidarti ai primi piani. Questo film è anche un movimento di pianeti, orbite e c’è un movimento costante, non è solo difficile tecnicamente, ma restare nel personaggio per così tanto tempo può creare incertezza nell’attore. Loro hanno fatto un ottimo lavoro, ma può essere difficile, sul set tagliavamo le scene direttamente girando”. 

Tramonto potrebbe anche essere legato alla letteratura ungherese, Nemes ha specificato le sue fonti d’ispirazione:

“Ci sono stati degli scrittori che mi hanno influenzato, come Kafka e Schnitzler. Amo in Kafka che c’è sempre un muro davanti al personaggio principale con il quale non riesce a sopravvivere e c’è senso di sconfitta che è il cuore della Mitteleuropa, un’interrogazione metafisica e fisica allo stesso tempo. Mi ha influenzato la letteratura, cinema, arte e fotografia mitteleuropei. M’interessa più la domanda che la risposta”. 

Irisz Leiter, la protagonista del film, è l’erede del negozio di cappelli più importante di Budapest, passato in mani tedesche:

“All’inizio è come una pagina bianca – spiega l’attrice – è pura e non ha avuto nessun’esperienza del mondo. Lei inizia a conoscere la sua vera personalità e la sua storia interiore quando incontra i misteri nel corso della storia, questo le fa capire che può diventare una persona reale, è impossibile senza conoscere le sue radici, ma deve diventare una donna diversa e scrivere la propria storia”.

Oscar Ivanov interpreta il nuovo proprietario della Leiter, Oskar Brill:

“Ne abbiamo parlato prima di girare, quando ho letto il copione mi è piaciuto di Oskar che era un’anima molto profonda e capisce delle cose di cui solo lui è a conoscenza. Sin dalle prime sequenze vediamo che rifiuta Irisz nel negozio, ma capisce che lei può fare molto di più di quanto lui possa fare. Quando Oskar capisce che lei ha scoperto qualcosa, nella scena della carrozza, il suo cuore è spezzato. Ne avevo parlato con László e l’ho visto come un orsacchiotto con una personalità molto forte”. 

“Non lo faccio apposta – spiega Nemes – ma come lavoro con i personaggi e come lo spettatore li scopre è meno convenzionale rispetto ad altri film. Questi aspetti vengono fuori non in modo tradizionale perché mi piace dare allo spettatore degli indizi sulla psiche che si scopre poco a poco”.

Il finale di Tramonto porta lo spettatore nella prima Guerra Mondiale:

“Ci sono dei quadri giganteschi con delle donne raffigurate fluttuando sui campi di battaglia, il ritratto incarna l’ascesa e la caduta della civiltà. Anche nel Rinascimento ci sono i quadri del genere, ma il viso è sempre la parte più importante perché rivela sempre molto e come rappresenti un’interrogazione sul futuro della nostra civiltà. Non mi piace dare dei manuali sui miei film, ma per me è sempre interessante come lo spettatore lo veda con tutte le sensazioni. È interessante perché si è combattuto la Guerra pieni di speranze, un po’ come la storia di Giovanna d’Arco”.

Tramonto e Il figlio di Saul sono entrambi film storici, curiosamente Nemes ha iniziato a girare corti horror:

“Non guardo i film dell’orrore perché mi spaventano, sono lo spettatore migliore. Ho fatto dei film assurdi, ma avevo 13 anni! Ho visto Lo Squalo da bambino e non ne ho potuti più guardare, ma quello che c’è sotto è sempre qualcosa d’interessante. Nel cinema hai sempre la tentazione di mostrare di più, ma per me è fondamentale mostrare meno”. 

Tramonto, il secondo film di Nemes, un ritratto dell’Europa che cambiava, un’epoca simbolica che rende il lungometraggio fortemente attuale. Seppure – come molti altri film di Venezia 75 – soffre per eccessiva lunghezza è un ritratto fedele del crepuscolo di una vecchia Europa che non esiste più fortemente attuale e con una donna che prende il coraggio di vivere la sua vita come protagonista. Nemes si riconferma come uno dei migliori talenti del cinema europeo.

Tramonto vi aspetta al cinema dal 4 al 6 febbraio, distribuito da Movies Inspired. 

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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