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Morto Mark Hollis, addio alla voce dei Talk Talk

Aveva 64 anni, era il volto simbolo del gruppo inglese famosissimo negli anni 80. Si ritirò nel 1998, simbolo di libertà

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di Chiara Laganà | 2019-02-26 26/02/2019 ore 9:00

Mark Hollis, in un frame del video di Such A Shame. La voce dei Talk Talk si è spenta a 64 anni

È morto Mark Hollis, addio alla voce dei Talk Talk, il gruppo inglese di synth-pop e post rock che aveva fondato con Lee Harris e Paul Webb, aveva 64 anni. Ancora sconosciute le cause della morte, la notizia è stata data da una serie di siti internet specializzati ed è stata confermata da Tim Pope, regista di alcuni video-clip, e dallo stesso bassista Paul Webb:

“Sono profondamente scioccato e addolorato dalla notizia della morte di Mark Hollis. Musicalmente era un genio ed è stato un onore e un privilegio essere in un gruppo con lui. Non lo vedo da molti anni, ma come molti musicisti della nostra generazione sono stato influenzato dalla sue idee musicali innovative”. 

Hollis era nato a Londra, a Tottenham, il 4 gennaio 1955, il fratello più piccolo del DJ Ed. All’età di 18 anni, Hollis sognava di diventare uno psichiatra dell’infanzia, ma nel 1975 lascia gli studi per concentrarsi sulla sua passione la musica. Il suo primo gruppo fu The Reaction, un gruppo che registrò una demo intitolata Talk Talk Talk Talk e il gruppo si sciolse dopo la pubblicazione del primo singolo e a questo punto Ed Hollis presentò Mark a Paul Webb, Lee Harris e Simon Brenner i quattro firmarono un contratto nel 1981 con la EMI – che li voleva lanciare come eredi dei Duran Duran – e nacquero così i Talk Talk.

Il primo singolo del gruppo fu Mirror Man, pubblicato nel febbraio del 1982, seguito dal primo album The Party’s Over: i singoli Today e Talk Talk raggiunsero le classifiche inglesi, irlandesi, neozelandesi e australiane. Brenner lasciò il gruppo nel 1982 e la band divenne un trio, per la realizzazione del secondo album, It’s My Life, fu chiamato Tim Friese-Greene e ben presto divenne il tastierista e il co-autore dei testi. Fu questo l’album che regalò il successo alla band in Europa e in Oceania. 

La title track dell’album arrivò fra i primi dieci singoli in Italia, e fra le 40 più ascoltate di Germania, USA, Francia e Nuova Zelanda. Fu il secondo singolo che confermò il successo della band: Such A Shame, ispirata a a uno dei libri preferiti di Mark Hollis, The Dice Man di George Cockroft, che portò il singolo nelle classifiche top 10 di Austria, Francia, Germania, Italia, Olanda e Svizzera. 

Successo all’estero, ma non in patria – si dovrà attendere il terzo album per vederli ai primi posti nelle classifiche del Regno Unito – i singoli e i loro album continuano a essere ignorati dal pubblico inglese. Il gruppo prese una serie di decisioni contrarie alle leggi del mercato, tanto che la casa discografica intentò loro una causa per scarsi profitti (poi archiviata) e impose al gruppo di rigirare il video del loro singolo It’s My Life con protagonista un seccato Hollis.

Con il terzo album, The Colour of Spring, nel 1986 il gruppo inizia a sperimentare con un nuovo genere, il post rock, abbandonando il synth pop. La sperimentazione continuerà con gli ultimi due album della band Spirit of Eden e Laughing Stock pubblicati nel 1988 e nel 1991.

Nel 1992 i Talk Talk si sciolsero e per Mark Hollis arrivò il suo primo album solista Mark Hollis. Dopo qualche collaborazione sparsa con Anja Garbarek nel 2001, Hollis decise di ritirarsi dalle scene per dedicare tempo alla sua famiglia. Anche se assente dai riflettori, Hollis continuava a essere nominato dalla stampa e dagli esperti come un artista che rifiutò di sacrificare la sua arte per ottenere il successo commerciale. 

Nel 2004, Hollis fu premiato con un Broadcast Music Inc. Award per aver scritto It’s My Life. Nel 2012, realizzò un brano, ARB Section 1, per la colonna sonora della serie TV Boss. Quella dei Talk Talk fu una carriera fra le più sottovalutate ma che ispirò più tardi artisti del calibro di Radiohead, Sigur Rós, Portishead e Mogwai che citano la seconda discografia dei Talk Talk fra le maggiori influenze del proprio lavoro. 

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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