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Bangla, l’opera prima di Phaim Bhuiyan sulla Torpigna multi-culti

Diretto, interpretato e scritto dal giovane romano di origine bengalese con Carlotta Antonelli e Piero Sermonti. Al cinema dal 16 maggio

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di Chiara Laganà | 2019-05-7 7/05/2019 ore 18:30

Phaim Bhuiyan presenta la sua opera prima Bangla che racconta la vita multi-culti di Tor Pignattara

Bangla è l’opera prima di Phaim Bhuiyan, italiano di seconda generazione, racconta Torpignattara, il quartiere multi culti di Roma. Phaim interpreta se stesso insieme a lui Carlotta Antonelli e Pietro Sermonti, al cinema dal 16 maggio. 

Phaim è un giovane italiano di origine bangalese, vive a Torpignattara. Qui ha un amico romano con cui si confida e un gruppo di altri amici che come lui sono “bangla”, la sua vita si complica quando s’innamora dell’italiana Asia. 

A scoprire il talento di Phaim Bhuiyan, il regista de La profezia dell’armadillo, Emanuele Scaringi, dopo che il ragazzo si era raccontato in un servizio a Nemo.

“È importante per me che le seconde generazioni si raccontino da sole: è uno sguardo che difficilmente hai, ti ribalta il punto di vista che hai sul mondo. Abbiamo messo il degrado all’interno di una commedia romantica, è l’idea che ti fai dei personaggi a cui parli di cittadinanza e integrazione, ma io devo integrarmi: lui è molto più romano di me”.

Lui ha poi scritto la sceneggiatura, firmata con Vanessa Picciarelli, e interpretato se stesso nel suo film d’esordio che ha debuttato ad Alice nella Città e ha fatto il giro dei Festival in Italia e in Europa. La Roma raccontata in Bangla è quella di Torpignattara, quartiere diviso fra immigrati, hipster e vecchi e dove vivono sia Phaim che Vanessa Picciarelli, dove non esistono episodi di discriminazione:

“Non ho li mai subiti – racconta Phaim Bhuyian – recentemente durante il montaggio di Bangla, mi hanno fermato i Carabinieri in borghese e mi hanno chiesto che lavoro facessi. Gli ho detto che facevo il regista, mi hanno perquisito la macchina e mi hanno detto c’hai il naso sporco e non mi prendevano in giro per il colore… Ho usato un tono ironico per raccontare il mondo dell’integrazione”.

Il suo modo disincantato di raccontare Roma e se stesso ricorda molto il primo Nanni Moretti, ma Bangla è ispirato alla sua vita, come spiega la co-sceneggiatrice:

“Io e Phaim siamo vicini di casa a Torpignattara: un quartiere profumato, vivo e colorato. Abbiamo raccontato il lato più spensierato del piccolo dramma e del quartiere, partendo dalla sua esperienza: lui mi raccontava paturnie, sogni,  ambizioni ed esperienze”.

Com’è stato per un esordiente assoluto dirigersi, raccontarsi e interpretarsi? Phaim Bhuiyan ammette di non essersi estraniato e aver vissuto un’esperienza fortemente immersiva. Molto è ispirato alla sua vita e ai suoi amici, come sua madre descritta nel film come “la Corea del Nord” e che non ha ancora visto il film.

Il regista condivide la scena con l’altra esordiente Carlotta Antonelli, che nel film interpreta Asia:

“Non mi sono preparata per questo personaggio, mi sono messa nelle sue mani e ho fatto quello che avrebbe fatto Asia senza regole. Il set è stato divertente e mi sono interessata a una cultura diversa dalla mia, è stato fico conoscere Phaim!”

Pietro Sermonti nel film interpreta il giovane papà di Asia e pronuncia un discorso polemico parlando di ius soli. È stato un set che ha emozionato molto l’attore:

“Ho condiviso la paura per chi fa un’opera prima, a Phaim tremavano le gambe. Era frastornato: ha vissuto 18 tipi di difficoltà diverse. Bangla è un film di un G2 e l’aspettavo da 20 anni, lo strofinarsi di culture lo sento drammaticamente interessante, la loro storia d’amore mi ha emozionato. Amo il cinema USA degli anni 70 e Scorsese & co sono tutti americani di seconda generazione, senza di loro non si sarebbe fatta la storia del cinema”.

Quanto a Phaim, ha preso la cittadinanza a 18 anni e ha raccontato che qualcuno ha commentato in modo ironico se non fosse stato doppiato dal cantante romanissimo Cicoria. Con il suo personaggio condivide praticamente tutto, incluso una spiritualità quasi impossibile da trovare nei giovani della sua età. 

Un’Italia colorata che parla varie lingue e che sogna di trasferirsi a Londra, la storia di Bangla ha convinto sia Domenico Procacci di Fandango che Annamaria Morelli di TimVision. Comico, divertente e ironico, Bangla ci ha consegnato un nuovo talento del cinema Phaim Bhuiyan:

“Mi piace un aspetto di questo film – conclude Sermonti – un ragazzo così giovane, più romano di me ha una segreta vita spirituale e la porge a tutti. È un ragazzo spirituale in una realtà specifica, Ecce Bangla, i suoi occhi ricordano anche quelli del primo Carlo Verdone. Bangla è un incontro fra due persone così diverse, l’Italia è questa qua e non piace alla maggior parte delle persone che votano”.

Bangla vi aspetta al cinema dal 16 maggio distribuito da Fandango.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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