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Carmen y Lola, la regista Arantxa Echevarría presenta il suo primo film

La basca a 50 anni è riuscita a realizzare il suo primo lungometraggio di finzione. Oggi in sala con EXIT med!a

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di Chiara Laganà | 2019-06-27 27/06/2019 ore 16:30

Il ballo delle due protagoniste del film Carmen y Lola, presentato dalla regista Arantxa Echevarría e da oggi in sala

Carmen y Lola racconta di un amore proibito fra due donne gitane della comunità di Madrid. A dirigerlo è Arantxa Echevarría, la regista basca che ha vinto per il suo primo film di finzione il Goya alla miglior opera prima. 

Il film è stato presentato all’ultima edizione di Cinema Spagna e a Roma, la regista 50enne ha raccontato le difficoltà nel realizzare il film e perché ha deciso di raccontare questa storia d’amore. 

Cinquant’anni basca, Echevarría ha deciso di raccontare la storia di un primo amore dal punto di vista femminile qualcosa che non vede spesso sul grande e piccolo schermo.

“Volevo raccontare il primo amore dal punto di vista femminile perché è più emotivo che sensuale, allo stesso tempo nel 2009 lessi la notizia di due gitane che si sposavano”.

Qualcosa fuori dal comune per una comunità molto chiusa che considera ancora l’omosessualità come un tabù inserito dai “bianchi”. Echevarría ha deciso di girare il film proprio nella comunità gitana di Madrid, nella UVA (Unidad Vecinal de Absorción, le unità abitative dove vivono i gitani) di Hortaleza e ha usato due abitanti come protagoniste: Zaira Romero e Rosy Rodríguez. 

La vita delle due ragazze è cambiata dalla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes ai 2 Goya vinti:

“Zaira quando ha girato il film aveva 16 anni, voleva fare l’estetista, mentre Rosy era sposata e si annoiava: essendo una casalinga senza figli. Partendo da questo a essere riconosciute per strada, andare a Cannes, essere nominate ai Goya, la loro vita è cambiata totalmente. Né Zaira, né Rosy hanno perso la testa. Anzi Zaira ha proseguito: ha fatto un altro film e una serie TV”. 

Le ispirazioni per la regista basca affondano nel cinema sociale, quello di Loach e di altri grandissimi registi:

“Il cinema è uno strumento oggi, come i media, hai il potere di chiudere una persona per 90 minuti in sala e farle dimenticare di tutto. In questo momento, tutti possono parlare di tutto, ma il cinema sociale è necessario. Mi sorprendo che ce ne sia così poco. Pensavo che il film non facesse nulla, invece ha cambiato delle vite, non me l’aspettavo”.

Prima di Carmen y Lola, per Arantxa Echevarría una serie di documentari, ma ha esportato le tecniche nel suo primo lungometraggio di finzione:

“Abbiamo girato nel mercato di gitani più grande di Spagna, avendo dei problemi: ci dicevano che eravamo il demonio, che l’omosessualità non esisteva e che era portata dai payos, i bianchi per distruggere la loro cultura. Insultavano e sputavano noi e chi di loro ha recitato nel film. Chi ha appoggiato il film e voleva cambiare le cose, c’era una divisione fra i gitani. Li insultavano parlando di religione perché sono evangelici e tutti i pastori hanno detto che se avessero preso parte al film li avrebbero scomunicati. Loro gli rispondevano: il mio Dio è libero e ci sono state delle discussione bellissime”. 

Il film è stato proiettato nel cinema dove i gitani della Capitale vanno ed è stato accolto fra gli sputi e gli applausi:

“Le persone pagavano il biglietto per insultare lo schermo. Con altri, invece, succedeva il contrario: le persone si emozionavano rivivendo il loro primo amore, scordandosi che le protagoniste erano donne e gitane. Chi andava con la testa più aperta si rendeva conto che era impossibile odiarle”.

Carmen y Lola è stato premiato con il Goya per la miglior opera prima e a un premio per la miglior attrice non protagonista, Carolina Yuste, un successo inaspettato per la regista:

“Pensavo che il film sarebbe finito in un baule: un’opera prima di una donna e nessuno mi conosceva. Tutto è nato da Cannes: gli ho inviato un DVD con il titolo scritto con il pennarello, neanche avevo fatto una copertina! Quando mi hanno chiamato per andare alla Quinzaine, mi ha cambiato la la vita. Da vedere i gala alla TV a casa, fino a finire tu a Cannes: i sogni si realizzano!”

Le sue due splendide donne sono molto simili a lei e a chiunque abbia avuto un primo amore, quindi a tutti:

“Il mio primo amore è stato simile, le lettere d’amore che mi inviava un ragazzo, conservo ancora tutto. Un dettaglio che anche tu hai: sì, può essere bello o no, ma il tuo primo amore è lì e il tuo cuore esplode. Questo viene raccontato nel film”.

Carmen y Lola è da oggi al cinema, distribuito da EXIT med!a.

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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