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Hammamet: Craxi di Amelio, il prezzo della democrazia

Nella fine del grande leader, protagonista di una lunga fase storica Paese, le colpe irrisolte e ripetute della nostra politica

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2020-01-12 12/01/2020 ore 20:20

Hammamet, è anche una meta turistica. Un luogo di vacanza.

Ma nel film di Gianni Amelio è la gabbia stretta dove l’ex leone Bettino Craxi (quasi resuscitato da Pierfrancesco Favino) si auto-confina, sia per sfuggire alla giustizia Italiana sia per non doversi mischiare con la nuova non-politica che avanza.

Un film bello perché si “appropria” degli ultimi lampi di una vita che fu immenso successo e rovinosa caduta.

Una pellicola ben decifrabile per chi ha vissuto gli anni e le conseguenze di quello spettacolare ribaltone che fu Mani Pulite, meno facile da inquadrare storicamente per quelli che non hanno visto aggredire e disgregare l’Italia, la sua politica e anche l’economia (seppur già gravemente guasta).

Nel film Hammamet non spicca alcuna accusa politica e nessun teorema.

Viene nominato il finanziamento ai partiti che dopo 28 anni e nonostante tutto non è stato ancora risolto e si percepisce chiaramente, il sistema ben radicato delle Tangenti che portò proprio a quelle Mani Pulite che, in tutta tranquillità, ridivennero quasi subito più nere del carbone.

Craxi era un simbolo più che vincente e per smantellare tutto il sistema ne andava abbattuto l’emblema. Con le monetine, con il populismo e la censura di un’intera nazione!

Il Protagonista dice una frase “la democrazia costa cara” ed è vero. In effetti Bettino paga sulla e con la propria pelle tutto quello che gli stava intorno, come se tutte le grandezze e le miserie della democrazia, della crescita, dell’immagine finalmente positiva dell’Italia, alla fine pesassero solo sulle spalle.

In tutto il film spicca esclusivamente la sua figura, malata ma forte, ferita ma arrogante, cosciente della fine ormai prossima ma con lo sguardo fisso all’orizzonte in cerca della sagoma dell’Italia.

Per noi è un film che va visto, senza gli occhiali del giudizio politico e del giustizialismo ma, per quello che è: la fine di un uomo.

Totalmente solo e rabbiosamente dimenticato, sicuro dell’impossibile assoluzione e del conseguente ritorno in Patria.

 

Inutile piangere. Si nasce e si muore da soli”: Cesare Pavese in “La casa in collina”.

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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