Caso Omerovic: per i legali della famiglia gli indumenti “restituiti non sono quelli di Hasib” – VIDEO e FOTOGALLERY

La foto scattata il 25 luglio scorso ad Hasib Omerovic, agonizzante sul marciapiede di via Gerolamo Aleandro nel quartiere di Primavalle a Roma, contiene almeno due aspetti da chiarire. La prima questione è: chi ha realizzato quello scatto? La seconda attiene all'abbigliamento: dall'immagine si vede il 36enne che indossa scarpe e pantaloncini diversi da quelli che poi sono stati restituiti ai genitori dai medici del policlinico Gemelli

I partecipanti alla conferenza stampa presso la Camera dei Deputati

La foto scattata il 25 luglio scorso ad Hasib Omerovic, agonizzante sul marciapiede di via Gerolamo Aleandro nel quartiere di Primavalle a Roma, contiene almeno due aspetti da chiarire. La prima questione è: chi ha realizzato quello scatto? La seconda attiene all’abbigliamento: dall’immagine si vede il 36enne che indossa scarpe e pantaloncini diversi da quelli che poi sono stati restituiti ai genitori dai medici del policlinico Gemelli.

La vicenda è quella del grave ferimento del 36enne di etnia rom e sordomuto, volato giù dalla finestra della sua camera al secondo piano della palazzina, nel corso dell’intervento di polizia compiuto da agenti del commissariato Primavalle. Durante la seconda conferenza stampa che si è tenuta alla Camera dei deputati – la prima c’era stata il 13 settembre – quando il deputato Riccardo Magi aveva fatto del caso anche una interrogazione parlamentare, i legali della famiglia Omerovic hanno sottolineato tutti i loro dubbi su alcune circostanze. Sulla vicenda, dal 13 settembre, indaga la procura di Roma che ipotizza il reato di tentato omicidio.

“Sappiamo – ha detto l’avvocato Arturo Salerni che insieme alla collega Susanna Zorzi assiste la famiglia Omerovic – che il fascicolo di indagine non è più a carico di ignoti; ma la procura, sulla vicenda mantiene il massimo riserbo”.

Salerni ha inoltre mostrato alcune immagini a cominciare dalla cartina dell’appartamento da 85 metri quadri in cui i fatti sono avvenuti. Il legale ha mostrato la foto dei documenti sul tavolo che il 36enne avrebbe mostrato agli agenti, una immagine della porta danneggiata da colpi, forse calci, la serratura sradicata, il manico della scopa spezzato, un lenzuolo sporco di sangue e, soprattutto, la foto di Hasib a terra dopo essere volato dalla finestra.

“Chi l’ha scattata quella foto? – si è chiesto il legale – Dalla posizione potrebbe essere stata scattata anche dall’appartamento degli Omerovic, e perché è arrivata a una vicina di casa soltanto molto tempo dopo i fatti?”. Ma l’elemento su cui si è concentrato l’incontro con la stampa di oggi è stato l’abbigliamento del 36enne ritratto a terra. “Non sono gli stessi indumenti consegnati in una busta di plastica alla famiglia dal personale del policlinico Gemelli”. Scarpe diverse e pantaloncini corti, quando Hasib li indossava lunghi anche se tirati su fino alle ginocchia. “I vestiti non appartengono ad Hasib”, ha aggiunto il legale della famiglia. Ovviamente non si esclude l’ipotesi che il personale dell’ospedale possa aver scambiato involontariamente abiti tra pazienti ma il dubbio resta dato che su quegli indumenti potevano essere effettuati esami di polizia scientifica.

Salerni ha anche detto che “a seguito di una nostra istanza è stato sequestrato l’immobile in cui i fatti sono avvenuti”. Un altro elemento potrebbe tornare utile agli investigatori della procura per stabilire con certezza una parte del gruppo di agenti che ha operato nell’appartamento. Si tratta di un video registrato con un telefonino dai familiari di Hasib il giorno dopo nel commissariato Primavalle che permetterebbe di individuare con certezza “due degli agenti intervenuti. Nel video – ha sottolineato l’avvocato – due agenti, all’insaputa di essere ripresi, sostengono di aver partecipato all’intervento. Lo fanno tentando di rassicurare i familiari di Hasib dicendo che non era successo nulla. Si tratta di un uomo è una donna”.

Ad ascoltare il loro legale ci sono i genitori di Hasib e due delle loro figlie e indossano una maglietta bianca con la scritta verità per Hasib. “Abbiamo preso una nuova casa ma abbiamo paura. Vogliamo giustizia per Hasib”, ha detto Fatima, la madre del 36enne che ancora è ricoverato in ospedale. Le sue condizioni non gli permettono di raccontare cosa è accaduto.

“Hasib ha subito una decina di interventi e non ha ancora finito”, ha chiarito Carlo Stasolla, portavoce dell’Associazione 21 luglio che segue da vicino la vicenda fin dai primi momenti. “È fortemente sedato – ha anche detto – anche se è uscito dal coma vigile. I medici non possono prevedere i tempi di recupero che saranno però lunghi e complessi”.

In merito alla posizione dell’amministrazione capitolina l’ha definita “indifferente. La famiglia di 5 persone ha dormito in auto per due settimane. Solo nei giorni scorsi hanno proceduto con una nuova assegnazione”. C’è poi la dura critica di Riccardo Magi, il deputato di Più Europa che il 13 settembre aveva interrogato il governo sulla vicenda. “La ministra degli Interni Lamorgese non ha risposto all’interrogazione parlamentare. L’interrogazione non riguardava l’attività giudiziaria e non rispondere è mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento. C’è ancora tempo – ha concluso – altrimenti rinnoverò l’istanza al nuovo ministro dell’Interno”.

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