La procura parte dalle carte. Prima ancora dell’autopsia, rinviata a lunedì, l’indagine sulla morte di Andrea Moretti, il rocciatore 22enne precipitato all’interno del Colosseo, entra nel cantiere e ricostruisce l’intera catena della sicurezza sul lavoro. Su delega dei magistrati, Spresal e Asl stanno esaminando la documentazione dell’azienda appaltatrice e di quella subappaltatrice: formazione dei lavoratori, eventuali abilitazioni all’uso di macchinari, consegna dei dispositivi di protezione individuale, procedure operative, manutenzione e controlli degli strumenti utilizzati la notte dell’incidente. Da quelle carte – scrive oggi il dorso romano de La Repubblica – dovrà emergere se tutte le misure previste per evitare la caduta erano state effettivamente rispettate.
Il conferimento dell’incarico per l’esame autoptico è stato spostato a lunedì, un passaggio che potrebbe anticipare l’iscrizione di eventuali nomi nel registro degli indagati, atto dovuto anche a garanzia delle parti, così da consentire loro di nominare propri consulenti tecnici. Il fascicolo, coordinato dalla pm Eleonora Fini e dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio, è aperto per omicidio colposo in relazione alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Parallelamente proseguono gli accertamenti sulla dinamica della caduta: i carabinieri della Compagnia Roma Centro e del Nucleo Investigativo hanno fatto sorvolare l’Anfiteatro Flavio con un drone per osservare dall’alto l’area dell’incidente, in particolare i tondini nella parte superiore della struttura, alla ricerca di corde, ganci o altri punti di ancoraggio. Dal sopralluogo, però, non sarebbero emersi elementi: nessuna fune né alcun gancio visibile nella zona più alta.
Originario di Crognaleto, comune di circa mille abitanti in provincia di Teramo, Moretti era un rocciatore specializzato e lavorava in quota per la Moretti Quintilio srl, impresa subappaltatrice impegnata nel cablaggio del nuovo impianto di illuminazione a led del Colosseo, un intervento dal valore complessivo di 5 milioni e 161mila euro, di cui 121mila destinati alla sicurezza. A guidare il raggruppamento temporaneo di imprese aggiudicatario dell’appalto è la I.G. Group, mentre una parte dei lavori è affidata alla EquattroE.
Quella notte il giovane operaio si trovava sulla volta del terzo livello del monumento e doveva far scendere i cavi fino a una lanterna posta al piano inferiore. Secondo la prima ricostruzione, stava scendendo quando è precipitato per circa dieci metri: indossava l’imbracatura e aveva un capo della fune assicurato a sé, mentre l’altro capo – quello che avrebbe dovuto garantirgli una discesa controllata tramite un dispositivo di bloccaggio – è stato ritrovato incastrato in un interstizio della parete, con l’occhiello in ferro che avrebbe dovuto fungere da passante rimasto libero. È su quel tratto di corda, sul punto di ancoraggio e sulla sequenza delle operazioni che si concentra ora gran parte degli accertamenti investigativi.
A dare l’allarme, quella notte, è stato il cognato di Andrea, Gabriele, marito della sorella Sara, che si trovava poco distante all’interno di un cestello elevatore insieme a un collega: non ha visto la caduta, ma ne ha sentito il rumore. Le telecamere di sorveglianza hanno registrato gli ultimi istanti, mostrando un’ombra precipitare nel vuoto. Toccherà ora alla documentazione acquisita stabilire quali procedure fossero previste per quel tipo di lavoro in quota, chi avesse il compito di verificarle e se siano state effettivamente rispettate la notte dell’incidente: Andrea doveva essere assicurato alla parete con due funi? Doveva esserci una persona pronta a intervenire da terra? Sono le domande a cui l’inchiesta – che tiene sotto esame anche le società appaltanti – dovrà rispondere. (fonte Repubblica)