Gli alberi a Roma, nelle piazze ce ne sono sempre stati pochi

I casi di Risorgimento e dei Cinquecento. Secondo il botanico De Fiore tanti pini ormai sono incurabili

photo credit: Collegio Nazionale Agrotecnici

Il restyling delle piazze Risorgimento e dei Cinqucento non brillano certo per numero di alberi, ma non sono state stravolte dai progetti pensati per il Giubileo del 2025. Lo dimostrano le foto che abbiamo analizzato grazie Maps di Google.

Piazza Risorgimento sempre stata spoglia

Piazza Risorgimento aveva pochi alberi ad alto fusto a tre estremi dell’area, un ampio spazio al centro, e il traffico tutto attorno, il che faceva della piazza una grande rotatoria. Semmai i progettisti attuali hanno spinto troppo sugli alberi in vaso, che hanno bisogno di irrigazione almeno due volte al giorno, meglio se con impianti automatici.

A piazza dei Cinquecento gli alberi alle fermate dei bus

Piazza dei Cinquecento aveva senza dubbio più alberi di adesso, ma principalmente verso le fermate dei bus, e nel 2018 c’erano ampie zone senza un filo di ombra. Inoltre, gli alberi presenti erano essenzialmente pini mediterranei, che in tutta Roma stanno soffrendo di attacchi di parassiti e un invecchiamento che impone ai tecnici del Comune di abbatterne decine di esemplari.

 

Perché così tanti pini abbattuti a Roma

 Sul gruppo Fb “Tutti per Roma. Roma per tutti”, il botanico Remo Fiore afferma che “tra gli anni ’20 e ’40 il regime fascista finanziò interventi di scala urbana: pinete anulari da Castelporziano a Castel Fusano, monumentalizzazione vegetale della via Appia, sistemazioni di viali e parchi storici. Allora come oggi le nuove piante erano giovani. Nessuno piantava alberi adulti perché non era tecnicamente possibile garantirne attecchimento e stabilità. Dopo la guerra la gestione fu conservativa. Tra gli anni ’50 e ’80 si procedette con manutenzioni straordinarie e reintegri puntuali. Tra gli anni ’80 e 2000 iniziarono i primi cedimenti strutturali dovuti a stress idrico e parassiti. Dal 2000 in poi il patrimonio arboreo ha mostrato segni evidenti di senescenza diffusa. Alla fine del ‘900, senescenza, deperienza e cambiamento climatico hanno cominciato a farsi sentire. Molti pini storici hanno raggiunto la fase senescente e imboccato la deperienza, cioè la solidità e perdita progressiva di stabilità. Dal punto di vista statico non aveva senso mantenerli. La scelta di un rinnovo totale e non puntuale è stata tecnicamente corretta”.

© StudioColosseo s.r.l. - studiocolosseo@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014