Lo stato della cultura a Roma e nel Lazio

Presentato il rapporto sul peso economico della cultura nelle regioni italiane

Roma, il Lazio e la cultura. Un menage a trois complesso quello descritto nella relazione 2015 sullo stato della cultura in Italia. Dati, cifre e considerazioni sono state presentata al MiBACT dal Ministro Franceschini, da Unioncamere e dalla Fondazione Symbola. Un Rapporto 2015 che vede Roma solo al sesto posto nella classifica delle città italiane in cui il ‘sistema cultura’ incide di più nell’economia locale. Un 7,6 % superato di poco anche da Vicenza e Pordenone, mete nordiche che sottolineano l’abilità del settentrione nel rendere la cultura un volano economico rilevante. Nella classifica della top ten delle città italiane sull’incidenza della cultura nell’occupazione Roma addirittura non campare, surclassata dall’inarrivabile Arezzo, prima nella classifica sia per quanto riguarda il valore aggiunto, sia per l’incidenza della cultura nel mondo del lavoro. I centri manifatturieri delle tipicità italiane spesso superano le performance delle aree metropolitane. Realtà più piccole, gestioni più agevoli che però sottolineano come la quantità di bellezze artistiche – in assenza di gestioni virtuose, dinamiche e innovative – non incidano da sole nell’economia locale. Sul fronte regionale i dati parlano di un Lazio in testa nella classifica delle regioni italiane in cui il sistema produttivo culturale incide maggiormente sull’economia della regione. Un 7% seguito da Marche e Veneto, attestate rispettivamente al 6,6 e al 6,3%. Una percentuale che tuttavia non fa il paio con il dato analogo sull’occupazione, classifica in cui il Lazio si attesta al quarto posto superato da Marche, Veneto e Toscana e che testimonia l’incapacità di far fruttare a livello occupazionale il primato sul valore aggiunto.

“Bisogna fare sistema – ha affermato Dario Franceschini – perché il pubblico da solo non basta”. Il ministro è convinto che le priorità siano attirare i privati e distribuire meglio i flussi turistici. “Roma è un esempio eclatante. Ho sentito dire che le Terme di Diocleziano (si trovano a Termini ndr) siano ‘decentrate’ – ha concluso Franceschini – Bene, bisogna fare in modo che i turisti non vadano solo al Pantheon ma anche nei capolavori meno in vista della città”.

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