All’assemblea di Confcommercio Meloni va all’attacco degli immigrati, degli extracomunitari che gestiscono negozi, minimarket che spesso sono sul mercato per pochi anni. “Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole – ha detto, ricordando “il contrasto al fenomeno odioso delle attività apri e chiudi, ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse”. A Roma nel centro storico non si potranno aprire minimarket fino al centro storico. A inizio giugno ne sono stati chiuso una ventina, perché non in regola con le licenze e le autorizzazioni che dettano l’apertura.
Più di 3.000 minimarket nel centro storico
Si calcola che nelle zone più centrali ci siano più di 3.100 minimarket, è una licenza arriverebbe a costare anche 3.000 euro per un negozio di 25 metri quadri. A queste vanno aggiunte le spese per i servizi e per il personale. Ecco perché, dice una nostra fonte attiva nel grande distribuzione, non poche sono attività che servono per nascondere altri flussi finanziari non sempre leciti. Anche gli italiani non scherzano però, se parliamo di legalità visto che i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno smantellato un’articolata rete di frode fiscale nel settore della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), mettendo i sigilli a beni per un valore complessivo di circa 4,5 milioni di euro.
Ma l’imprenditoria immigrata è più vitale di quella italiana
Ma mentre il tessuto imprenditoriale italiano soffre il peso di oltre un decennio di crisi (perdendo quasi l’8% delle imprese), l’imprenditoria straniera ha mostrato una straordinaria capacità di resilienza e crescita, aumentando di quasi la metà (+46,9%). I dati del rapporto Idos indicano chiaramente che l’imprenditoria immigrata non è più un fenomeno marginale, ma una colonna portante dell’economia italiana (rappresenta ormai più di un’impresa su dieci).
Quali sono le caratteristiche del lavoro degli immigrati?
Il Rapporto Idos individua due aree specifiche in cui questo dinamismo ha ancora un enorme potenziale inespresso. Il tasso di lavoro autonomo: Solo il 12,9% dei lavoratori immigrati ha un’attività in proprio, contro il 20,9% degli italiani. C’è quindi ancora molto spazio affinché tanti lavoratori dipendenti stranieri facciano il “salto” verso l’autoimprenditorialità. La capacità di assumere (generazione di occupazione). Attualmente, circa il 27% degli imprenditori immigrati assume dei dipendenti. È una quota vicina alla media europea, ma ancora distante dal 33,9% dei nativi. Se queste imprese cresceranno abbastanza da strutturarsi e assumere di più, diventeranno un motore di occupazione ancora più potente per tutto il Paese.