Il rosso è troppo lungo e il verde dura troppo poco. Il risultato sono i clacson e gli occhi al cielo dei romani (e non) imbufaliti
Roma, ore 9 del mattino. Su Ponte Umberto, che valica il Tevere all’altezza del Palazzaccio, c’è una fila di macchine ferma, che parte dall’ultimo semaforo prima dell’ingresso in centro e del varco Ztl e arriva fino all’altra parte, davanti il piccolo distributore di carburante dinnanzi alla Cassazione. Si tratta di uno degli ingressi principali per i romani che lavorano nei quartieri centrali della Capitale, in quanto imbocca Corso Rinascimento, arteria che collega Prati agli uffici del centro. Ma anche i quartieri a Nord di Roma.
Dove sta il problema? Il semaforo poc’anzi citato è troppo lungo e il verde dura troppo poco. Si dà la precedenza, infatti, al Lungotevere, lato centro, che sale verso nord. Domanda: non è che alle 9 del mattino c’è molta più gente che entra in Centro piuttosto che verso i quadranti Nord? Con ogni probabilità sì. Ma di questo non sembra accorgersene. Il risultato sono i clacson e gli occhi al cielo dei romani (e non) imbufaliti.
Meno male che un mese fa è partita la sperimentazione dei semafori, cosiddetti, intelligenti. Rispetto ai tradizionali semafori, sono dotati di un sistema di ultima generazione che rileva la velocità dei veicoli in transito. Questi strumenti rilevano il traffico in tempo reale e “decidono”, secondo parametri, quando fermare o far ripartire la circolazione. Quando un mezzo supera il limite di velocità consentito nel tratto, il semaforo segnala in automatico la luce rossa, quella di stop. Metterne uno a Ponte Umberto?