13 Giugno 2021
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Roma: Feroci (Caritas), preoccupa cittadino trasformato in cliente

(ASCA) – Roma, 18 mar 2014 – ”’E’ mio dovere riportare in questa aula l’amarezza, che molto spesso si tramuta in indignazione, di tante persone per la carenza di risposte, per il dolore sordo presente nei loro cuori. Credo sia doveroso da parte mia aiutarvi perche’ la disperazione non si tramuti in atti inconsulti, da […]

(ASCA) – Roma, 18 mar 2014 – ”’E’ mio dovere riportare in questa aula l’amarezza, che molto spesso si tramuta in indignazione, di tante persone per la carenza di risposte, per il dolore sordo presente nei loro cuori. Credo sia doveroso da parte mia aiutarvi perche’ la disperazione non si tramuti in atti inconsulti, da parte vostra aprire gli occhi. Il primo passo quindi e’ la capacita’ di osservazione e di analisi”. Parole del Direttore della Caritas Diocesana di Roma, monsignor Enrico Feroci, dinanzi all’Assemblea Capitolina riunita in seduta straordinaria per discutere del Salva Roma. Monsignor Feroci ha ricordato le criticita’ seguite dalla Caritas in piu’ di un luogo. Dalla poverta’ delle famiglie, alla frammentazione degli affetti (famiglie separate), al sovraindebitamento ”terreno fertile per fenomeni come il gioco d’azzardo lo sciacallaggio sui soggetti deboli che certi potentati stanno effettuando” ha detto. Lungo l’elenco ricordato ai consiglieri, alla Giunta e al Sindaco. Da quello occupazionale al disagio giovanile, dagli anziani agli immigrati fino ai rom. ”Ma quello che preoccupa ancor di piu’, ad osservatori attenti, e’ la crisi culturale – ha detto il direttore della Caritas diocesana – una crisi di valori non e’ meno disastrosa di quella della poverta’. Oggi si assiste ad una sorta di corruzione di quelli che erano stati i fondamenti dello sviluppo economico e sociale dell’ultimo secolo. Nel passato l’obiettivo chiaro, da tutti condiviso, era il miglioramento della tutela della dignita’ della vita delle persone” al contrario ”oggi – ha rilevato – queste idee stanno pian piano mutando. Il cittadino lentamente dapprima si e’ trasformato in utente, e quindi e’ diventato un cliente. Cioe’ si sta trasformando e affermando una cultura che sostituisce l’interesse del singolo (o di pochi) al bene comune. Di conseguenza si perde la dimensione del servizio, del contributo per costruire la comunita’ e a tutto deve corrispondere un prezzo. Niente si fa per niente”. Per Feroci ”una comunita’, locale o internazionale, che si richiude in se stessa e in cui i membri cercano di sottrarsi alla relazione di responsabilita’, ben presto cessa di essere una comunita’. Il contributo che Caritas puo’ portare non e’ tanto quello di un’offerta di servizi sociali o di supplenza alle carenze del Welfare che paga aspramente le cause della crisi. Il contributo che intendiamo portare e’ quello di una cultura del dono, da non fraintendere con una mentalita’ di assistenzialismo” ha concluso. bet mau

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