La decisione della Consulta provinciale degli studenti di Roma di sostituire, nel titolo della commissione “Antifascismo e memoria storica”, la parola “antifascismo” con “democrazia” apre un fronte di polemica che travalica le aule scolastiche. La scelta, assunta dal Consiglio di presidenza guidato da Gioventù nazionale e Azione studentesca, viene criticata da associazioni, forze politiche e amministrazione capitolina.
“È grave la decisione di rimuovere la parola antifascismo”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio. “È un atto politico estremo: l’antifascismo non è negoziabile, è parte integrante dell’architettura costituzionale della nostra Repubblica nata dalla Resistenza e non può essere oggetto di trattative, discussioni, rimozione o interpretazione da parte di chiunque”. Smeriglio ha annunciato un appello all’Ufficio scolastico regionale e al ministero dell’Istruzione “per intervenire tempestivamente su questo sfregio alla storia repubblicana, ai padri e alle madri costituenti”.
Dura anche la nota di Sinistra civica ecologista (Sce), che parla di “ancora revisionismo: dai gruppi studenteschi fino ai banchi del governo, Fratelli d’Italia non perde occasione per attaccare il valore dell’antifascismo e della Resistenza”. Per Sce “la maggioranza di destra nella Consulta, guidata da Gioventù nazionale e Azione studentesca, ha appena cambiato il nome della commissione “Antifascismo e memoria storica” in “Democrazia e memoria storica”. L’organismo è finanziato direttamente dal ministero dell’Istruzione e del Merito. La gravità dell’episodio non è solo nelle parole: l’ossessione di ridimensionare e rimuovere il valore dell’antifascismo come cultura democratica alla base della Repubblica italiana tradisce l’adesione ideologica a un passato con cui non hanno mai tagliato i ponti”. Il movimento chiede di tornare sui propri passi, contestando anche il metodo: “Decisione presa senza essere discussa né dall’assemblea plenaria, né dalla commissione”.
Sulla stessa linea i Giovani Democratici di Roma. “La modifica della parola antifascismo con la parola democrazia nel titolo della commissione sulla memoria storica è inaccettabile”, ha affermato Damiano Moscardini e Jacopo Augenti. “Azione studentesca sceglie di cancellare la parola su cui si fonda la nostra democrazia. Non ci sarebbero la Repubblica Italiana e la Costituzione senza la Resistenza antifascista”. Per i Gd si tratta di “un’operazione di revisionismo storico” compiuta “con un colpo di mano, di dubbia validità regolamentare”, mentre “non si fa nulla per rispondere ai bisogni reali degli studenti”. L’appello finale è a una mobilitazione ampia: “Torniamo ad unirci e diamo una nuova maggioranza alla Consulta della nostra città, Medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza”.