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Cartier, ai Musei Capitolini il gioiello diviene Arte e Mito – PHOTOGALLERY –

Nella scintillante mostra nelle sale di Palazzo Nuovo, le creazioni, tra le più di emblematiche e prestigiose della storica Maison, vengono presentate al pubblico accostate alle opere di arte antica… in un dialogo perenne e coinvolgente.

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Fino al 15 marzo il Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini ospiterà la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, sui gioielli provenienti per lo più dall’Heritage Cartier Collection con accanto le grandi opere dell’arte e della scultura greca e romana che li hanno ispirati,  provenienti dalle collezioni della Sovrintendenza Capitolina, da istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private. 

La Cartier Collection comprende circa 3.500 pezzi datati dagli anni Sessanta dell’Ottocento fino agli anni Duemila, quali testimonianze materiali della storia di oltre 170 anni di stile e creatività.

Nelle sale che espongono in modo permanente le sculture della Collezione del Cardinale Alessandro Albani, nucleo originario del Museo Capitolino dal 1773, per la prima volta viene allestita una mostra temporanea dall’eccezionale valore e prestigio, anche per la novità del racconto espositivo: la storia della creazione e ideazione dei gioielli firmati Cartier, che guardano all’antico come fonte d’ispirazione.  

E’ una mostra ben strutturata dal percorso intuitivo e accattivante per lo spettatore, che è completamente rapito dalla bellezza dei gioielli e dalle belle vetrine luminose, sempre però alla scoperta di come il gioiello, non rimanga un oggetto fine a se stesso, ma divenga opera d’arte sia dal punto di vista tecnico sia come testimonianza concreta del gusto e della cultura nei secoli.

Una suggestiva scalinata con suoni e immagini di richiami cinematografici, opera del Maestro Dante Ferretti, scenografo premio Oscar, introduce il visitatore alla mostra, che oltrepassando un grande arco inizia il percorso storico fin dal 1898, con l’arrivo di Louis Cartier (1875-1942) alla direzione della Maison parigina al fianco di suo padre.

In tutta Europa nella metà del XIX secolo, a seguito delle grandi scoperte archeologiche, come Pompei ed Ercolano e anche della politica napoleonica, si diffonde lo stile neo-archeologico e neoclassico. Napoleone III acquisì la collezione di Giovanni Pietro Campana per il Museo del Louvre nel 1861, con un’eccezionale raccolta di gioielli antichi, restaurata e studiata dalla famiglia Castellani, che riportò l’attenzione sull’arte orafa con un chiaro riferimento alle scoperte archeologiche. Ma anche la Maison Cartier fu uno dei fornitori della corte di Napoleone III e adottò questo gusto facendone il suo marchio distintivo nei decenni a seguire.

Con l’arrivo di Louis Cartier, i disegnatori della Maison furono esortati a consultare i libri per studiare e copiare le opere d’arte, i decori e le architetture antiche: un esempio di questa ispirazione è la spilla con micromosaico, il cui modello iconografico è il mosaico delle colombe che si abbeverano, risalente al II sec. a.C., e qui in mostra accanto al gioiello troviamo l’esemplare rinvenuto nella Villa Adriana a Tivoli. 

Un gioiello tipico della cultura greco romana è la corona a ghirlanda con rami di piante intrecciati, simbolo di divinità, che veniva indossata dalle imperatrici romane ed entrò in uso anche nella corte napoleonica nei primi anni del XX secolo, utilizzando l’oro giallo. Fu Cartier a realizzare e introdurre la moda della tiara e della corona a ghirlanda utilizzando in modo innovativo il platino: un metallo che consentì montature più leggere e luminose, esaltando così la brillantezza dei diamanti. Grande successo riscosse presso la nuova élite che, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, aspirava a consolidare il proprio status nella società, emulando la storica aristocrazia europea.

Nella mostra viene affrontato anche il tema del mito e delle sue divinità che hanno ispirato la creatività della Maison Cartier dall’inizio del XX secolo, come Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra. Il visitatore è così naturalmente e facilmente coinvolto nel cambiamento dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso dell’Ottocento e del Novecento, dell’ammirazione per l’antichità e del profondo legame tra Cartier e l’Italia, specialmente Roma. 

Vengono realizzati gioielli che divengono simboli di concetti astratti durevoli nel tempo, creando un’allegoria e un richiamo al mito: la freccia è quella scagliata da Eros (Cupido), dio dell’Amore; le ali sono quelle di Hermes (Mercurio), messaggero degli dei; la perla è simbolo di Afrodite, del femminino e del suo potere generativo, divenendo una presenza costante nei gioielli, negli accessori, nell’abbigliamento e nelle acconciature femminili; il nodo di Ercole è simbolo di un’unione salda e indissolubile, e viene rappresentato nei gioielli che celebrano l’amore e il matrimonio.

Esposti anche alcuni dei più raffinati orologi creati da Cartier nel XX secolo, che reinterpretano le antiche forme di rappresentazione del tempo, con la presenza di segni zodiacali, riprodotti fedelmente sul modello delle meridiane zodiacali romane.

Il motivo della pantera, che compare nelle creazioni Cartier nel 1914, sia con pelliccia maculata che nera, diventa emblema iconico della Maison sotto l’impulso di Jeanne Toussaint, Direttrice Creativa dal 1933 al 1970. Nella mitologia greca rimanda esplicitamente al mondo di Dioniso, dio del vino, ma è anche simbolo del potere irresistibile dell’attrazione. 

La mostra, da non perdere, è resa più coinvolgente nel percorso narrativo anche grazie alla presenza dei numerosi schermi con immagini e filmati ricostruttivi, da installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier, Mathilde Laurent, e per l’esposizione delle pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier