I padiglioni saranno pronti. Ma le contestazioni continuano

Il fronte lavoro è tra i "buchi neri" di Expo secondo i sindacati

Meno tre giorni. E poi sarà Expo. Il commissario unico Giuseppe Sala conferma che tutti i padiglioni saranno pronti, fatta eccezione solo per qualche rifinitura. E mentre proprio oggi è stata presentata la “Carta di Milano”, il documento sul diritto al cibo che sarà firmato a ottobre anche dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, è stato inaugurato anche il ponte su Expo, che collega l’A8 con Molino Dorino e consentirà l’accesso al sito Expo dalle autostrade.

Sullo sfondo, però, ancora contestazioni. Non solo quelle dei No Expo, che si stanno preparando alle manifestazioni in programma fra il 30 aprile e il 3 maggio. Sempre martedì 28 aprile Milano è stata infatti bloccata dallo sciopero del trasporto pubblico, deciso proprio per protestare contro l’accordo sottoscritto con Expo. A onor di cronaca, però, va detto che tutte le organizzazioni che hanno firmato quell’accordo, tra le quali Cgil e Cisl, hanno preso le distanze da questo sciopero: “Assieme agli altri firmatari, pensiamo di aver fatto un buon accordo. Si può sempre fare meglio. Non vi è dubbio. Noi pensiamo che lo si debba fare senza far saltare il bilancio dell’azienda, nella quale i lavoratori dovranno continuare a lavorare anche dopo Expo, sapendo che un’azienda con i bilanci in ordine dà più garanzie ai lavoratori di un’azienda in deficit”, hanno detto.

E poi ci sono le altre contestazioni. Alla vigilia dell’inaugurazione con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, è in particolare il lavoro a essere nel mirino in questi giorni di vigilia. I sospetti dei sindacati sull’applicazione di contratti “per noi nulli”, come sostengono tutte le rappresentanze, si sono rivelati fondati e così da qui fino al 30 aprile si susseguiranno colloqui, telefonate, scambi di email. Perché fino a oggi è “nulla di fatto”. Nulla di fatto, tanto per fare un esempio, con Manpower, la società incaricata da Expo di gestire il lavoro interinale a cui i sindacati contestano l’applicazione di contratti al ribasso, dal 20 al 30% in meno rispetto agli accordi siglati la scorsa estate. Sotto accusa anche la cordata di aziende che si sono aggiudicate l’appalto per la vigilanza e che hanno deciso una retribuzione sotto i minimi previsti dalla legge: 4,60 euro all’ora contro la soglia minima di 4,65.

E poi ci sono le questioni legate alle sicurezza nell’accesso al sito, che sarebbe presidiato 24 ore su 24 ma che invece possiede varchi attraverso i quali riescono a passare i lavoratori abusivi, come testimoniato da alcune inchieste, l’ultima sul Corriere della Sera. A questo si aggiunga che da metà febbraio fino alla fine di questo mese la prefettura ha autorizzato procedure “più snelle” per entrare nel sito: nessun obbligo di una foto di riconoscimento sul proprio tesserino e nessun obbligo di registrazione all’uscita. Il che rende fin troppo semplice “barare” sulle ore di lavoro svolte.

 

t.p.

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