La mattanza dei cinema romani

21 sale chiuse negli ultimi dieci anni, 44 schermi in meno. E le norme comunali non aiutano

Una vera e propria mattanza: è quella che coinvolge i cinema romani che stanno venendo decimati dalla minore affezione degli italiani per il grande schermo e per la concorrenza, difficile da battere, dei grandi multisala. Negli ultimi dieci anni sono state chiuse 21 sale, per un totale di 44 schermi cinematografici in meno. Senza pensare alla ricaduta occupazionale di un disagio così grave, è indubbio che molti edifici storicamente adibiti a cinema vengono chiusi e trasformati in miniappartamenti o in supermarket.

Un caso emblematico è quello del Cinema Metropolitan, in via del corso. Era uno dei cinema centrali più importanti, ma è chiuso da circa 10 anni. Nel tempo si sono viste battaglie spaventose, perché ogni volta si ipotizzavano futuri diversi per questo spazio molto grande. Inizialmente doveva essere una libreria, ma con la crisi dell’industria libraria, schiacciata da Amazon e dalle grandi catene, si è capito subito che non avrebbe funzionato; poi si è parlato di un supermercato, quindi di un fast food, infine di un parcheggio. In tutto ciò, un edificio nel cuore di Roma è abbandonato a se stesso da un decennio.

Un altro caso emblematico è quello del multiplex Uci Marconi: 7 schermi che sono stati definitivamente oscurati la scorsa primavera perché il proprietario dell’immobile ha deciso di non rinnovare il contratto di affitto. Il motivo? Al posto del cinema sorgeranno dei miniappartamenti, nonostante la normativa comunale impedisca espressamente di cambiare destinazione d’uso per i cinema.

Ma è già successo altre volte e succederà ancora: il cinema Holiday ora è un supermercato; il Capitol è una sala giochi; il Gregory un negozio di arredamento. Le giunte che si sono succedute (Veltroni, Alemanno, Marino e ora Raggi) si sono ben guardate dall’impedire questo scempio. E l’associazione Anec Lazio, che pure ha avuto un incontro con l’assessore Bergamo, è sconsolata.

“La legge cinema – ricorda Giorgio Ferrero, presidente dell’associazione – nel 2017 mette a disposizione 30 milioni di euro per la ristrutturazione e la riattivazione delle sale. Al Comune non abbiamo chiesto soldi, ma semplicemente la creazione di un tavolo tecnico per discutere di normative, strumenti, procedure, possibilità di ampliare volumetrie, così da consentire a chi interessato di poter intervenire, ma alle promesse non sono seguiti fatti concreti”.

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