12 Giugno 2021
Il meteo a Roma

Le migrazioni di Giuseppe Tornatore

Il regista siciliano ospite de “Il gioco serio dell’arte” a Palazzo Barberini

Un Palazzo Barberini gremito per la partecipazione di Giuseppe Tornatore a “Il gioco serio dell’arte”, la rassegna ideata e diretta da Massimiliano Finazzer Flory. Il tema dell’anno è la migrazione, argomento attuale affrontato dall’evento culturale in tutte le sue declinazioni artistiche, dialettiche, simboliche. Questa volta l’ospite d’eccezione – premio Oscar nel 1990 con Nuovo Cinema Paradiso – ha permesso ai tanti partecipanti presenti un viaggio complesso tra le percezioni dell’essere umano, l’arte cinematografica, il concetto di corrispondenza e quello di migrazione.

 

“La corrispondenza” è anche l’ultimo film di Giuseppe Tornatore, una storia d’amore che si sviluppa – dopo la sparizione misteriosa e improvvisa di lui – in un gioco di percezioni a distanza e di contatti tecnologici. La pietra miliare da cui parte il racconto è un aneddoto su Akira Kurosawa, il grande cineasta giapponese che nonostante i molti film e riconoscimenti era convinto di non aver ancora colto l’essenza del cinema. “La bellezza del cinema è che non riesci mai ad averlo davvero in pugno – ha raccontato Tornatore – c’è sempre qualcosa d’ineffabile che ti stupisce ed entusiasma”. Secondo l’artista di Bagheria un’altra caratteristica del cinema è che permette di viaggiare nel tempo. “Serve una grande preparazione e la predisposizione a farsi catturare dalle illusioni che poi si traducono in scene e immagini – ha proseguito – a quel punto il passato si trasforma in presente e vengono abbattute le barriere temporali”.

 

Tornatore è convinto che la tecnologia abbia dilatato la nostra vita perché “oggi in un’unità di tempo riusciamo a fare cose che in passato ne richiedeva di più”. Una tecnologia che colma i vuoti, determina i tempi e spesso diventa essenza dei rapporti lavorativi, umani, amorosi, come nella sua ultima opera. L’evento è proseguito tra il racconto del regista, parti dei suoi ultimi film, la conduzione colta e contorta di Finazzer e il commento di alcune opere d’arte evocative. Il concetto di migrazione temporale è stato spiegato con l’esempio delle colonne sonore di Ennio Morricone – collaboratore di vecchia data di Tornatore – che hanno la caratteristica di essere composte dopo la sceneggiatura, quando il film ancora deve essere realizzato, con una sensazione di sfasamento e d’inversione dei ruoli che è l’essenza stessa del cinema. Dunque migrazioni di pensieri, passioni, sensazioni che hanno nella corrispondenza la proprio completamento e ridefinizione. Una corrispondenza che nei tempi cambia la forma ma che rimane un elemento costitutivo del genere umano (gds)

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