15 Giugno 2021
Il meteo a Roma

Monahan, Velly, Giacomelli, Breccia. Le mostre da non perdere

Da non perdere anche "Vedute Romane" di Alessandra Giovannoni

MONAHAN, UN CONTEMPORANEO A PALAZZO ALTEMPS

Si chiama Matthew Monahan, è uno scultore californiano nato nel 1972, e il Museo Nazionale Romano, nella sede di Palazzo Altemps, presenta le sue opere. In una mostra curata da Ludovico Pratesi, l’artista nato a Eureka, negli Stati Uniti, ha ideato otto sculture site-specific poste lungo il percorso di visita del museo si mischiano con la collezione permanente dell’antico palazzo rinascimentale, suggerendo una riflessione sulle forme, le iconografie e i miti della classicità grazie alla contaminazione con l’arte del nostro tempo. L’esercizio del dialogo e del confronto con il presente stimola una nuova visione del passato e invita a immaginare il futuro. La ricerca di Monahan si sviluppa intorno all’idea di scultura come una sorta di rovina contemporanea, dove i materiali, le suggestioni archeologiche e la memoria della classicità assumono un aspetto transitorio, si trasformano in suggestivi relitti in bilico tra presente e passato. Tra classicità e fantascienza, combinando elementi iconici apparentemente distanti in maniera straniante ma altamente suggestiva. Un’esposizione che porta il contemporaneo nel cuore di Roma. Fino al 15 maggio. Da non perdere, anche per riscoprire le meraviglie (antiche) di Palazzo Altemps.

 

GIACOMELLI, FOTO A PALAZZO BRASCHI

E’ conosciuto dal grande pubblico come “il fotografo dei pretini”: le immagini di Mario Giacomelli sono esposte nelle sale di Palazzo Braschi, da quelle scattate sulla spiaggia di Senigallia nel 1953, alle serie dedicate all’Ospizio, fino ai seminaristi della città. Giacomelli è l’autore della serie “Io non ho mani che mi accarezzino il viso”, titolo ripreso da uno scritto di padre David Maria Turoldo: il fotografo visitò il Seminario Vescovile di Senigallia per un anno prima di dar forma alle foto vere e proprie. In questo ambiente i giovani seminaristi sono ripresi in momenti di ricreazione, con un bianco e nero dal sapore neorealista. Non mancano in mostra anche le straordinarie immagini del paesaggio marchigiano, che per tutta la vita Giacomelli non si è mai stancato di fotografare, di riprendere e di sorprendere. Così come le sue immagini più “materiche”, dove la tensione tra le figure nere e il bianco di fondo si fa attesa drammatica, corposa, lirica. Fino al 29 maggioDa vedere, magari prima della messa domenicale a Sant’Agnese in Agone, a piazza Navona.

 

BRECCIA, UN PITTORE ALLA BIBLIOTECA ANGELICA

A trentacinque anni dal suo esordio come pittore, nella galleria Il Grifo, nel 1981, ricordando una grande mostra a Palazzo Venezia, Pier Augusto Breccia torna con la sua pittura ermeneutica alla Biblioteca Angelica. Uno spazio centralissimo nel quale esibire opere di straordinario impatto visivo ed emozionale, lavori di un artista che per tanti anni ha donato la sua professionalità di medico, stimatissimo nel mondo scientifico. Nato a Trento nel 1943, primo laureato presso la facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha esercitato a tempo pieno la professione di cardiochirurgo presso il policlinico Gemelli, fino a scoprire la vocazione artistica. Lo stesso Breccia afferma: “Non cerco risposte metafisiche ai grandi interrogativi esistenziali proprio perché l’essere non può, né razionalmente né visivamente, venire entificato”. Fino al 29 aprile. Una mostra che fa bene allo spirito, e anche al corpo.

 

GIOVANNONI, VEDUTE ROMANE, DA FRANCESCA ANTONINI

“Le persone che camminano lente”: strano titolo, per la personale di Alessandra Giovannoni, artista romana nata nel 1954. Una mostra che comprende una selezione di opere dedicate alle vedute urbane di Roma. Eppure è azzeccato, questo titolo, perché anche Giovannoni è così, e il percorso espositivo nella galleria di via Capo le Case si dipana dal lungotevere fino a piazza Fiume, passando per San Giovanni e via Salaria, senza fretta. Con visioni abbaglianti di una città sospesa, nella quale gli edifici fanno da sfondo alla presenza silenziosa delle figure umane. I lavori in mostra, tutti di grande formato, sono il risultato delle annotazioni e degli appunti visivi che Giovannoni registra nel suo attraversare la città, lento pede, nei luoghi a lei cari, in momenti sempre diversi. “Per sentire mio un luogo devo vederlo tutti i giorni, a tutte le ore, dallo stesso punto di vista. Stessa panchina, stessa spiaggia, stessa distanza da cose o figure”, scrive lei stessa, delineando un processo che si nutre dell’osservazione continua del reale, capace di distillarlo in immagini sintetiche e quindi universali. La mostra è accompagnata da una pubblicazione che comprende, oltre alle immagini dei lavori, un testo inedito di Elena Stancanelli ispirato alle opere di Giovannoni. Fino al 28 maggio. Da visitare con calma, ma senza aspettare l’ultimo giorno!

 

VELLY, PIPISTRELLI A PALAZZO POLI

Altro che il film dedicato a Batman! A Palazzo Poli sono esposte le opere di Jean-Paul Velly, artista scomparso tragicamente, amante dei pipistrelli: dopo la grande mostra a Villa Medici nel 1993, la figura del maestro bretone (Audierne 1943 – Trevignano 1990), vincitore Grand Prix de Rome per l’incisione (1966), viene ricollocato al posto che gli compete nella cerchia dei grandi artisti contemporanei. La mostra suggerisce un percorso all’interno del nucleo poetico del lavoro di Velly, attraverso la metafora alchemica, ribadita dalla splendida “Melencolia” di Albrecht Dürer che apre l’itinerario. La prima sala, “Nigredo”, allude allo stadio della trasformazione della materia: qui è Velly stesso, artefice e iniziatore della creazione, ad accogliere i visitatori con una parete dedicata ai suoi celebri autoritratti. Il processo ideativo dell’artista si precisa attraverso il confronto tra disegni preparatori inediti e prove di stato: dalla “notte eterna dell’universo” emergono le sue magnifiche visioni, le incisioni a bulino, che ritrovano il bianco e la luce con stupore, sottraendoli al buio. La seconda sala, “Albedo”, che rimanda alla purificazione della materia, ospita il nucleo di acquerelli e i disegni a punta d’argento, tecnica dei maestri rinascimentali. La terza sala, “Rubedo”, offre una selezione dell’opera pittorica. Fino al 15 maggio. Imperdibile, anche per coloro che hanno paura degli uccelli notturni: tanto la mostra è aperta solo di giorno.

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