Orfeo e le Sirene: Osanna, una scena mitica unica al mondo – FOTOGALLERY

Per il direttore dei Musei lo straordinario gruppo scultoreo in terracotta del IV è uno dei recuperi più importanti di sempre, grazie all’attività investigativa del nucleo carabinieri tutela del patrimonio culturale al comando del  Gen. B. Roberto Riccardi

photo credit: Valentina Nicolucci

“Un recupero straordinario di un capolavoro unico dell’arte greca del IV sec. a.C., scavato clandestinamente nel territorio di Taranto ed è proprio al museo Marta di Taranto che tornerà”. Massimo Osanna, direttore generale Musei è particolarmente entusiasta del rientro nel nostro Paese di Orfeo e le Sirene.

“Il gruppo scultoreo – rileva – rappresenta un mito antico e, forse, adornava la tomba di un adepto ai misteri orfici, colui che, conducendo una vita in purezza, assicurava all’anima una sopravvivenza ultraterrena. Le sirene, che guardano Orfeo, non sono come le immaginiamo oggi, ovvero donne con il corpo di pesce. Sono rappresentate come figure ibride di donna e di uccello, secondo l’iconografia più antica, che verrà superata da quella a noi più familiare soltanto nel Medioevo. Il gruppo – precisa – era originariamente dipinto, e possiamo ipotizzare che, grazie alla pittura, vi fosse un intenso gioco di sguardi tra le sculture, che costituiscono davvero un esemplare unico perché raramente una scena mitica come questa veniva rappresentata in terracotta, non abbiamo paralleli nel mondo antico”.

Le sculture in terracotta, a grandezza quasi naturale, raffigurano Orfeo, il mitico cantore che incantava con il suono della sua lira, affiancato da due Sirene, che secondo il mito avrebbe sconfitto durante il viaggio di ritorno degli Argonauti in Italia meridionale. La vittoria di Orfeo sulle Sirene rappresenta simbolicamente il trionfo dell’armonia musicale, un concetto chiave del pensiero filosofico e politico pitagorico e particolarmente diffuso nelle città della Magna Grecia. Il gruppo sarebbe stato creato per decorare un monumento funerario o un santuario verso la fine del IV secolo a.C.

Fino al 15 ottobre 2022 l’imponente gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene del IV secolo a.C., trafugato negli anni ’70, sarà eccezionalmente esposto presso l’Aula Ottagona, nell’allestimento del Museo dell’Arte Salvata, all’interno del Museo Nazionale Romano. Il Museo dell’Arte salvata dal 15 giugno 2022 accoglie le opere recuperate dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale affinché possano essere esposte in modo temporaneo prima di tornare nei musei di pertinenza territoriale.

“Il ritorno di Orfeo e le Sirene è uno dei recuperi più importanti di sempre, nella storia dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e nella storia d’Italia. Alla bellezza della Legalità, aver ottenuto per via giudiziaria la restituzione del bene, fa da specchio la legalità della Bellezza, un’indagine messa al servizio di un reperto di impareggiabile valore artistico”.  Lo rileva il gen. B. Roberto Riccardi, comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che hanno operato in coordinamento con la procura della Repubblica di Taranto e in collaborazione con il District Attorney’s Office di Manhattan (New York – U.S.A.) e lo Homeland Security Investigations (H.S.I.).

Nel corso delle attività investigative si è riusciti ad individuare il trafficante d’arte, che aveva avuto un ruolo nello scavo clandestino e nell’esportazione illecita del gruppo scultoreo denominato Orfeo e le Sirene avvenuto negli anni ‘70. I preziosi reperti, scavati e rinvenuti in frammenti presso un sito tarantino da alcuni tombaroli del posto, furono venduti, tramite un ricettatore con la complicità della criminalità organizzata, e giunsero in una galleria d’arte in Svizzera. Qui i frammenti vennero affidati ad un restauratore che li ricompose nell’aspetto attuale. Dopo un periodo di giacenza in Svizzera, le sculture furono poi acquistate dal The Paul Getty Museum di Malibu (Los Angeles – U.S.A.) grazie all’intermediazione di un funzionario di una banca svizzera.

Con Orfeo e le Sirene altri 142 oggetti sono stati recuperati negli Stati Uniti d’America: sono beni databili tra il 2500 a.C. e il VI secolo d.C. risalenti alle civiltà romana, etrusca, apula e magnogreca. In occasione del viaggio che ha visto i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale toccare New York e Los Angeles, il 6 settembre ne sono stati restituiti all’Italia altri 58 che rientreranno nei prossimi mesi.

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