18 Giugno 2021
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Venezia, 65 paesi per Biennale Internazionale di Architettura

Il mondo e le sue mille architetture sbarcano in laguna

Si alza il sipario sulla 15esima Biennale Internazionale di Architettura di Venezia con i primi tre giorni dedicati alla vernice per la stampa. “Reporting from the front” mette insieme negli spazi tra l’Arsenale e i Giardini 65 paesi con bene cinque nuovi ingressi da parte di Filippine, Lituania, Nigeria, Seychelles e Yemen.

A simboleggiare l’edizione 2016 è una donna sopra la scale che guarda il deserto, dove evidentemente l’architettura manca o è un’architettura dell’essenziale in tutto il suo sfolgorante portato di natura. Per il presidente della Biennale, Paolo Baratta che ha subito amato questa immagine, la signora sulla scala “salendo sui gradini più alti, può scrutare un orizzonte più vasto e così facendo conquista un suo “expanded eye”. Dal canto suo il direttore, Alejndro Aravena ne ha raccontato la genesi e il significato della Mostra che si aprirà ufficialmente sabato 28 maggio e si chiuderà il 27 novembre. La signora sulla scala era l’archeologa Maria Reiche che lo scrittore Bruce Chatwain incontrò nel deserto, l’anziana signora portava una scala di alluminio sulle spalle perché voleva vedere il mondo da diversi punti di vista.

“L’architettura deve offrire un nuovo punto di vista – ha sottolineato Aravena nel corso della conferenza stampa che si è svolta al Teatro dell’Arsenale – come quello che vede la signora in piedi sulla scala nel deserto. Di fronte alla complessità e alla varietà delle sfide che l’architettura deve affrontare, ‘Reporting from the front’ si propone di ascoltare coloro che sono stati capaci di dare una prospettiva più ampia e quindi sono in grado di condividere esperienze, inventiva e pertinenza con chi tra noi rimane con i piedi appoggiati al suolo”.Per Baratta, inoltre, la Biennale Architettura che sta per aprirsi al pubblico è una Biennale “priva di narcisismo, ma piena di speranza perché nel futuro si possa fare diversamente”, di una Mostra internazionale “chiaramente dedicata al singolo visitatore, a stupirlo ed emozionarlo”. Ma declinata anche a un pubblico fatto di “sindaci, governanti e committenti, per farli riflettere su come chiamare l’architettura in aiuto” per affrontare i problemi dei luoghi in cui viviamo. E anche in questo senso si declina l’intervento delle archistar, che archistar non sono.

“La cosa interessante di questa Biennale – ha aggiunto ancora Baratta – è che ci sono le ‘archistar’, ma sono qui con un altro ruolo: significa che le archistar erano tali perché noi lo chiedevamo loro, ma ora che diciamo che le necessità sono le nostre, quelle dei luoghi vissuti da tutti, scopriamo che a questo hanno dedicato una grande ricerca. Sono maestri d’architettura: non star ma grandissimi architetti chiamati a parlare al pubblico per affrontare problemi come la costruzione del nostro spazio, i nostri ruoli, le periferie”. (A.B.)

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