19 Giugno 2021
Il meteo a Roma

Discariche/immondizia

(immagine di repertorio)

Due arresti e tutto bloccato. Come in un nefasto gioco dell’oca si torna alla casella di partenza. Roma è di nuovo senza un’area dove realizzare la discarica. La Regione ha bloccato le procedure per il sito di Monte Carnevale dopo l’arresto di Flavia Tosini e Valter Lozza, rispettivamente massima responsabile amministrativa della direzione rifiuti della Regione Lazio e potente imprenditore del settore (già titolare di altre due discariche in regione) e proprietario dell’area dov’era in corso la costruzione della nuova discarica. “La dirigente – scrive il Gip che ha emesso l’ordinanza di arresto – più dell’interesse pubblico destinava il proprio ufficio agli interessi privati di Lozza con il quale intratteneva una relazione extraconiugale condividendone però anche gli affari”.

 Ahi, la discarica. Se costruirla, dove farlo, come farlo, sono state le domande che per quattro anni hanno tenuto la città sospesa, ostaggio di un continuo e sfiancante scaricabarile tra il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e la sindaca di Roma Virginia Raggi. Con il risultato di lasciare periodicamente la città con l’immondizia in mezzo alla strada o accumulata intorno ai cassonetti. La ragione? Mancavano (e mancano) gli impianti: in particolare le discariche che ricevono i rifiuti non più trattabili (quella di Colleferro per anni centrale nel ciclo dello smaltimento del Lazio per decisione della Regione ha chiuso definitivamente a gennaio 2020) e gli impianti di compostaggio per il trattamento dell’umido. Da quando nel 2013 chiuse la grande discarica di Malagrotta, che dal 1974 aveva ricevuto i rifiuti romani, non si è trovata una soluzione alternativa. Fino a pochi mesi la Regione Lazio non aveva ancora un piano rifiuti, una sorta di piano regolatore del ciclo dello smaltimento. L’ultimo, aggiornato al 2012, era superato dalla storia. Allo stesso tempo, l’Ama, l’azienda dei rifiuti capitolini, era senza piano industriale, appesa all’illusorio sogno dell’inizio consiliatura Raggi: arrivare entro il 2021 al 70 per cento di raccolta differenziata (non siamo neanche al 50).

Il braccio di ferro sulle aree bianche

Per disegnare un nuovo piano la Regione pretendeva che il Campidoglio indicasse alla Città metropolitana le cosidette “aree bianche”, zone non sottoposte a vincoli ambientali o architettonici dove aziende pubbliche o imprenditori privati avessero potuto programmare la realizzazione di discariche e impianti. La linea di Virginia Raggi però era “Roma ha già dato con Malagrotta”. Nella Capitale non si può realizzare nessuna nuova discarica. Su questo punto per anni si è andati avanti in uno sterile e immobilizzante braccio di ferro tra Comune e Regione. La situazione, sempre sull’orlo dell’emergenza con lo smaltimento legato all’equilibrio precario d’accordi con impianti fuori regione, si aggravò l’11 dicembre del 2018 quando andò a fuoco all’improvviso il Tmb Salario, uno degli impianti di trattamento dell’indifferenziato della città. La base del ciclo dei rifiuti. I tmb, infatti, dividono la parte secca dall’umido, frazionando i rifiuti che andranno poi in parte ai termovalorizzatori o in discarica. L’impianto di via Salaria trattava quasi un quarto dei rifiuti indifferenziati della Capitale. Un bel problema.

Raggi nella bufera per Monte Carnevale

La vera emergenza però arrivò più tardi. Con l’avvicinarsi del 14 gennaio 2020, giorno previsto per la chiusura definitiva della discarica di Colleferro. Dopo due ordinanze regionali che imponevano al comune di indicare un’area per la nuova discarica  e sotto minaccia di commissariamento, la Regione riuscì a costringere il Campidoglio grillino ad indicare una nuova area. Qualche ora prima dell’inizio del 2020, il 31 dicembre 2019, Virginia Raggi e i suoi cedettero. L’assessore ai Rifiuti dell Regione, Massimiliano Valeriani, scese trionfante le scale di Palazzo Senatorio e ai cronisti presenti prima di salire in macchina dichiarò: “La discarica si fa”. Virginia Raggi – contro il parere di quella che all’epoca era la direttrice della direzione Rifiuti del Campidoglio, Laura D’Aprile – indicò un sito. In cambio la Regione s’impegnava a non inserire all’interno del nuovo piano Rifiuti il sub-ambito di Roma Capitale che avrebbe costretto la città a chiudere il ciclo dello smaltimento all’interno dei suoi confini. L’area scelta era quella di Monte Carnevale, valle Galeria, un passo dalla vecchia discarica di Malagrotta, la cui chiusura è stata per anni battaglia del M5s romano. Uno smacco inaccettabile. Contro quella decisione il Movimento romano si ribellò: scesero in piazza consiglieri comunali e regionali, presidente di municipio pronti a rassegnare le loro dimissioni e anche il presidente della commissione parlamentare Ecomafie Stefano Vignaroli. La sindaca finì sotto anche in Aula Giluio Cesare: la sua maggioranza votò una mozione per chiedere di ritirare la decisione. La prima cittadina rispose che non avrebbe seguito quella indicazione. Almeno fino a pochi giorni fa.

Arriva la magistratura

L’indagine della procura di Roma che accusa Tosini e Lozza di corruzione, concussione e turbativa d’asta ha risvegliato la sindaca grillina che ha avviato l’iter per ritirare in autotutela quella scelta: “Ci sono gravi responsabilità politiche della Regione Lazio”, ha detto.

Le indagini però svelano anche un’altra cosa davvero strana. La ragione con la quale Virginia Raggi e i suoi fedelissimi giustificarono la scelta di Monte Carnevale fu a pressapoco questa: “È l’unica area che ha le dimensioni necessarie, le altre sono troppo piccole”. L’ex cava, in effetti, ha un bacino grande che potrebbe ospitare oltre un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti. La procedura richiesta in Regione da Lozza però prevedeva l’autorizzazione per soli 75mila metri cubi, poco più di una buca.

Secondo i pm che hanno arrestato lui e Tosini si trattava di un’escamotage pensata dalla dirigente regionale per evitare la richiesta di una nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia). La discarica infatti è già autorizzata per lo smaltimento degli inerti e si poteva quindi, mantenendosi sotto le 100mila tonnelate, limitarsi a una più snella procedura di integrazione di quella autorizzazione. Certo così la nuova discarica non avrebbe risolto l’emergenza rifiuti.

Nessun sito per la nuova discarica

Intanto però siamo di nuovo alla casella di partenza, seppur con qualche differenza: un piano Rifiuti adesso c’è e l’Assemblea capitolina sta per approvare il nuovo piano industriale di Ama che prevede la realizzazione di due nuovi impianti di compostaggio, un nuovo tmb e due impianti per la selezione di carta e multimateriale. Sulla discarica, invece, resta tutto sospeso.

Si sa però che piove sempre sul bagnato. Così due giorni fa all’improvviso è arrivata un’altra notiza. La più grande discarica rimasta in Regione, quella di Roccasecca, provincia di Frosinone, entro la settimana potrebbe chiudere i battenti. Anche questo invaso è di proprietà dell’imprenditore arrestato Valter Lozza attraverso l’azienda Mad Srl che ha comunicato a Regione e Comune la fine dello spazio disponibile (per allargare l’invaso è sospeso un procedimento in Regione). La discarica riceve ogni giorno 800 tonnelate di scarti provenienti dai Tmb romani. Il rischio dunque è una nuova emergenza. E questo nonostante con l’emergenza Covid la produzione dei rifiuti in città si sia ridotta del 40 per cento. Per cercare di trovare una soluzione questo pomeriggio si è svolto un tavolo tra Regione, Comune, Prefettura ed Arpa Lazio. L’obiettivo: trovare alla svelta una soluzione d’emergenza (Toscana e Abruzzo hanno già dato la disponibilità a ricevere i rifiuti). Il tema però adesso sarà capire un’altra cosa. La nuova discarica se non a Monte Carnevale, dove farla?

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