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Cgil vuole abolire i voucher. Ma li usa per pagare

Il sindacato ha chiesto alla Corte Costituzionale di verificare se esista il vizio di incostituzionalità per i voucher lavoro. Peccato che li utilizzi per pagare i propri dipendenti

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di Redazione | 2017-01-11 11/01/2017 ore 11:37

A giorni si esprimerà la Corte Costituzionale sul quesito referendario proposto dalla Cgil in merito ai cosiddetti “voucher” o buoni lavori.

I voucher sono una forma di pagamento per prestazioni accessorie con un valore di 10 euro, dei quali tre quarti vanno al lavoratore e un quarto a Inps e Inail. In questo modo, il datore di lavoro può beneficiare di prestazioni nella completa legalità e il lavoratore può integrare le sue entrate, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. Inoltre, il voucher è cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari.

I buoni lavori sono diffusi nel Nord Europa, soprattutto in Francia e Belgio.

L’impennata del numero di voucher ha allarmato la Cgil che li considera equivalenti ai “pizzini” e il Movimento5stelle che dichiara “I voucher hanno fatto sprofondare verso il basso il lavoro che una volta era tutelato dai contratti”.

Da uno studio dell’Inps risulta, però, che i percettori di voucher sono per il 10% pensionati e per il 55% di chi ha già un lavoro, un sussidio di disoccupazione o un reddito minimo. Insomma, il 65% dei percettori rientra nelle finalità previste, mentre il 35% è in un cono d’ombra che bisogna illuminare. Abolire i voucher significa far tornare nel lavoro nero quel 65%, o più, di lavoratori i cui datori di lavoro lo utilizzano correttamente.

Sempre l’Inps scrive “In definitiva il “popolo dei voucher”, al netto dei pensionati, nella stragrande maggioranza non è tanto un popolo “precipitato” nel girone infernale dei voucher dall’Olimpo dei contratti stabili e a tempo pieno (Olimpo a cui spesso non è mai salito), ma un popolo che, quando è presente sul mercato del lavoro, si muove tra diversi contratti a termine o cerca di integrare i rapporti di lavoro a part time. Appunto: “quando è presente”. Perché in effetti è emerso… che il “popolo dei voucher” include una robusta quota di “inattivi”, stimata fino al 50% del totale (essenzialmente giovani, donne e pensionati). Ciò può ridurre l’allarme suscitato dalla crescita dei voucher: perché si tratta di uno strumento che, in una quota anche rilevante, impegna in minuscole occasioni di lavoro una popolazione che, per ragioni diverse, non è né occupata né all’effettiva ricerca di un impiego.”.

Un’ultima annotazione. La Cgil vuole abolire i voucher che proprio il sindacato pensionati Cgil utilizza;  tal quale il Movimento5stelle che li vuole cancellare, ma che li adopera nel Comune di Torino, il cui capo è la sindaca penta stellata Chiara Appendino e altrettanto li usa il comune di Napoli il cui sindaco, Luigi De Magistris (Sinistra), approvò una delibera per aderire al referendum abrogativo dei voucher.

Della serie: predicare bene e razzolare male. Come gli altri, dai quali vorrebbero (?!) distinguersi. (Fonte Aduc)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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