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Trasporti, Roma indietro di 80 anni

Secondo il rapporto “Pendolaria” di Legambiente la Capitale avrebbe bisogno di 80 anni per colmare il divario in termini di km di tram e metropolitane che la separa da Londra e Madrid

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di Redazione | 2017-01-24 24/01/2017 ore 11:03

Gerardo Adinolfi per La Repubblica

 

A Roma per raggiungere gli stessi chilometri di metropolitane e tram di Madrid e Londra servirebbero altri 80 anni di lavori. A Napoli ne basterebbero 65 mentre andrebbe meglio a Milano: solo 15 anni per rendere il capoluogo lombardo davvero simile alle capitali europee. La nuova emergenza del trasporto ferroviario si sposta nelle grandi città italiane: a Roma e Milano ma anche a Torino, Napoli fino a Bari e Genova. E’ qui, nelle principali aree metropolitane, che vivono 25 milioni di persone, il 42% della popolazione nazionale. Ed è qui che nei prossimi anni crescerà la necessità, di lasciare l’auto a casa e viaggiare con il trasporto pubblico. “Su alcune linee pendolari ogni giorno è come si spostasse la popolazione di una città italiana – dice Legambiente nel rapporto Pendolaria 2016 che sarà presentato oggi a Palermo e che Repubblica ha potuto leggere in anteprima – e su molte di queste linee i numeri dei pendolari potrebbero tranquillamente raddoppiare”.

A parlare sono i dati: sulla Roma-Viterbo ogni giorno prendono il treno 70 mila persone, quasi come la capienza dello stadio Olimpico. Mentre tra Napoli e Sorrento, sulla Circumvesuviana, sono 55 mila: mille in più, per rendere bene l’idea, dei residenti di un capoluogo di provincia come Avellino. “Utenti che potrebbero anche triplicare – spiega Legambiente – perché ancora di più sono le persone che viaggiano nelle stesse tratte in automobile, a cui oggi è difficile rinunciare visti i disservizi di quelle linee”.

Secondo il dossier di Pendolaria, in Italia nel 2016 è cresciuto ancora il bisogno di mobilità ma le città sono ancora indietro rispetto alle metropoli europee. Ogni giorno dal Nord al Sud della Penisola sono quasi 5,5 milioni le persone che prendono i treni per spostarsi per ragioni di lavoro o di studio. Di questi 2 milioni e 832 mila sono i passeggeri del trasporto regionale mentre 2 milioni e 655 mila sono gli utenti delle metropolitane nelle 7 città che ne sono provviste.

Ed è qui, che secondo Legambiente, si registra il ritardo più forte: “L’Italia – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente del Cigno Verde – è sotto il 50% rispetto alla media per metropolitane e tramvie e al 51% per le ferrovie suburbane all’interno delle città”. I numeri sono implacabili: “Il totale di chilometri di metropolitane in Italia – si legge nel dossier – è di 234, 2 chilometri, paragonabile a quello di singole città europee come Madrid (291,5), Londra (464,2), Parigi (219,5) e Berlino (147,5). Così anche per le ferrovie suburbane dove l’Italia, con i suoi 672,2 km di rete è nettamente sotto alla Germania (2.038,2) ma anche al Regno Unito e alla Spagna.

“Il problema più grave – spiega Zanchini – è l’assenza di progetti e risorse per cambiare questa situazione”. A Roma nel 2016 non è stato realizzato alcun tratto di metro o linee di tram e l’unico progetto finanziato riguarda il prolungamento della metro C fino a Colosseo. “Peggiore è la situazione che riguarda i tram – dice Legambiente – perché nessun cantiere è aperto e neanche sono finanziati al momento altri progetti”. Il rapporto di Pendolaria quest’anno è stato presentato in Sicilia con Ferrovie, la Regione e i pendolari. Un luogo simbolico perché “il Sud – dice l’associazione ambientalista – è la seconda emergenza del trasporto ferroviario in Italia”.

Al Sud infatti circolano meno treni, sono più vecchi e anche più lenti. “Aumentano le disuguaglianze – spiega Zanchini – anche all’interno degli stessi territori”. Negli ultimi 15 anni è diventato così più facile spostarsi tra Palermo e Catania dove i treni sono aumentati e i tempi di percorrenza diminuiti ma non tra Ragusa e Siracusa dove dai 13 treni del 2002 si è passati ai 3 del 2017 con tempi di due minuti superiori al passato. Ed è andata ancora peggio agli abitanti del Molise che hanno visto chiudere la Campobasso-Termoli. Lì il treno sbuffava dal 1882 ed era l’unico collegamento via ferrovia dall’entroterra al mare.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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