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Caso ‘residence’, su chiusura tutto da rifare

La delibera presentata dall’assessore al Bilancio sulla chiusura dei Caat non passa in Giunta. Bianchi (ACER): servono interventi di edilizia sociale

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di Giusy Iorlano | 2017-01-28 28/01/2017 ore 17:00

Un modello che ha fatto il suo tempo producendo più danni che soluzioni. Stiamo parlando dei Caat, i centri per l’assistenza alloggiativa temporanea, meglio conosciuti come ‘residence‘.

La Giunta M5S ha presentato ieri una delibera, a firma dell’Assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, sul proseguimento del processo di chiusura dei centri per l’assistenza abitativa temporanea. Troppo costosi: circa 30 milioni all’anno per 1.500 famiglie con impennate di 3.900 euro al mese nella periferia di Pietralata. La delibera, però, non é stata approvata. Troppi i pareri contrastanti, in particolare sull’estensione del contributo di 5mila euro ‘una tantum’ e fino a 800 euro mensili anche per rinnovare l’affitto dei monolocali nei residence.

“La misura sarebbe un favore ai costruttori – giudicano al Comitati residence e Catt di Roma – e metterebbe la pietra tombale sul tentativo di superare un sistema che non funziona”.

Un sistema che ormai va avanti da anni. Già nel settembre 2013, appena insediata, la prima mossa politica della giunta Marino consisteva nel dichiarare finita l’epoca dell’assistenza alloggiativa a fondo perduto. La chiusura dei centri di assistenza sembrava imminente. Trenta mesi dopo, crollata sotto i colpi di Mafia capitale la giunta e sostituita dal “prefetto-commissario” Tronca, la situazione rimane bloccata a tre anni prima. Poi una nuova delibera del Commissario sancisce il percorso di chiusura per sette centri, che si sommano agli altri cinque già liquidati dalla giunta Marino. Ma non basta. Rimangono nel limbo altri residence, in un incerto regime di proroga tra volontà di chiusura e assenza di politiche efficaci sulla casa che ne impedisce di fatto il superamento definitivo. Anche la soluzione paventata per tutto il 2015 affidata al bando di gara per nuovi servizi, denominati Saat, é un fallimento e ha riproposto come unica soluzione quello che nelle ipotesi era considerato uno strumento tampone e selettivo, il “buono casa”.

Una direttiva emanata il 9 dicembre scorso dalla Giunta Raggi provvedeva però alla proroga “perché si era constatato che gli abitanti dei Caat non avevano compreso le modalità di passaggio dai Caat al buono casa, e avevano fatto piccoli errori nei moduli – spiegava ieri l’assessore Mazzillo – Abbiamo, tuttavia, provveduto a elaborare una delibera che procede nella direzione della chiusura dei Caat”.

Una delibera questa che ha avuto subito il beneplacito dei costruttori. “Bene la delibera presentata in Giunta comunale dall’Assessore Mazzillo sul proseguimento del processo di chiusura dei centri per l’assistenza abitativa temporanea. E’ questo un provvedimento sollecitato dall’ACER fin dalla precedente legislatura del Campidoglio” – dichiara a Radiocolonna il presidente dei costruttori romani Edoardo Bianchi. “Tali Centri hanno rappresentato solamente una misura temporanea per l’emergenza abitativa che si è protratta per troppi anni. Occorre ora però mettere in atto programmi di interventi di edilizia sociale che offrano soluzioni strutturali al problema della casa – aggiunge Bianchi – Il completamento degli interventi dei Piani di Zona della legge 167/62, tra cui il programma finanziato dalla Regione Lazio e destinato alla locazione previsto dal bando 355/2004, possono ben inserirsi nel contesto delle manovre volte ad affrontare concretamente e non più – conclude – in via temporanea ed episodica il disagio abitativo”.

Ricordiamo che la Giunta Raggi nel bilancio previsionale 2017-2019 ha puntato di ricavare dalla chiusura dei residence ben 7 milioni di euro.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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