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A Ostia le spiagge rischiano la scomparsa

Intervista al presidente di Assobalneari, Licordari. “Quando si costruisce bisogna valutare l’impatto sulle correnti sotto la costa”

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2017-02-16 16/02/2017 ore 8:30

Sarà stata colpa delle mareggiate dell’agosto scorso o forse della superficialità dell’uomo. Fatto sta che oggi Ostia, il mare dei romani esploso negli anni 30 e meta prediletta fino a pochi anni fa, vive una situazione difficile. Molte spiagge stanno scomparendo. Per colpa dell’erosione alcuni tratti hanno perso in pochi anni fino al 60% della loro estensione originale e c’è la seria possibilità che questa estate molti gestori di stabilimenti non sappiano dove piantare gli ombrelloni.

D’altronde l’erosione è un fenomeno naturale che esiste da milioni di anni. Eppure di metri di spiaggia ce ne sono sempre meno, con conseguenti guai per gli imprenditori del mare, che più volte hanno sollecitato soluzioni strutturali al problema, rivolgendosi direttamente alle capitanerie o alle istituzioni. I provvedimenti tampone d’altronde servono a poco. Nel 2012 per esempio furono spesi 6 milioni di euro per sversare 300 mila metri cubi di sabbia sugli arenili. Soldi buttati visto che nel giro di pochi mesi il mare è tornato ad avanzare, vanificando il tutto. Dunque, c’è un problema a monte e i cosiddetti ripascimenti non bastano più a mettere in sicurezza i lidi.

Radiocolonna.it ha interpellato Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, l’associazione degli imprenditori delle spiagge. “E’ inutile girarci intorno, il problema è di natura morfologica. Se io modifico l’equilibrio di una costa, per esempio con delle costruzioni, vado inevitabilmente a incidere sulle correnti sottocosta, le quali possono aumentare il fenomeno delle erosione”, spiega Licordari. “Accade spesso con i porti, che con le loro dighe foranee modificano sensibilmente il corso delle correnti. E a nulla valgono i ripascimenti saltuari, con lo sversamento di tonnellate di sabbia, perchè prima o poi il problema si ripresenta”.

Il porto turistico di Ostia, realizzato nel 2001, potrebbe dunque averci messo del suo? “Quando si costruisce un’infrastruttura simile bisogna fare delle simulazioni su scala ridotta per capire l’impatto sul territorio. In Olanda, Paese con il sistema portuale più importante d’Europa (Rotterdam), prima di costruire un porto si fanno delle simulazioni in piccolo, con della sabbia, in appositi ambienti dotati di vasche enormi, per vedere come può modificare le correnti. Anche in Italia è stato fatto questo, a Lavagna, in Liguria. Si è visto che costruendo il porto si andava a intaccare l’arenile. E allora il porto lo hanno fatto lo stesso ma prevedendo un apposito programma di salvaguardia delle coste. Avranno fatto lo stesso a Ostia?”.

A questo punto, visto che il danno pare fatto, l’unica soluzione sembra essere la costruzione di apposite barriere antistanti le spiagge per proteggere la costa. “E’ un’idea, ma bisogna vedere se basterà. Di sicuro qualcosa bisogna fare, altrimenti le nostre imprese continueranno a perdere migliaia di euro”.

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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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