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Atac, quelle troppe incognite sul rilancio

Non ci sono solo i sindacati a minacciare il salvataggio. Anche l’azionista M5S non sembra granchè entusiasta. Ma l’ultima parola spetta ai creditori

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2017-11-13 12/11/2017 ore 14:00
(ultimo aggiornamento il 13 Novembre 2017 alle ore 9:55)

Sono due gli ostacoli sulla strada del salvataggio di Atac. Forse tre. Il cardine del piano messo quasi a punto dal management di Via Prenestina, è come noto l’aumento della produttività aziendale, sotto forma di innalzamento delle ore da lavorare.

Scelta che scontenta innanzitutto i sindacati, che con o sciopero dello scorso venerdì che ha paralizzato Roma hanno lanciato una sorta di monito ad Atac. Se l’azienda è finita nel baratro a causa di un debito insostenibili, non è colpa dei lavoratori, dicono le sigle, ma dei manager e soprattutto dell’azionista Campidoglio. Difficile, dunque, ottenere il sì dei sindacati senza modifiche al piano.

Secondo ostacolo, lo stesso Movimento Cinque Stelle, tecnicamente azionista “politico” di Atac. Nelle settimane scorse il presidente della commissione Mobilità Enrico Stefàno ha espresso dubbi sulla bozza di rilancio, schierandosi implicitamente coi lavoratori. Anche qui però si rischia lo psicodramma. Il management nominato da un’amministrazione per salvare un’azienda sforna una piano di risanamento che non piace alla stessa amministrazione che ce lo ha messo.

“Al momento la bozza del piano industriale prevede da un lato investimenti in
nuovi autobus, dall’altra prevede interventi sui lavoratori. Tra le proposte c’è l’aumento dell’orario di lavoro. Capisco la posizione dei dipendenti e dei sindacati, perchè può sembrare che vogliamo far ricadere tutto sui lavoratori, ma non è questa la nostra intenzione”, ha detto Stefàno. Messaggio chiaro, chiarissimo: così non va.

Terzo nodo scorsoio, i creditori. Cui spetta l’ultima parola. Se il piano non garantirà un rimborso dei crediti superiore all’80% sarà difficile vederselo accettato da chi ha portato Atac al concordato. Anche in questo caso la strada è stretta.

Per fortuna il piano non è tutto sull’aumento di lavoro, c’è anche la lotta all’evasione. In merito alle azioni di contrasto all’evasione tariffaria, per esempio, Atac propone che “tutto il personale nominato che ha effettuato il corso di formazione comincerà le attività di verifica con una frequenza di 4 giorni al mese. A fronte di tale attività, sarà corrisposta un’indennità di 7 euro al giorno, oltre alla premialità di 2,5 euro per ogni multa effettivamente incassata entro 5 giorni”

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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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