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Sacchetti a pagamento, da motivo di orgoglio ai pregiudizi

I pochissimi centesimi del costo dei sacchetti bio creano una bufera che fa dimenticare il comportamento virtuoso a favore del futuro dell’ambiente

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2018-01-6 6/01/2018 ore 10:59

nuovo sacchetto bio

Poteva diventare, un simbolo, un’orgogliosa bandiera italiana,  la scelta ecologista e ambientalista di bandire i drammatici sacchetti di plastica dai supermercati. E invece no. Siamo ricaduti in pieno nel fango del trito e ritrito “governo ladro e affamatore”.

Le buste per imballare e pesare frutta e verdura dal 1° gennaio sono diventate per legge a pagamento. Da li è scoppiata la rivolta e l’italico consumatore si è trovato così profondamente “prosciugato e vessato” da non poter sopportare il nuovo clamoroso balzello.

Quei centesimi color bronzo che mai nessuno fino a ieri voleva e che dovevano anche essere tolti dal mercato, proprio perchè poco “girati” improvvisamente hanno assunto un valore enorme sia economico che simbolico. Il cittadino, che li ha ammucchiati e relegati chissà dove, solo ora si accorge che la propria dignità e il proprio potere di spesa dipendono proprio da quel centesimo (massimo 3).  L’Italia del retake, delle domeniche a piedi, della pelliccia sintetica e della messa al bando dei diesel, ora si scopre un’anima diversamente ambientalista. E diversamente raziocinante.  La bustina se inquina ma pare gratis mi va più che bene, (anzi ne prendo su una manciatina che può sempre servire!). E poco importa se quel costo che non vedo va a gravare su cicoria e banane. Occhio non vede cuore non duole! Ahi! e, invece, ora ci duole e molto vedere quella voce così esplicita sullo scontrino!

E pensare che sono anni che paghiamo orgogliosamente i sacchetti dentro cui mettiamo, prima la spesa e poi la monnezza. Bè ma non è la stessa cosa? Ed è da questo punto interrogativo che parte tutta una serie di tira e molla, di retropensieri di trame oscure e politicamente scorette. Ormai l’unico, vero e sicuro “apparentamento” pare essere quello fra sacchetti bio a pagamento e politica. O meglio fra alcune aziende della Green Economy e il Pd di Renzi.

Noi che ci sorbiamo tranquilli la pubblicità della nuova Poltrona Vegana (???), noi che rincorriamo il km 0 e il bio a tutti costi, ci siamo forse dimenticati l’effetto che fanno le immagini delle “isole di plastica” nel Pacifico? o le bottigliette ormai smunte fra gli scogli, o la rabbia infinita che provoca il presuntuoso menefreghismo di Trump verso i problemi di clima e ambiente?

Tutto naufragato nel mare magnum della rete e dei liberi pensatori (magari “incompetenti”) nascosti dietro la tastiera.

A te vocina, di importo insignificate, che improvvisamente sei apparsa sullo scontrino del super, un grazie di cuore dal consumatore consapevole che ha imparato, negli anni, a controllare che con il prosciutto non gli facciano pagare anche la carta; grazie dall’acquirente che è stufo marcio di sapere che il prezzo del prodotto è maggiorato dal costo occulto del packaging. E per ultimo, perchè  la caratura della discussione a quel posto lo relega, grazie dall’ecosistema. Poi se qualche “spirito libero e contestatore” preferisce portarsi il sacchetto (comunque)  prepagato da casa, o infilarsi l’ananas e le patate nella 24ore è padrone di farlo…cosciente, però, di non aver possibilità di replica se nuotando invece dei pesci vedrà solo sacchettini di pura plastica.

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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