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Licenziamenti Almaviva: “ci vogliono trasferire da Roma a Catania”

La sede nella Capitale é ancora aperta ma l’azienda opera giá in Romania

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di Redazione | 2018-04-30 30/04/2018 ore 10:43

Almaviva

Tiziana Perrone, una delle tante lavoratrici licenziate nel dicembre del 2016 da Almaviva, dopo aver ottenuto il reintegro sta lottando per non essere trasferita da Roma alla sede di Catania. Tiziana ha raccontato la sua vicenda ai microfoni di Legge o Giustizia su Radio Cusano Campus.

“Ero stata assunta da Almaviva nel 2000 con contratto a tempo indeterminato. Ho avuto diversi ruoli nel corso degli anni. Sono state raccontate molte favole sulla questione Almaviva. I responsabili di questa situazione sono i grandi sindacati, governo ed azienda, di certo non i lavoratori o i loro rappresentanti. Nel dicembre 2016, la sede di Roma, che in realtà ancora è aperta perché c’è gente che ci lavora, venne chiusa da Almaviva per motivi economici. Pensate, dopo qualche mese, Almaviva Contact ha preso un altro appalto ed ha dovuto assumere nuovi dipendenti, che non sono ovviamente quelli licenziati. Si voleva risparmiare sulla sede di Roma dato che è stata aperta un sede anche in Romania dove i costi sono più accessibili. Abbiamo fatto vertenza per licenziamento illegittimo. In primo grado abbiamo vinto in due circostanze e sono stati reintegrati 150 persone più altre 5.

Almaviva ha deciso di rispettare il reintegro ma ci è stato detto di dover andare a lavorare a Catania. Io ho due figlie ed un compagno, non posso trasferirmi. Non voglio fargliela passare liscia. Ho fatto ricorso contro il trasferimento illegittimo. L’azienda continua a dire che Roma è chiusa. Fisicamente, tecnicamente e legalmente è invece aperta. Ci sono lavoratori a progetto ed un centinaio scarso di dipendenti a suo carico che lavorano a Roma. Abbiamo perso, io e altri 150, la prima parte di questa nuova vertenza sul trasferimento illegittimo ma ovviamente non ci fermiamo qui”.

Tiziana promette battaglia: “Sulla questione dei licenziamenti, su una trentina di ordinanze emesse in primo grado, le uniche ad aver dato ragione ai lavoratori sono due (quelle che hanno portato al reintegro di 155 lavatori). È strano, ad esempio, che il giudice che ha emesso le ordinanze per il reintegro non compare più in nessun procedimento. I giudici verrebbero assegnati ad estrazione. Diversi giudici che hanno rigettato le nostre richieste in primo grado ricompaiono invece anche in appello. Il giudice Umberto Buonassisi che ha dato ragione ai lavoratori è “sparito”. Disse che il licenziamento era discriminatorio perché venne effettuato solo a Roma nonostante Almaviva avesse tante sedi in tutta Italia. Cosa farò? Noi stiamo subendo un’ingiustizia perché è un licenziamento mascherato. Sono sicuro che vinceremo perché abbiamo ragione. La sede fisica a Roma ancora c’è!”

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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