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La beffa, i passeggeri dentro il concordato Atac

Nella procedura anche i soldi «mangiati» dalle macchine erogatrici: totale 16mila euro, beffati 700 passeggeri tra romani e turisti

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2018-09-10 10/09/2018 ore 10:14

«Rimborsi per il malfunzionamento delle macchine emettitrici di biglietti». Così anche i passeggeri, gli utenti che già subiscono i disservizi di Atac, finiscono dentro al concordato, procedura pilotata dal tribunale fallimentare che dovrebbe, salvo nuovi colpi di scena, evitare il crac del trasporto pubblico capitolino. Eccoli lì, a pagina seicento delle nuove liste dei creditori dell’azienda, dopo i chirografari e prima dei depositi cauzionali. L’ordine casuale non assegna una priorità, certo, ma stabilisce ufficialmente che – tra gli altri – anche Martin B., probabilmente un turista, occupa un suo posto nella storia fallimentare di questa azienda romana. Martin, in particolare, vanta un credito di 6 euro.

È così, col concordato. Tecnicamente, scrive oggi il Corriere della Sera, pur essendoci ovviamente delle distinzioni tra creditori, per esempio «privilegiati» come i dipendenti e «chirografari» come i fornitori, tutti finiscono dentro le stesse lunghissime liste d’attesa (1.200 soggetti, nel caso di Atac) nella speranza di vedersi riconosciuto, prima o poi, il proprio credito. Lo prescrive la legge, di agire così, di non creare distinzioni tra gli aventi diritto, non è chiaramente una scelta aziendale. In quelle stesse pagine ci sono, perciò, Roma Capitale, con un «buco» di 450 milioni che, però, verranno restituiti non prima del 2036, e poi anche i «piccoli» passeggeri che, un giorno, hanno spedito il modulo per il rimborso.

Non è un problema nuovo, quello delle macchine che (non) vendono i biglietti. Chi segue i blog sul trasporto pubblico locale conosce bene anche le lamentele che, spesso, arrivano dall’estero. Proprio recentemente, a fine agosto, il sito di Odissea Quotidiana ha rilanciato la disavventura di un turista che, su twitter, chiedeva aiuto ad Atac: «Ciao, ho messo 24 euro nella macchina numero 403, che mi ha restituito 4 euro senza darmi alcun biglietto, né i miei 20 euro. Per favore, aiutami». Già in quell’occasione però, dalle prime risposte dell’azienda, è spuntata fuori la novità del concordato nelle procedure di rimborso: «Atac in procedura concordataria non restituisce i soldi subito – rispondeva il blog –: gli utenti “fregati” dalle macchine emettitrici sono sullo stesso piano dei grandi creditori, per cui…».

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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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