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Nocciole e Noccioleti, la grande coltivazione laziale

E’ tempo di raccolta per le nocciole in Lazio e soprattutto nel Viterbese. Pare un’annata buona. Ma i prezzi scendono e la produzione continua ad aumentare

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2018-10-11 11/10/2018 ore 9:30

nocciole

In campagna, in questo periodo, non si può perdere nemmeno un attimo. Finito ormai, quasi ovunque il tempo della vendemmia, ora, il Lazio è alle prese con la raccolta delle nocciole. Molti agricoltori hanno già raccolto, consegnato e fissato il prezzo.

L’annata 2018 si preannuncia abbastanza favorevole.

Nel Viterbese l’andamento stagionale ha contribuito alla buona qualità del prodotto ad eccezione di piccole, limitate zone colpite da violenti temporali, venti e grandinate. In queste zone, comunque, la perdita di produzione è stata relativamente contenuta. Col passare degli anni questa area del Lazio manifesta sempre più la dedizione alla corilicoltura. Si va dai piccoli appezzamenti familiari alle decine e centinaia di ettari.

Questo incremento frenetico delle piantagioni di noccioli merita un attento esame e dal punto di vista della sostenibilità ambientale che da quello della sovrapproduzione. Da tempo in molte campagne del Lazio sono sparite le grandi coltivazioni di frutta (prodotto estremamente deperibile e poco redditizio) fino ad arrivare, ora, addirittura, allo sradicamento degli uliveti (anche centenari!!) per essere sostituiti con i noccioleti. E’ una rivoluzione totale delle campagne e dell’anima di questa terra!!!

In effetti la mappa della produzione italiana della nocciola vede come prima regione il Lazio, con oltre 45.000 tonnellate annue, quasi tutte concentrate nella provincia di Viterbo.

I colossi della produzione dolciaria enfatizzano e spingono in ogni modo perchè vengano ampliate al massimo le zone coltivate. Se da un lato questa pare una garanzia e una sicurezza di vendita dall’altra porta a uno sfruttamento troppo intensivo del suolo, alla minaccia di sempre nuovi problemi fitosanitari (cimice asiatica, balanino, popillia, ecc) in grado di distruggere interi raccolti. Per fermare questi attacchi si ricorre, “sottobanco” a prodotti, non ancora mirati, e quindi, a volte, estremamente aggressivi e nocivi.

Non dimentichiamo poi che il crescente aumento dell’offerta porta inesorabilmente al calo del prezzo di acquisto da parte di cooperative o grandi aziende.  E’ forse  questo a cui mirano i vari Ferrero, Novi, Pernigotti e c…? Ad avere un gigantesco mercato a disposizione (estero compreso) per poi poter giocare al ribasso continuo?
Il conto è presto fatto, anche se ipotetico. Se si calcola che la resa media per ogni ettaro di noccioleto
si aggiri fra i 2,2 e i 2,5 qtli e gli ettari coltivati in Italia sono circa 72.000, anche un bimbo delle elementari resta basito! Senza contare quanta altra parte di mondo è stata coinvolta direttamente o indirettamente nella corilicoltura dai sopracitati “colossi”.

Così la Penisola deve anche affrontare una concorrenza impari per ragioni di costi della mano d’opera, qualità di prodotto e uso “abbastanza” libero di prodotti fitosanitari. La NON tracciabilità, poi, completa un quadro rischioso su cui il Ministero e le Associazioni dovrebbero intervenire con decisione e tempismo.

Leggete, gente, leggete e comparate, quando davanti ai tanti barattoli/bicchieri di crema di nocciola, che affollano gli scaffali dei super, la scelta cade sempre e comunque sull’Etichetta meglio pubblicizzata…

 

Alcuni dei dati dell’articolo sono stati forniti da ISMEA e da CIA che ringraziamo

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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