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Roma, Acea e Huawei “monitorano” il parco del Colosseo

Al via il progetto pilota a tecnologia cinese nell’area archeologica simbolo della città eterna. Per la multiutility è l’inizio della smart-city in cui tutto è connesso. Ma sullo sfondo restano gli interrogativi sugli eccessi di controllo sulla popolazione e sulla sicurezza delle reti.

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di Fiorina Capozzi | 2018-11-9 9/11/2018 ore 16:15

Per tre giorni Roma si è trasformata nella capitale europea del 5G, la nuova tecnologia per la comunicazione wireless. Lo ha fatto nella Nuvola di Fuksas attraverso il forum di Huawei (7-9 novembre), uno dei maggiori produttori al mondo di infrastrutture per la telefonia mobile di nuova generazione. Accanto al gruppo cinese, anche il Campidoglio e il governo italiano che hanno testimoniato l’attenzione per le novità del mondo telecom con il rinnovo della partnership fra la società cinese e Acea, multiutility controllata dal Comune di Roma. Concretamente l’alleanza si è consolidata attraverso un progetto pilota che riguarderà il parco archeologico del Colosseo e coinvolgerà anche il Ministero per i beni e le attività culturali. Ma di che cosa si tratta esattamente? Di un piano di “monitoraggio intelligente di una zona delimitata tramite telecamere tecnologicamente avanzate e ad alta definizione che garantiranno maggiore sicurezza e più in generale la protezione del patrimonio storico-artistico – spiega una nota congiunta di Acea e Huawei -. L’implementazione di queste tecnologie permetterà, inoltre in futuro, la gestione integrata e smart di un territorio ad altissima rilevanza turistica”. Il progetto pilota durerà sei mesi alla fine dei quali si tireranno le somme del lavoro svolto congiuntamente e si deciderà il da farsi.

L’evoluzione 5G promette quindi grandi cambiamenti nella Capitale con un focus particolare sulla sicurezza, tema cui i cittadini sono sempre più attenti. E non solo. Come ha ricordato durante la convention il numero uno di Huawei in Europa, Vincent Pang, la nuova tecnologia risponderà a diverse esigenze della popolazione e dello Stato. “A Shenzhen ci sono oltre 6 milioni di infrazioni al codice della strada l’anno. La congestione del traffico costa 24 miliardi di dollari pari all’1% del prodotto interno lordo. Con le nuove tecnologie si può arrivare a recuperare 2,4 miliardi di dollari, che non mi sembra affatto poco”. Un vantaggio netto, che si può tradurre in un miglioramento della qualità della vita, ma anche in meno tasse o magari in finanziamenti per nuovi servizi ai cittadini. Ma non è tutto oro quel che luccica: l’altro lato della medaglia è un fitto controllo della popolazione attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Il tema è particolarmente delicato per almeno due ragioni. La prima riguarda il rispetto per la privacy di ogni cittadino che finirà con l’essere continuamente monitorato. La seconda è relativa invece alla sicurezza delle infrastrutture su cui transitano enormi quantità di dati. Reti che, secondo gli americani, le imprese cinesi, fornitrici di apparati di telecomunicazione, sfrutterebbero per acquisire informazioni preziose per il commercio e per la sicurezza nazionale.

I due argomenti non sembrano però preoccupare il governo italiano e l’amministrazione di Virginia Raggi, né tanto meno Acea che difende la partnership con la società cinese. L’intesa con Huawei è “un importante e concreto passo nel percorso di crescita tecnologica applicata alla gestione delle infrastrutture a servizio della Capitale, in linea con il piano industriale – ha precisato Francesco Del Pizzo, Direttore Infrastrutture Energetiche Acea – Riteniamo, pertanto, strategica la collaborazione con Huawei e il rinnovo dell’intesa tecnologica che ci permetterà di proseguire la roadmap per la realizzazione di progetti in tema di smart & safe city.” La ragione è semplice: come ha precisato il manager, l’intera regolamentazione europea sta spingendo affinché le multiutility si trasformino e si orientino verso segmenti di business che prima non esistevano. “Acea gestisce infrastrutture strategiche e critiche – ha concluso il manager – e ha tutta l’intenzione di partecipare alla creazione di un innovativo network metropolitano che può offrire maggiore sicurezza ai cittadini sfruttando infrastrutture già in parte esistenti sul territorio e rendendo così il progetto meno costoso per la collettività”. Siamo ancora lontani dalle auto e dagli autobus teleguidati. Ma questa è ormai la prospettiva neanche poi troppo lontana: secondo Huawei, i veicoli smart saranno pronti per la commercializzazione già nel 2026. A patto che per allora sia già pronta la rete di telecomunicazioni necessaria a supportarli.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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