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Ama, conto alla rovescia con lo spettro delle banche

Domani scadono le fideiussioni che garantiscono le linee di credito alla municipalizzata. Corsa contro il tempo per evitare il crack

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2018-11-15 15/11/2018 ore 18:16

La sede di Ama

Ama, parte il conto alla rovescia. Il bilancio, atteso da oltre 11 mesi, non è ancora arrivato e oggi è arrivata la sfuriata del sindaco Virginia Raggi, l’azionista di Ama (100%). Approvate subito il bilancio. Problema: domani scadono le fideiussioni bancarie che fungono da garanzia alle linee di credito. Questo significa che si chiudono i rubinetti delle banche e che Ama rischia di rimanere seriamente senza liquidità con l’impossibilità di pagare gli stipendi. Dal Pd suona l’allarme e poco importa se si tratti di opposizione o meno.

Le consigliere capitoline del Pd Valeria Baglio e Ilaria Piccolo “l’intero comparto e in generale tutte le partecipate di Roma Capitale soffrono per la gestione opaca e contraddittoria del Campidoglio a guida M5S, in un contesto in cui le linee di credito delle banche con le società di Roma Capitale si sono irrigidite per l’esito ancora incerto del concordato Atac. Migliaia di lavoratori rischiano i loro stipendi e i loro posti di lavoro per le azioni irresponsabili e le mancate decisioni della maggioranza. Ed è una questione che investe di conseguenza anche i romani per i servizi che queste società gestiscono. Per l’inerzia di questa Amministrazione sta soffrendo e pagando l’intera città.

La verità è che senza un bilancio approvato entro breve, si ferma tutto. Le gare, la raccolta, i mezzi e gli stipendi. La sola Tari, la tassa sui rifiuti, non può bastare a tenere in piedi Ama. Oltre al fatto che potrebbe benissimo scattare il commissariamento dell’azienda se i conti 2017 non dovessero vedere la luce.

Il tutto mentre la questione rifiuti accende uno scontro nel governo. A Matteo Salvini, che proprio da Napoli rilancia la necessità  di un termovalorizzatore per ogni provincia, risponde a stretto giro e a ‘brutto muso’ il suo collega di governo e capo politico del M5s Luigi Di Maio: “gli inceneritori non c’entrano una beneamata ceppa e tra l’altro non sono nel contratto di governo. Lotta alla contraffazione, contrasto alle organizzazioni criminali, video-sorveglianza del territorio, bonifiche ed economia circolare. Tutte cose che sono nel contratto e che stiamo affrontando con il ministero dell’Ambiente di questo governo”.

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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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