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Emergenza abitativa, a Roma è una circostanza perenne

Sono 57mila i nuclei familiari che versano nella situazione di ‘emergenza’. Nonostante le buone intenzioni di Ater e istituzioni, la situazione resta caotica ed il disagio sociale è forte.

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di Alessandro Amati | 2018-11-23 23/11/2018 ore 16:30

Immagine di repertorio

Se per emergenza si intende una circostanza transitoria ed eccezionale, allora possiamo con un paradosso dire che, a Roma, non c’è emergenza abitativa, perché la situazione di disagio e di risposte insufficienti da parte delle istituzioni è qualcosa che si trascina di fin troppo tempo. L’emergenza, nella capitale, è qualcosa di stabile, quasi perenne, e negli ultimi anni aggravatasi per via di sfratti, morosità, arrivi di immigrati, baraccopoli e occupazioni, con una situazione che genera conflitto sociale ed insicurezza.

Eppure, a Roma, le case ci sarebbero. Secondo i dati dell’Associazione dei costruttori edili di Roma e provincia, le case inutilizzate sono ben 34.750. Come si arriva a questa stima? Le abitazioni residenziali censite sono circa 1 milione 287 mila; di queste circa 1 milione e 177mila sono abitate regolarmente da 1 milione e 369mila famiglie. Poi ci sono le case in vendita (perlopiù seconde case o case ereditate, ecc, quindi non di famiglie che vendono per ricomprare) che sono 12mila200, e 8.600 date in locazione. Sono poi 13mila le case in affitto a studenti non residenti e quasi 22mila utilizzate per vacanza o lavoro. Infine il fenomeno crescente di Bed and Breakfast o degli affitti brevi: 20mila case. Ovviamente mettere in affitto, anche volendo, tutte le case sfitte non risolverebbe il problema, perché le famiglie che sono nelle fasce più indigenti non potrebbero certo pagare i canoni, che si aggirano sugli 800-1200 euro al mese in funzione di zona, tipologia abitativa, servizi e via dicendo.

Nell’ ‘emergenza abitativa’ versano infatti 57mila famiglie: di queste, 12mila sono i nuclei che hanno partecipato ai bandi e sono in attesa di un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica. E’ questo uno dei principali motivi delle ‘occupazioni’. A Roma ci sono, infatti, oltre 90 stabili occupati da almeno 12mila persone. Ogni anno vengono ingiunti oltre 9mila sfratti, di cui vengono eseguiti circa un terzo. A tutto questo, per creare una situazione ancor più caotica, si devono aggiungere più di 7mila e 500 persone senza fissa dimora e oltre 9mila rifugiati richiedenti asilo.

L’Ater (Azienda territoriale per l’edilizia) del comune di Roma stima che il totale degli alloggi pubblici è di circa 77mila. Di questi, circa 28.500 sono proprietà del comune e il resto amministrate da da Ater. Il canone è di circa 90 euro al mese di media, intorno cioè ai 4-5 euro al metro quadro, in base a zona, tipologia ecc. Poter intervenire a frazionare gli alloggi permetterebbe dunque di dare una maggiore risposta in termini quantitativi, ed abbassare alcuni canoni d’affitto.

I ‘furbetti’ non mancano mai. Dal censimento degli alloggi popolari dell’edilizia residenziale pubblica di Roma Capitale risulta infatti che ci sono “circa 2.000 situazioni in cui ad abitare una casa popolare sono persone con redditi alti, immobili di proprietà o residenze altrove, sia dentro che fuori i confini capitolini. Inoltre, sono stati individuati 1.600 alloggi i cui legittimi assegnatari sono deceduti”.

Per la manutenzione delle case ‘popolari’, l’Ater avrebbe bisogno di risorse, dalla Regione, di circa 700 milioni. Ater e Regione, però, hanno annunciato di star predisponendo, attraverso un lavoro di analisi puntuale di residui non spesi e fondi perenti passivi, un Piano Industriale che prevede (per ora non ci sono ulteriori dettagli): ripristino di legalità e trasparenza (audit interno, registro trasparenza); equilibrio economico finanziario (poste debitorie/ creditorie, morosità, …); emergenza abitativa (nuovi alloggi, frazionamenti, consegna alloggi liberi) ; manutenzione e servizio al cliente (ad es.: messa in sicurezza alta rischiosità, call center, …).

Questione risorse finanziarie: la Regione Lazio in base agli accordi di programma con lo Stato ha trasferito circa 1,15 miliardi di Euro per l’edilizia agevolata e circa 700 milioni di Euro per la sovvenzionata.
Secondo l’Acer per l’agevolata sono stati utilizzati circa 700 milioni di euro, mentre dei residui 450, ne restebbero solo 50 perché gli altri sarebbero stati utilizzati per altre spese di bilancio. Per la sovvenzionata, invece, la Giunta regionale ha deliberato 162 milioni per l’emergenza abitativa di Roma capitale,: di questi, 40 sono già disponibili, mentre per gli altri bisognerà aspettare tutta una serie di verifiche (38 milioni importi residui oggi destinati alle Ater; 28 milioni programmi di recupero urbano; 22 milioni interventi già ultimati; 31 milioni accertamento documentale o autorizzativo).

Per concludere, alcuni dati sugli affitti: nl 2017 risultavano 10.727 offerte di affitti di abitazioni, di cui 469 di nuova costruzione. Le offerte sono aumentate dell’8,9 per cento tra il 2016 e il 2017, con una certa riduzione (-3,6%) del prezzo medio del canone per gli appartamenti già esistenti, mentre per quelli di nuova costruzione l’aumento è rilevante, quasi +13%. Un dato interessante è che nelle aree periferiche, l’acquisto di abitazioni con mutuo a tasso fisso di 25 anni è competitivo, in termini monetari, con l’affitto. Questo perché la crisi dell’immobiliare ha colpito più i prezzi di vendita che quelli per gli affitti; nello stesso tempo sono fortemente diminuiti i tassi d’interesse sui mutui.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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