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S.Giacomo diventerà una casa di cura per anziani

Assessore Sartore: non è svendita. Destinazione uso e lavori abbassano la stima

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di G.I. | 2019-01-30 30/01/2019 ore 17:30

L’ex ospedale San Giacomo del centro storico di Roma è destinato a diventare una struttura sociosanitaria, forse per anziani, e il suo ‘valore’ ricalcolato in 61 milioni di euro è appunto conseguenza di questa destinazione, oltre agli ingenti costi di ristrutturazione che andranno affrontati. Lo ha spiegato l’assessore al Bilancio della Regione Lazio Alessandra Sartore, rispondendo in Aula a una interrogazione dei consiglieri FdI Chiara Colosimo, Fabrizio Ghera e Giancarlo Righini.

“Con la determinazione G15035 del 22 novembre 2018 – ha spiegato Sartore – la Giunta ha dato l’autorizzazione all’inserimento dell’immobile nel fondo ‘i3-Regione Lazio’, gestito dalla società a partecipazione pubblica del Ministero dell’economia e delle finanze InvImIt SGR S.p.A., con l’obiettivo di valorizzare il complesso immobiliare attraverso progetti di natura socio-sanitaria in senso ampio, nel rispetto delle prescrizioni contenute nel lascito del Cardinale Salviati che fa riferimento a interventi volti ‘alla cura della persona’”.

Può trattarsi, per esempio, ha spiegato ancora l’assessore, di una ‘Senior House’, “una forma innovativa di assistenza che consente agli anziani di condurre una vita indipendente potendo comunque usufruire di una serie di servizi studiati appositamente per le loro esigenze”. “Per l’immobile, fuori dalla programmazione sanitaria da dieci anni – ha detto ancora – non si tratta di una svendita, ma piuttosto di una seconda vita. Non potrà più essere un ospedale perché si è scelto di potenziare la rete delle periferie tenendo conto che nell’area centrale di Roma vi è il doppio dei posti letto previsti dalle norme nazionali”.

Riaprire il San Giacomo significherebbe “contestualmente ipotizzare la chiusura di un altro ospedale come il San Filippo poiché il tetto dei parametri posti letto/abitanti è ormai saturo”. Al S.Giacomo mancano poi, ha detto ancora, i requisiti sismici. Riguardo alle stime del Demanio rispetto al complesso “non si tratta di una valutazione al ribasso” ha detto ancora Sartore, per due motivi: il primo sono i “i costi di ristrutturazione dell’immobile a carico dell’investitore, quantificati da InvImIt in circa 40 milioni di euro”, che fanno dunque superare quota 100 milioni di euro. Il secondo è la destinazione d’uso: “Se il bene fosse destinato a un utilizzo commerciale, sicuramente il valore di conferimento sarebbe stato superiore a 61 milioni di euro stimati dall’Agenzia del Demanio”.

“Lunghe attese per ricoveri ed esami clinici, sovraffollamento dei ps, strutture da rinnovare e le notizie che giungono quotidianamente dai nosocomi della Capitale fanno capire come sia indispensabile la riapertura del S.Giacomo come ospedale”. Così in una nota i consiglieri regionali FdI del Lazio Fabrizio Ghera e Chiara Colosimo, che oggi hanno presentato sull’argomento una interrogazione a cui ha risposto l’assessore al Patrimonio Alessandra Sartore. “Siamo contrari al cambio di destinazione d’uso – aggiungono – perché un quadrante cittadino come il centro storico non può essere lasciato senza presidio ospedaliero. Le esigenze alle quali risponde la riapertura del S.Giacomo non possono essere accantonate con la motivazione dei tagli alla spesa sanitaria – proseguono – Non condividiamo la scelta di vendere a privati un immobile di grande valore storico e strutturale, che nel lascito fu destinato a uso pubblico. Se ne discute da anni ma non c’è alcuna certezza su cosa diventerà una volta in possesso dei nuovi proprietari, nessuna garanzia che resti sede di servizi sanitari”. “Si era parlato di un albergo, oggi viene fuori l’idea di una Casa per Anziani, ma si resta sempre nel campo delle ipotesi. Quanto poi al valore attribuito a questo edifico storico crediamo che le cifre indicate dalla Giunta Regionale, una volta 65 milioni, un’altra 100 milioni, configurino una vera e propria svendita. Pertanto – concludono i FdI – chiediamo l’apertura di un tavolo inter-istituzionale con il coinvolgimento del ministero della Salute, dell’Asl competente, della Regione e del Comune di Roma”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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