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Ipab Sant’Alessio: “Case history” del welfare nel dibattito degli storici

Nella Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea il saggio di Scoppola Iacopini ‘’Vedere oltre’’ sui 150 anni dell’istituto per i non vedenti, occasione di riflessioni di grande attualità 

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di Onelia Onorati | 2019-02-4 4/02/2019 ore 18:30

“Vedere Oltre”, il recente saggio di Luigi Scoppola Iacopini che documenta puntualmente 150 anni di storia dell’istituto “Ipab Sant’Alessio” per i non vedenti è stato al centro di una attualissima riflessione sul welfare fra storici contemporanei venerdì scorso, presso la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, in via Caetani. Nell’incontro hanno dibattuto l’autore e i colleghi del mondo accademico Augusto D’Angelo, Professore di Storia contemporanea dell’Università La Sapienza, e Lorenzo Benadusi, Professore di Storia contemporanea dell’Università Roma Tre.

Parlando dell’opera edita da Palombi Editori e da Musa Comunicazione (Sorgente Group), è stato affrontato il rapporto tra carità privata e controllo dello Stato, con la testimonianza diretta di Antonio Organtini, da molti anni Direttore del Sant’Alessio. L’istituto, come ha rilevato Organtini, rappresenta infatti un paradigma unico di Welfare State. Dopo aver esordito a fine Ottocento come organizzazione basata sui contributi dei privati, ha avuto un’evoluzione come ente giuridico, sottoposto al controllo della Regione Lazio.

In particolare, fondato da Papa Pio IX nei primi anni dell’Unità d’Italia, il Sant’Alessio è stato presto ospitato nella Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino, crescendo inizialmente grazie alle donazioni della Chiesa, ma anche alla collaborazione di un gruppo di dame incoraggiate dal Pontefice. Un primo esempio del fund raising che oggi ha preso molto piede per sostenere la ricerca e molte attività benefiche.

La relazione della storia particolare dell’Istituto con le  vicende di respiro nazionale, che ha ispirato il lavoro di Scoppola Iacopini, è stato sottolineato da Benadusi che ha ricordato che è stato con la legge Crispi del 1890 che il S. Alessio è stato trasformato in Centro di assistenza e sottoposto a controllo degli enti amministrativi locali. “Il prevalere della componente legata all’emancipazione sull’intento pedagogico ha comunque sempre garantito all’Istituto – ha sottolineato – una discreta indipendenza e non ha dissolto il legame i Padri Somaschi,  cui fu affidato da Papa Pio IX”. Inoltre Benadusi ha evidenziato come la storia dell’Ipab si intrecci con quella della Capitale nella transizione dallo Stato Pontificio alla Monarchia, riflettendo l’epoca di fermento sociale e di espansione edilizia che Roma ha vissuto quando si è trasformata in Capitale d’Italia.

La riflessione di D’Angelo si è invece soffermata sul cambiamento intervenuto nei ragazzi che sono entrati nel Sant’Alessio. “Questa è una storia di integrazione, tema quanto mai attuale – ha avvertito – perché riguarda i non vedenti, che erano da sempre considerati degli emarginati.  Inizialmente i talenti sono stati indirizzati all’apprendimento degli strumenti musicali, poi alla professione di centralinista, anche in contesti di guerra data l’attitudine a percepire la direzione delle bombe. Oggi, infine, tanti non vedenti sono diventati trascrittori forensi, lavorando nell’ambito delle intercettazioni”.  Un altro capitolo, tutto da scrivere, secondo D’Angelo riguarda le figure apicali nella storia del Sant’Alessio, come quella di Luigi Zambarelli, padre somasco che nel 1914 è diventato il rettore dell’Istituto e lo ha protetto da tanti tentativi di ingerenza.

Un aspetto – quello dell’autonomia – rilevato infine da Luigi Scoppola, secondo il quale “nemmeno la Legge Crispi è riuscita a smorzare il portato rivoluzionario del modello del Sant’Alessio”. Scoppola ha sottolineato poi quanto avvenuto nel corso del ventennio fascista, parlando dei pesanti tentativi di controllo, ma al tempo stesso dei benefici dovuti all’ampliamento e trasferimento della sede dall’Aventino a un grande edificio periferico presso il quartiere Tormarancia. “Il Duce – ha concluso – si è dimostrato molto attento e prodigo di finanziamenti verso l’Istituto: tanti non vedenti furono infatti arruolati come dimafonisti nella seconda guerra mondiale e considerati preziosi aiuti per la causa nazionale”.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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