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Roma e l’Europa: Stato e Comune protettori delle aziende

Il recente piano della Germania per fronteggiare le insidie della globalizzazione è un utile esempio anche per i governi locali

Claudio Sonzogno
di Claudio Sonzogno | 2019-03-8 8/03/2019 ore 12:20

Di fronte al rallentamento dell’economia, che fa sentire i contraccolpi alle aziende e ai cittadini sia a livello nazionale che locale, l’Unione Europea gioca il suo rilancio sulla capacità di cambiare le regole e i regolamenti per far meglio fronte alle insidie del nostro tempo.

La credibilità di una nuova Europa è così legata a un piano in grado di  proteggere le aziende europee, grandi e piccole, dagli eccessi della  globalizzazione, dalla crescita della competizione cinese e dalla stretta commerciale statunitense.

Il ministro dell’Industria e dell’energia tedesco, Peter Altmaier,  ha già elaborato una strategia industriale mirata soprattutto a frenare l’invasione dei fondi sovrani cinesi e a limitare la concorrenza delle nuove tecnologie informatiche. In particolare, Altmaier punta ad aumentare l’incidenza  dello Stato nel rapporto con il mercato, combinando uno Stato forte con un’economia libera.

In sostanza, in  linea con l’interventismo a livello mondiale, il governo tedesco propone più Stato e più economia di mercato. Infatti soltanto lo Stato può fornire alla aziende la guida e la protezione necessarie per contrapporsi con successo alle sfide globali. La politica industriale pubblica deve impegnarsi a promuovere, attivare e proteggere le imprese e le vitalità del mercato, garantendo la conservazione dell’innovazione e della competitività.

Lo Stato deve comunque continuare a stare  alla larga da diventare imprenditore, mentre il governo deve impegnarsi per le  aziende,  restringendo gli orizzonti del capitalismo globale.

A livello dell’Unione Europea ciò implicherebbe : a) la revisione della dottrina degli aiuti di Stato e del diritto di concorrenza; b) l’abilitazione di aiuti temporanei nei settori di elevata innovazione; c) il contrasto al dumping e all’abuso di posizione dominante; e) la promozione  delle aggregazioni industriali nelle aree in cui servono grandi dimensioni.

Per un Paese come il nostro, dove ormai i campioni nazionali sono pochi, e le piccole e medie imprese necessitano di essere salvaguardate da una attiva politica industriale, un cambiamento delle regole europee secondo queste direttrici sarebbe quanto mai utile per sostenere la crescita.

Piuttosto che ripercorrere funesti esempi delle passate statalizzazioni, l’idea di uno Stato Protettore potrebbe essere quella giusta. Non solo, ma un’azione del governo locale attraverso regolamenti e incentivi “protettivi” verso il tessuto imprenditoriale, potrebbe essere di grande aiuto anche per rilanciare l’economia locale, a partire da quella della Capitale, fino ad ora più improntata alla fuga che allo sviluppo.

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A proposito dell'autore

Claudio Sonzogno
153 articoli

Giornalista professionista dal 1969, ha diretto agenzie di stampa nazionali dal 1972 al 2011. Da Direttore dell'Agenzia finanziaria Radiocor e dell'Agenzia Giornali Associati, AGA, a Direttore dell'Asca, la prima agenzia italiana su Internet. Dal 2009 al 2011 Direttore dell'Agenzia APCOM/TMnews, oggi Askanews, innovativa nelle videonews. Ha collaborato con L'Espresso. Opinionista per i Gr della Rai, ha partecipato a programmi di economia. Scrive per "Prima Comunicazione".

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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