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Di Maio sblocca 117 mln per aree crisi complessa

Circa 60.000 lavoratori, 9 regioni interessate

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di Redazione | 2019-04-2 2/04/2019 ore 17:30

Luigi Di Maio

Arriva il decreto interministeriale che sblocca le risorse stanziate dalla legge di Bilancio per gli ammortizzatori nelle aree di crisi industriale complessa: il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio ha firmato il decreto ripartisce i 117 milioni stanziati dalla legge di Bilancio in nove delle 11 regioni nelle quali queste zone di crisi sono presenti (la Liguria e la Puglia non hanno richiesto risorse per il 2019). Nel complesso i lavoratori che sono coinvolti dalla crisi e quindi potenzialmente interessati alle misure (cassa integrazione straordinaria e mobilità in deroga) sono circa 60.000 ma saranno meno quelli che materialmente avranno l’ammortizzatore dato che non tutti sono senza lavoro. Oltre la metà delle risorse sarà assorbito da due regioni, il Lazio (25,6 milioni) e la Toscana (36,6 milioni), seguite dalla Sardegna con 12,2 milioni di euro.

Proprio dalla Sardegna sono arrivate le prime notizie sullo sblocco dei fondi con i lavoratori della ex Alcoa in presidio davanti al ministero che hanno ricordato come 800 lavoratori aspettassero il via libera alla misura. “Il decreto interministeriale Lavoro Mef – si legge nella nota del ministero – assegna risorse pari a 117 milioni di euro per la riattivazione degli ammortizzatori sociali. Un impegno mantenuto dal ministro del Lavoro che ha recuperato le risorse per non lasciare senza alcun sostegno i lavoratori”.

La Cgil che nei giorni scorsi ha denunciato il ritardo nello sblocco delle risorse ha apprezzato la firma del ministro Di Maio e in una nota ha chiesto un confronto urgente con il Governo per affrontare la questione lavoro nelle aree di crisi. Il sindacato ha chiesto garanzie sul “termine tempestivo dell’iter così da consentire alle Regioni e all’Inps di erogare al più presto gli ammortizzatori ai lavoratori diretti e indiretti coinvolti nelle chiusure aziendali”. “Questa vicenda testimonia – afferma la Cgil – l’assoluta necessità di affrontare, dopo anni di latitanza della politica industriale, il futuro di queste aree, dove i processi di riconversione economica e di riqualificazione sociale sono fermi al palo. Il problema strutturale è creare nuovo lavoro e gli ammortizzatori devono essere da sostegno all’interno di un disegno di trasformazione economica in grado di rinnovare l’insieme del contesto produttivo e sociale”.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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