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La Borsa sprofonda. E trascina le aziende romane

Male Salini e Acea. Ma il ceo Donnarumma assiccura: scarso impatto del virus sul nostro business

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2020-03-9 9/03/2020 ore 18:12

Lunedì nero, di quelli che passano alla storia.  La Borsa di Milano ha avuto il peggior avvio e successivamente seduta dal 24 giugno 2016, giorno successivo al referendum su Brexit (quando aprì perdendo il 9 per cento e chiuse al -12,46 per cento). A Piazza Affari le contrattazioni hanno chiuso con un devastante -11%, nonostante per tutto il giorno si siano rincorse le voci di un intervento della Consob per lo stop alle vendite allo scoperto, poi non verificatosi.

Verso mezzogiornol’indice Ftse Mib, il principale listino della Borsa, dopo aver toccato un ribasso minimo dell’11 per cento a inizio mattinata si è attestato intorno al -9,75 per cento. L’andamento negativo della Borsa risente delle misure restrittive adottate dal governo per impedire la diffusione del coronavirus, oltre che della decisione dell’Arabia Saudita di aumentare la produzione per danneggiare Russia e Stati Uniti.

Diversi titoli del Ftse Mib hanno faticato ad aprire le contrattazioni a causa degli eccessivi ribassi: i titoli peggiori sono stati i petroliferi Saipem (-18,6 per cento), Eni ma anche molte aziende romane quotate hanno chiuso la seduta con pesanti perdite. Acea, ha lasciato sul terrenol’1,7% il mentre un’altra azienda romana, Salini ha perso l’11%. Male anche Cementir (gruppo Caltagirone): -0,6%.

E pensare che per il ceo di Acea, Stefano Donnarumma (che questa mattina ha presentato i conti 2019 della multiutility, utile a 248 milioni), “l’emergenza coronavirus non avrà un grande impatto sul business dell’azienda. È un fenomeno che nessuno di noi si poteva aspettare e dire che non crea nessuna criticità è impensabile”, ha detto. “Stiamo adottando i protocolli e abbiamo il 50% dell’azienda in smart working. Bisogna auspicare che non duri per tanti mesi. Può causare qualche problema a medio e lungo termine ma per il nostro tipo di business non prevediamo grossi impatti sulla nostra azienda. Gestiamo servizi come distribuzione elettrica ed idrica che non può che avere un andamento costante e regolare”.

Per Donnarumma qualche “sofferenza” nei pagamenti potrebbe esserci “da parte di piccola e media imprenditoria condiderando che la nostra clientela tipica è retail”. Quanto poi al dividendo l’ad ha spiegato che “come era nelle previsioni di piano i 75 centesimi erano un piano di partenza e abbiamo potuto fare meglio e siamo convinti che continueremo a fare meglio. Saremo in crescita se non ci saranno eventi che non si possono prevedere”.

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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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