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Produzioni laziali (parte 2a)

Torniamo a guardare da vicino le produzioni e le ricchezze delle provincie laziali

Silvia Trevisan
di Silvia Trevisan | 2020-05-30 30/05/2020 ore 14:16

Il lockdown ha picchiato duro sul Lazio, su Roma e su tutte quelle attività che sostengono la Capitale e il suo territorio.

Dobbiamo però notare che, nonostante lo smart working, l’uso ormai diffuso degli incontri via zoom o webinar, questo lungo periodo di necessità tecnologica non ha portato ad attivare una vera e radicale conversione al digitale. Ora è come se il sistema imprenditoriale laziale, avesse frenato la sua trasformazione digitale. Questo appare, anche, evidente dalla percentuale di aperture del cassetto digitale dell’imprenditore rispetto alle altre regioni italiane e dai dati che ci fornisce l’osservatorio istituito dalla Camera di Commercio di Roma.

Abbiamo parlato di arte, turismo, commercio ecc. Ora diamo uno sguardo ad altri fondamentali rami d’industria presenti nel Lazio.

Un settore di grande interesse è quello biomedicale che rappresenta il 9,9% per il territorio laziale.              Logisticamente le imprese biomedicali si concentrano, soprattutto, nella provincia di Roma l’82,9%, l’8,2 in provincia di Latina, il 4,5 nel frusinate, il 3,5% nel viterbese e il restante 0,9% in provincia di Rieti. Il settore è composto per il 25,8% da aziende manifatturiere e per il restante (74,2%) da aziende commerciali. Nello specifico le aziende biomedicali si dividono tra: il commercio all’ingrosso (40,8%) e al dettaglio (33,4%) di prodotti ortopedici e farmaceutici. La realtà imprenditoriale  del biomedicale è composta prevalentemente da piccole imprese. La farmaceutica, invece e nonostante le varie fusioni e delocalizzazioni, ha dimensioni e brand di maggior impatto pubblico.

Passiamo all‘agricoltura che gode di un territorio e di un clima più che favorevoli. Che si tratti di piccoli appezzamenti o di “latifondi” la campagna Laziale è ben curata e non ha conosciuto quella migrazione verso le città e le fabbriche che, invece, hanno distrutto il tessuto agrario e sociale di altre zone d’Italia.

Fra i prodotti tipici, primeggia la produzione dell’olio DOP con le 4 Denominazioni regionali ed Extravergine. Nel territorio ci sono aziende agricole che producono olio biologico con tecniche produttive a basso impatto ambientale senza utilizzare prodotti chimici di sintesi.

L’olio più nominato è il Canino, seguito da altre cultivar spesso trattate in purezza. La premiazione dei migliori olii avviene nella sala del tempio di Adriano in occasione della manifestazione “Orii del Lazio – Capolavori Del Gusto”.

La zona della Tuscia, poi, domina con la maggiore produzione di nocciole nazionale. Si parla di circa il 40% di tutta la produzione italiana. Questa produzione rappresenta un punto di forza dell’economia locale dal momento che vede coinvolte 8000 famiglie in circa 30 comuni che lavorano direttamente o indirettamente con le nocciole. [fonte: mytuscia.com]

Le varietà più note sono 3: la tonda gentile romana, il nocchione e la tonda di giffoni. La gentile romana è quella che viene più utilizzata dall’industria del dolciario. E in effetti se si potesse dimenticare il forte import che vede nella Turchia un pericoloso concorrente, la produzione nostrana è la più ambita, soprattutto, dalle ditte dolciarie, che mai, come ora, sono interessate all’acquisto (diretto o indiretto) di appezzamenti smisurati da mettere in produzione.

E poi, ma non ultimo, c’è il vino: dai Castelli alla pianura sono più di venti i vini doc laziali. Tra questi l’Est Est Est di Montefiascone mentre le docg sono tre: i bianchi Frascati Superiore e Cannellino di Frascati e il rosso Cesanese del Piglio, dall’omonimo vitigno autoctono del Frusinate.

Castiglione in Teverina, Viterbo, è la capitale del vino laziale con due cantine coronate nonché il MUVIS, Museo del Vino e delle Scienze agroalimentari. [fonte: touring club]

Alla Mostra-mercato dell’artigianato e dell’enogastronomia che si svolge alla fiera di Roma, la nostra terra “sfoggia” tutte le peculiarità del territorio. Ad Arti & Mestieri Expo, così si chiama l’evento, espongono gli artigiani e i piccoli imprenditori che lavorano e producono con eccellenza e qualità i prodotti tipici dei territori.
Mentre si tiene (Covid permettendo) ad ottobre il Salone del Gusto “la Terra Madre 2020”.

Da tutto elenco abbiamo escluso la cucina con i suoi piatti tradizionali che si sono arricchiti in poco tempo di quelli rivisitati dagli stellatissimi chef laziali. Nessuno sfugge ad un piatto di carbonara o ad una fetta di porchetta accompagnata da pizza bianca e da un buon vinello fresco fresco!

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A proposito dell'autore

Silvia Trevisan
17 articoli

Laureata in relazione pubbliche all'università di Udine, tra i cinque finalisti al Premio nazionale Innovatori della PA, redattrice della prima carta dei valori di un portale web di informazione socio – economica. Esperienza decennale nella comunicazione d’impresa manifatturiera, poi nel digitale nel 1999 con un percorso formativo importante, lavora nel marketing della Internet company con sedi a Firenze, Milano, Treviso. Dal 2002 scrive per i social network, è ghost writer, redige comunicati stampa. Dalla comunicazione del settore privato alla comunicazione della pubblica amministrazione, scrive in “plane language”, con il sogno che i due mondi si incontrino e si parlino nel digitale con gli stessi codici per il rilancio dell’Italia. Motto: La preparazione aiuta l’improvvisazione.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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