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La risorsa umana è tra i più importanti patrimoni aziendali

L’esperienza dello smart working, già sperimentata da molti , ma ora resa necessaria dalla pandemia, ha aperto molte discussioni e riflessioni.

Silvia Trevisan
di Silvia Trevisan | 2020-07-6 6/07/2020 ore 18:00

Emergono, in questi giorni, storie bellissime di dipendenti che hanno “dimenticato” l’orario abituale di lavoro per dedicarsi alla propria azienda e cercare di risolvere le molteplici criticità che il Covid ha presentato all’improvviso e che nell’arco di pochi mesi hanno decretato il calo del 50% dei fatturati.

Dirigenti, dipendenti che hanno stupito i titolari per la dedizione, che hanno saputo dare all’azienda, apportando nuove idee, grandi soluzioni e nuovi modelli di business.

Poi dai racconti degli imprenditori, emerge il dipendente medio per partecipazione e coinvolgimento ed infine quello che ha solo colto l’occasione dello smart working per non fare nulla o il minimo indispensabile.

Cercando un perché si guarda anche al danno psicologico che ha causato il lockdown provocando depressione, paura e immobilismo.

Ecco che in un’analisi durante, dopo e post covid le aziende si sentono fragili nell’organizzazione dell’asset umano nel frangente venisse richiesta una diversa organizzazione  a causa di una avversità tanto imprevista quanto globale.

D’altro canto è emersa l’importanza fondamentale quasi imprescindibile del patrimonio umano.

La responsabilità sociale d’impresa ne fa il fondamento e mette al centro della propria disciplina l’uomo individuando in esso il successo o l’insuccesso del business di un’impresa.

Lo smart working ha creato nuovi modelli di comportamento e nuove metodologie di lavoro ma dietro a questo modello organizzativo c’è l’uomo con le proprie fragilità o con le proprie forze che determina la qualità del lavoro, la soluzione o meno di nuovi problemi.

In un mondo globalizzato l’e-commerce ha sicuramente risolto il problema della chiusura forzata dei negozi, dei centri commerciali, del lockdown delle persone, permettendo ugualmente gli acquisti.

Ma è emerso anche che per i prodotti di qualità, per i manufatti artigianali del lusso, per i prodotti fatti su misura, c’è bisogno dell’incontro, del comunicare personalmente con il cliente di condividere le scelte, di guardare alla luce del sole il giusto colore, la giusta intonazione, l’intesa tra venditore e acquirente in un prodotto sempre più personalizzato e vissuto.

Webinar, fiere virtuali piattaforme digitali hanno sopperito alla mancanza degli incontri e diventeranno pervasivi nelle organizzazioni, ma complementari agli incontri nelle sedi aziendali.

L’uomo e la macchina insieme senza nessuna prevaricazione o vittoria dell’uno sull’altro, ma complementari in un nuovo modello di business che ogni azienda troverà, ma che vede nell’uomo l’anima del successo o dell’insuccesso di una attività, risultato non solo dell’intelligenza, ma anche dell’animo, della volontà, della creatività umana.

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A proposito dell'autore

Silvia Trevisan
17 articoli

Laureata in relazione pubbliche all'università di Udine, tra i cinque finalisti al Premio nazionale Innovatori della PA, redattrice della prima carta dei valori di un portale web di informazione socio – economica. Esperienza decennale nella comunicazione d’impresa manifatturiera, poi nel digitale nel 1999 con un percorso formativo importante, lavora nel marketing della Internet company con sedi a Firenze, Milano, Treviso. Dal 2002 scrive per i social network, è ghost writer, redige comunicati stampa. Dalla comunicazione del settore privato alla comunicazione della pubblica amministrazione, scrive in “plane language”, con il sogno che i due mondi si incontrino e si parlino nel digitale con gli stessi codici per il rilancio dell’Italia. Motto: La preparazione aiuta l’improvvisazione.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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