Categorie: Economia urbana

Autostrade: Benetton si o Benetton no

A due anni dalla tragedia annunciata del ponte Morandi solo i giudici hanno avuto il coraggio di stare dalla parte delle vittime.

 

 

Una istituzione come la Corte Costituzionale con giudici capaci di garantire giudizi super partes si dimostra sempre di più una risorsa per il Paese, di fronte a una classe dirigente, politica e imprenditoriale, caduta molto in basso.

La tragedia del ponte Morandi, al quale è seguito l’inaudito blocco autostradale di un grande porto come Genova e del turismo della riviera ligure, già penalizzato dal Coronavirus, è emblematico della furbizia, della complicità e dell’ irresponsabilità dei poteri privati e pubblici.

La furbizia è quella del gruppo che fa capo alla Famiglia Benetton, che ha vissuto anche esperienze politiche. Acquisita la concessione della maggior parte della rete autostradale l’ha gestita con un mostruoso deficit di manutenzione.

Da un lato colpevoli, come sta finendo di accertare la magistratura, della strage di due anni fa, con le 43 vittime per l’improvviso crollo di una campata del Ponte Morandi.

Dall’altro responsabili dei chilometri di code di questi giorni per le riparazioni necessarie di più di un centinaio di gallerie. Riparazioni decise e avviate in simultanea, senza tener conto del traffico estivo e del blocco dello sfogo del nuovo ponte. Tutto questo mixato a dovere è una macroscopica dimostrazione dello stato di abbandono in cui sono state lasciate le infrastrutture autostradali in questi anni, (durante i quali per contro, sono progressivamente aumentate le tariffe) e dell’assoluta indifferenza verso l’impegno preso con la gestione (???) di Autostrade per l’Italia. 

La complicità è invece palese da parte cosiddetti controllori, sia a livello burocratico (i tecnici del ministero) sia a livello politico (i governi e i ministri dei lavori pubblici, poi diventati delle infrastrutture) che in tutti questi anni, nonostante la evidente inadeguatezza della gestione autostradale del gruppo  Benetton, gli hanno permesso anno dopo anno di incamerare gli utili straordinari permettendo così, l’espansione del gruppo anche all’estero.

Infine all’ irresponsabilità dimostrata non c’è scusa, sia a livello imprenditoriale che politico, nei confronti della sicurezza e della circolazione dell’utenza autostradale, biecamente catapultata in una immane tragedia e abbandonata in questi giorni a un blocco inaudito della circolazione.

Dai 43 morti del Ponte Morandi sono trascorsi quasi due anni, insieme agli strali del primo governo Conte contro i Benetton. E ora, che è quasi finita la costruzione del ponte di Renzo Piano, dovremmo sopportare l’assurdità di dare in gestione il nuovo ponte a chi ha distrutto il vecchio?

C’è voluta la Corte Costituzionale per riportare tutti alla realtà. Ossia che il nuovo ponte non poteva essere dato da costruire proprio a chi aveva provocato una tragedia di quelle dimensioni. 

Il governo, appellandosi alla negligenza grave e ingiustificabile, avrebbe dovuto togliere già da molto tempo la concessione alla società dei Benetton. Esercitando semplicemente quanto era in suo potere, senza perdersi nei meandri legali od economici.

E tantomeno avviare, come in questi giorni, una trattativa con chi la Corte Costituzionale, sia pure indirettamente, ha giudicato colpevole dell’immane tragedia.

Secondo alcune indiscrezioni il gruppo  Benetton sarebbe disposto a cedere il controllo della società concessionaria delle autostrade allo stato. E’ probabile che a subentrare ad Atlantia possa essere Cassa Depositi e Prestiti

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Pubblicato da Claudio Sonzogno

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