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Nel Lazio boom delle imprese a guida femminile

A livello nazionale sono un milione e 340 mila, e la nostra regione guida la classifica delle aree che hanno fatto registrare l’incremento più elevato negli ultimi 5 anni

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di Alg | 2020-07-28 28/07/2020 ore 12:35

Roma, 6 nov. (askanews) - Il Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 66 organizzazioni di imprese della green economy italiana, ha definito un Programma per la transizione alla green economy, articolato in 10 proposte. La green economy in Italia è ormai una realtà consistente: un'indagine del 2015 fatta dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha quantificato che la green economy coinvolge nei settori core-green - che producono beni e/o servizi di valenza ambientale - già il 27,5% del totale delle imprese e che con quelli go-green - le imprese che, pur non producendo beni e servizi di valenza ambientale, hanno adottato modelli di business green - si aggiunge un altro 14,5% delle imprese italiane. Il Programma per la transizione alla green economy configura una visione strategica delle principali problematiche della nostra epoca, individua tematiche prioritarie e propone politiche e misure per affrontarle. Su questo programma, che sarà presentato all'apertura degli Stati Generali della Green Economy, che si svolgeranno a Rimini all'interno di Ecomondo, il 7-8 novembre, organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy, con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, si chiederà una prima opinione alle forze politiche. Gli obiettivi dichiarati di questa iniziativa sono due: contribuire ad arricchire e migliorare i programmi dei partiti in materia di green economy in vista delle prossime elezioni e far conoscere nel mondo della green economy le risposte che verranno date dalle forze politiche e dai candidati su queste proposte. Le 10 proposte, che saranno discusse con il Ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, Simona Bonafè (PD), Luigi Di Maio (M5S), Stefano Parisi (Energie per l'Italia), Claudia Maria Terzi (Lega Nord), riguardano ambiti strategici per la green economy quali il cambiamento climatico come occasione per il rilancio delle rinnovabili e dell'efficienza, l'economia circolare con il recepimento del nuovo pacchetto di direttive europee sui rifiuti, un piano nazionale per la rigenerazione urbana, misure per sostenere la qualità ecologica delle imprese, per cambiare la mobilità urbana, per l'agricoltura sostenibile di qualità, per meglio tutelare il capitale naturale, per investire nella gestione delle acque e rendere più efficaci le politiche pubbliche. Nella giornata inaugurale sarà anche presentata la terza Relazione sullo Stato dell'Ambiente che passa in rassegna lo stato di salute di tutti gli indicatori della green economy in Italia e nei 109 capoluoghi di provincia.

Crescita senza precedenti negli ultimi 5 anni  delle imprese guidate da donne. E la nostra regione si distingue. Lazio (+7,1%), Campania (+5,4%), Calabria (+5,3%), Trentino (+5%), Sicilia (+4,9%), Lombardia (+4%) e Sardegna (+3,8%) le regioni in cui le aziende al femminile aumentano oltre la media.

In termini di incidenza territoriale, sul totale delle imprese, al vertice della classifica si incontrano tuttavia tre regioni del Mezzogiorno (Molise, Basilicata e Abruzzo), seguite dall’Umbria, dalla Sicilia e dalla Val d’Aosta. Lo dice l’ultimo rapporto Unioncamere sull’imprenditoria femminile, che evidenzia come su tutto il territorio nazionale siano un milione e 340 mila le imprese rosa, il 22% del totale. Una tendenza che dura dai primi anni del decennio 2010.

Di fronte al Covid, però, molte aspiranti imprenditrici devono aver ritenuto opportuno fermarsi e attendere un momento più propizio. Tra aprile e giugno, infatti, le iscrizioni di nuove aziende guidate da donne sono oltre 10mila in meno rispetto allo stesso trimestre del 2019. Questo calo, pari al -42,3%, è superiore a quello registrato dalle attività maschili (-35,2%). Anche per effetto di questo rallentamento delle iscrizioni, sul quale ha inciso il lockdown, a fine giugno l’universo delle imprese femminili conta quasi 5mila unità in meno rispetto allo scorso anno.

Anche se ancora fortemente concentrate nei settori più tradizionali, le imprese di donne stanno crescendo soprattutto in settori più innovativi e con una intensità maggiore delle imprese maschili. E’ il caso delle Attività professionali scientifiche e tecniche (+17,4% contro +9,3% di quelle maschili) e dell’Informatica e telecomunicazioni (+9,1%,contro il +8,9% delle maschili).

L’imprenditoria femminile è uno dei settori strategici da promuovere, sia per lo sviluppo del Paese che per il raggiungimento di un pieno empowerment femminile anche nel contesto lavorativo”. E’ quanto dichiara la Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, che aggiunge “serve sostenere e incentivare la presenza femminile nelle PMI, settore privilegiato per il lavoro delle donne. Abbiamo quindi individuato, come Dipartimento per le pari opportunità, tre direzioni di intervento: accesso al credito e formazione finanziaria, per i quali dall’inizio della crisi sanitaria abbiamo già incrementato di 5 milioni di euro il fondo destinato al credito delle PMI femminili; un piano nazionale di formazione al digitale, con particolare attenzione ai settori e alle categorie di donne imprenditrici, che sono maggiormente escluse da tali percorsi formativi; promozione incentivata, tra le imprese femminili, e condivisione di strumenti di welfare e di conciliazione tra la vita familiare e quella lavorativa. Sono convinta che il coraggio delle donne che sanno osare scelte innovative possa fare di queste imprese il primo passo per la ripartenza di tutto il Paese”.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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