Il tessuto imprenditoriale italiano continua a espandersi. Nel secondo trimestre del 2026 il saldo tra nuove imprese e cessazioni è positivo per oltre 32 mila unità, con un tasso di crescita del +0,56 per cento, sostanzialmente identico a quello registrato un anno prima. Lo rivela Movimprese, l’osservatorio periodico curato da Unioncamere e InfoCamere sul Registro delle Imprese. Il numero complessivo delle aziende attive in Italia sale così a quasi 5,9 milioni.
Dietro il dato aggregato, però, si nasconde un Paese a due velocità. Da un lato corrono i servizi ad alta intensità professionale – finanza, assicurazioni, consulenza tecnico-scientifica – e le costruzioni, che da sole guadagnano oltre 5.300 imprese nel trimestre. Bene anche alloggio, ristorazione e attività immobiliari. Dall’altro lato, manifattura e agricoltura restano quasi ferme, con incrementi che non superano lo 0,2-0,3 per cento.
La stessa dicotomia si ritrova nell’artigianato, dove quasi una nuova impresa su due nasce nel settore edile, mentre la manifattura artigiana perde terreno. Sul piano geografico, il Mezzogiorno guida per numero assoluto di nuove imprese, ma è il Centro Italia – trainato dal Lazio – a mostrare il ritmo di crescita più sostenuto. Confermato infine il primato delle società di capitali, unica forma giuridica a crescere sopra l’1 per cento, mentre le società di persone restano l’unico segmento in flessione.