La metro di Roma cresce, i passeggeri no. Storia e analisi di un paradosso

I dati di Cityrailways aprono il dibattito tra utenza e addetti ai lavori. Le ragioni di una dinamica molto strana (e romana)

Crescere d’estensione, diventare più grande e più bella (vedi le splendide stazioni di Colosseo o Porta Metronia) ma al contempo meno frequentata dall’utenza.

Sono notevoli (e a tratti sconcertanti) i dati pubblicati da Cityrailways sul confronto tra l’estensione della rete metro a Roma con il numero di viaggiatori registrati ai tornelli.

Nel 2010 le linee A e B contavano complessivamente 36,2 chilometri e trasportavano circa 345 milioni di passeggeri. Nel 2024 la rete è arrivata a 59,4 chilometri, dopo l’apertura a tappe della linea C tra il 2014 e il 2018. E con l’arrivo al Colosseo si sono aggiunti altri 3,6 chilometri. I passeggeri, però, sono stati appena 165 milioni.Meno della metà rispetto al 2010, nonostante la rete nel frattempo si sia allungata di oltre venti chilometri. E il confronto con l’ultimo anno pre- Covid non cambia molto la fotografia, visto che nel 2019 i passeggeri erano circa 210 milioni. Il Covid ha certamente avuto un peso significativo nel rapporto tra l’utenza e i mezzi pubblici (soprattutto nella nuova considerazione delle distanze sociali), così come lo smart working ha modificato il rapporto tra mondo del lavoro e spostamenti. Ma alla base di questi dati ci sarebbe una profonda e radicata perdita di fiducia nel trasporto pubblico romano.

Il grafico elaborato da Cityrailways

Per anni Roma ha fatto i conti con treni vecchi, guasti, manutenzioni rinviate e corse ridotte. Negli ultimi anni il problema si è fatto sentire in modo particolare, con attese che in diversi momenti hanno reso la metro molto meno affidabile. Qualche anno fa, solo per fare un esempio, anche l’affidabile Metro A non riusciva a garantire il servizio, con stazioni chiuse e corse ferme durante le ore di punta mattutine (e non solo).

Attraverso i commenti degli utenti sui social, siamo in grado di ricostruire la percezione ‘collettiva’ sul perché i romani preferiscano rimanere intrappolati nel traffico e strapagare il carburante piuttosto che affidarsi al traporto pubblico. C’è chi parla di un servizio scomodo, con poche informazioni e comunicazioni confuse nelle stazioni. Chi fa notare che, al netto di Termini, i veri nodi di interscambio sono ancora pochi e che la linea C, pur essendo arrivata al Colosseo, non ha ancora risolto tutti i problemi di connessione della rete. Se non aumentano i treni e non migliora l’accessibilità delle stazioni – spiega efficacemente un utente – è difficile che la gente consideri la metro una possibilità concreta per spostarsi. Salvo poi ammettere che, quando i treni passano regolarmente e i cambi funzionano, la situazione cambia completamente e ci si rende conto che la metro permette di attraversare Roma in tempi che con l’auto, in certi casi, sono semplicemente impensabili.

Altri utenti invitano invece a non prendere i numeri di Cityrailways come una sentenza definitiva. Il dato dei tornelli, osservano, va letto tenendo conto anche del cambiamento nelle modalità di lavoro. Dal 2021 i passeggeri sono tornati a crescere, ma lo smart working ha ridotto una parte degli spostamenti quotidiani e soprattutto ha cambiato il traffico delle ore di punta, con differenze molto più marcate tra i vari giorni della settimana.

C’è poi chi individua tre cause principali: il peggioramento del servizio, con tempi di attesa sempre più lunghi, una città ancora molto legata all’auto privata e una linea C che per ora rimane poco integrata con il resto della rete, anche per frequenze che possono arrivare a un treno ogni 15 minuti. La sensazione comune è che la situazione potrebbe migliorare con un programma di manutenzione rigoroso e impeccabile e con l’arrivo continuo di nuovi treni. Anche se nuovi treni significa collaudi e collaudi a Roma significa chiusure piuttosto gravose del servizio. Se chiudere prima la sera, per uno o due mesi, serve davvero a mettere in circolazione i nuovi treni e ad aumentare le frequenze, per alcuni il sacrificio è accettabile. Il problema è che i lavori (sulla linea B, per esempio) saranno ben più impegnativi e duraturi di una semplice chiusura temporanea. Chiusure che metteranno a dura prova la tenuta dei fedelissimi del tpl, figuriamoci la percezione di coloro che non prendono la metro da anni e che hanno un sentimento di forte resistenza nei confronti del trasporto pubblico della Capitale.

Negli ultimi anni (ma anche prima) i romani hanno provato sulla propria pelle, o per sentito dire, che il treno può non arrivare, che una frequenza può cambiare e che una coincidenza può saltare. Il risultato è prendere l’automobile oppure lo scooter, le moto e le bici, i tre mezzi di trasporto davvero funzionali all’interno della viabilità romana. Dunque, al netto dei numeri, si tratta di un discorso di reputazione e di fiducia dei romani nei confronti del trasporto pubblico. Senza incrementare la prima, non incrementerà neanche la seconda. E senza fiducia nei mezzi pubblici, la città continuerà a rimanere ostaggio del traffico, lo smog e le doppie file.

 

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